mercoledì 22 giugno 2016

Chi istruisce gli istruttori? o delle intelligenze immobili

Premessa: ciò che sto per descrivere è realmente accaduto in una delle tante scuole in cui ho lavorato nella mia vita.

Corso di aggiornamento sulla didattica. Otto ore suddivise su due venerdì pomeriggio, che già di per sé non è che ti predisponga tanto bene. Ma va be', sei in ballo e ti tocca ballare.

A tema ci sono le competenze e l'inclusività.

Sorvoli sulla struttura degli incontri: powerpoint-polpettoni di un'ora sulla normativa vigente, a cui segue "laboratorio" a gruppetti, in cui sei costretto a produrre in tutta fretta elaborati di dubbia utilità, le cui manchevolezze saranno sbertucciate pubblicamente in seguito.

Sorvoli sui toni colpevolizzanti, sminuenti, talvolta caustici: l'istruttore non fa alcuno sforzo di dissimulare l'infima opinione che ha del corpo docente che le sta davanti: Non si fa così... E' sbagliatissimo fare cosà... Quel metodo lì che usate sempre è proprio un disastro.

Quando però senti ciò che segue, a sorvolare non ci riesci proprio.

C'è un gruppo qui che nel proprio elaborato mi ha scritto: «livello cognitivo di partenza...» Questo è sbagliato, non ha proprio senso! L'intelligenza è quella che è, l'intelligenza mica può cambiare! Il livello cognitivo è sempre lo stesso dall'inizio alla fine della scuola! 

Wow.

Riesci a reagire? Ti alzi in piedi per proclamare la plasticità neuronale, la growth mindset, la miriade di dati scientifici che mostrano l'intelligenza come risorsa dinamica? O se non altro, affermi l'irriducibile evidenza di intelligenze che crescono e fioriscono sotto i nostri occhi ogni giorno, quando facciamo bene il nostro lavoro?

No, rimani lì, raggomitolata, annichilita. Vigliacca. Ok, sono le diciassette e trenta di un venerdì, ma...

Poi, tornando a casa in autobus, ci ripensi. Come sarebbe strano, il nostro lavoro, se davvero le intelligenze fossero qualcosa di morto, come un vestito rigido che non cresce con la persona. Che triste incarico sarebbe insegnare a personcine dotate di un tot di comprendonio soltanto, e che con quello e basta dovranno far fronte alle molteplici sfide della conoscenza e dell'esperienza. Come masserizie crescenti da incastrare in valigie troppo strette, dovranno schiacciare, comprimere, liofilizzare la conoscenza, anziché lasciarla espandere organicamente, in un respiro vitale, come i rami di un albero.

Pensi alla faccia che farebbe il tuo istruttore se gli dicessi che persino il suo, di cervello, viene chimicamente e morfologicamente cambiato da ogni discorso, lettura, incontro, avvenimento. Che tutto è continuamente riplasmato, tutto ricresce istante per istante, persino in quella sua testolina. 

Insomma che anche lui, oh meraviglia! potrebbe diventare più intelligente.

l'immagine viene da qui

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