domenica 23 febbraio 2014

Dare voti, oppure desiderio di sapienza

Foto di nist6ss da Flickr
“Prof il voto?”
“Eh?”
“Il voto!! Prof il voto?”
“Il vuoto?”
“Uffa prof... il voto”
“Ma mica siamo alle elezioni, ti stai candidando?”
“Uffa prof... il voto…il voto…quanto ho preso”
“Cosa hai preso?”
“Vabbè ho capito, non me lo dice”
“Io il voto non te lo do, è andata bene, dai, ti basti questo, studia di più, studia sempre, un numero non basta a contenere quello che ancora manca e quello che già hai”


Io insegno arte e storia dell’arte. La verifica e la valutazione per me sono in itinere. I miei alunni lo capiscono, lo sanno, e si impegnano di conseguenza. Credo nella valutazione formativa in itinere, non nel voto. (...) Il voto scompare, dovendolo dare, alla fine dei quadrimestre lo do. Ma non è il perno intorno a cui ruota la mia attività di docente e la loro attività di discenti. Il perno è lavorare e cooperare. E’ un paradigma diverso. Ma il punto è un altro: funziona. Non si studia per il voto. E’ una vertigine incomprensibile a chi la guarda da fuori, ma funziona. Colombia, Cuba, Finlandia e alcune sperimentazioni in Brasile, giusto per dire che non son romantiche fughe dalla realtà o dal pragmatismo. In realtà c’è tanto di quel realismo da fare di questi paesi i luoghi in cui i sistemi educativi registrano progressi vistosi.(...) 
Per me, per molti di noi, l’importante è crescere una generazione profonda e motivata sulle azioni, sul metodo, sulle difficoltà, sul pensiero e sulla solidarietà. Non sul numero. Qualcuno la chiama competenza, per darle una parvenza di complessità che spesso si mortifica. Io lo chiamo desiderio di sapienza, che non è solo conoscere le cose, ma molto di più, è desiderio di conoscere le cose. Accrescere il desiderio della conoscenza e della virtù, in fondo è tutto là. Se hai quello potrai far tutto nella vita, una generazione adulta.

Vi prego, andate a leggere anche il resto dello splendido pezzo di Mila Spicola, di cui condivido anche le virgole.

Grazie di cuore, collega. 

1 commento:

  1. Condivido pienamente la tua analisi. Io sono un docente di lettere della scuola media e mi trovo ogni giorno subissato da questa domanda "ha corretto i compiti, quanto ho preso?". Spesso però chi mi fa queste domande sono gli alunni che hanno voti peggiori. Mi sono sempre chiesto se lo fanno perché non si rendono neppure conto di aver sbagliato in pieno i quesiti del compito o se credono di aver fatto un ottimo compito e non vedono l'ora di "portare a casa" il risultato. Secondo te? ciao

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