sabato 10 settembre 2016

La differenza la fanno le persone. La fa la relazione


MariaPia Veladiano.
Foto di A. Lomazzi, Wikipedia
Bisogna andare a scuola per capire. A insegnare. E starci tutte quelle ore e quei giorni e quegli anni che messi insieme fanno quasi un abitare. Mai soli perché intorno, addosso in certi momenti, abbiamo il mondo. Il mondo vero se è una scuola pubblica, e la scuola dovrebbe sempre essere pubblica naturalmente. Con gli stranieri che arrivano a metà dell’anno scolastico, oppure vanno via settimane, per le loro feste diverse e lontane. E poi ritornano. Con i bambini e i ragazzi disabili. O culturalmente deprivati.

Con tutti insomma, anche gli impallinati di internet dalla nascita e gli altri che il computer non lo sanno proprio aprire e che in casa hanno dieci libri compresi quelli di ricette. Ecco. A scuola oggi la tecnologia è un’alleata potente.

mercoledì 22 giugno 2016

Chi istruisce gli istruttori? o delle intelligenze immobili

Premessa: ciò che sto per descrivere è realmente accaduto in una delle tante scuole in cui ho lavorato nella mia vita.

Corso di aggiornamento sulla didattica. Otto ore suddivise su due venerdì pomeriggio, che già di per sé non è che ti predisponga tanto bene. Ma va be', sei in ballo e ti tocca ballare.

A tema ci sono le competenze e l'inclusività.

Sorvoli sulla struttura degli incontri: powerpoint-polpettoni di un'ora sulla normativa vigente, a cui segue "laboratorio" a gruppetti, in cui sei costretto a produrre in tutta fretta elaborati di dubbia utilità, le cui manchevolezze saranno sbertucciate pubblicamente in seguito.

Sorvoli sui toni colpevolizzanti, sminuenti, talvolta caustici: l'istruttore non fa alcuno sforzo di dissimulare l'infima opinione che ha del corpo docente che le sta davanti: Non si fa così... E' sbagliatissimo fare cosà... Quel metodo lì che usate sempre è proprio un disastro.

Quando però senti ciò che segue, a sorvolare non ci riesci proprio.
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