lunedì 15 ottobre 2012

Quanto lavora un prof, per davvero?

Riporto integralmente, con il gentile consenso dell'autore, un articolo dell'amico e collega Stefano Biavaschi, che chiarisce perfettamente la concreta realtà dell'impegno orario di un docente.

Ogni riferimento alle recenti discussioni circa la (pessima) proposta di portare le ore di insegnamento da 18 a 24, a parità di stipendio, è puramente intenzionale.

Grazie Stefano!

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Aggiornamenti! Vedi anche:
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Quante ore lavora un docente delle superiori? Solo 18 ore come dice il suo orario cattedra? Assolutamente no, e chi insegna lo sa bene.
Il docente delle superiori a queste 18 ore deve aggiungere: almeno un'ora di ricevimento genitori alla settimana, circa un'ora di preparazione delle lezioni per ogni classe che incontrerà il giorno dopo, più le ore per la correzione dei compiti in classe (almeno mezz'ora per ogni studente), e inoltre c'è da aggiungere le ore dei consigli di classe (da moltiplicare per il numero delle proprie classi), le ore di collegio docenti (sempre più lunghi e frequenti), le ore di riunioni per materia (aggravate dalle novità apportate dalla riforma), e infine le ore degli scrutini (diventati incredibilmente lunghi per l'introduzione del meccanismo dei crediti scolastici e dei crediti formativi).

martedì 9 ottobre 2012

A che serve l'onestà?

Corrado Alvaro (immagine Wikimedia)
La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che essere onesti sia inutile. (Corrado Alvaro)
Questa è esattamente la tragedia che sta avvenendo sotto i nostri occhi - e con la connivenza di alcuni fra noi - nelle coscienze dei nostri ragazzi.

Di questo, più che di tante altre porcheriole, la nostra generazione dovrà duramente rendere conto, prima o poi.

La sfida per noi, adulti ed educatori, è questa: mostrare ai ragazzi che vale la pena di essere onesti, retti e leali, anche se gran parte di ciò che li circonda strilla proprio il contrario.

Ma come si fa? Con discorsi moraleggianti? No: non reggono il confronto con l'invadenza mediatica, lampeggiante e rumorosa, del messaggio opposto. 

Credo che l'unico sistema sia mostrare un'esperienza: la nostra personale esperienza. Forse è tempo di deporre qualche legittimo pudore e giusta riservatezza, e lasciar intravedere qualcosa delle nostre scelte personali, quelle improntate ad onestà, lealtà, fedeltà agli impegni presi ecc., insieme al fatto che siamo contenti di averle prese. Forse l'unico modo per essere convincenti in questo campo, nei confronti di ragazzi che hanno un disperato bisogno di positività e di speranza, è mostrare loro - molto più coi fatti che con le parole - che non ci siamo mai pentiti di essere leali ed onesti e di cercare il bene: e che la vita è davvero più bella, quando è vissuta così.

[Grazie all'amica e collega Maria Cristina Teti, che ha proposto questo aforisma sulla sua pagina Facebook!]

lunedì 1 ottobre 2012

Quando eravamo importanti

Quando ero piccola io, la scuola iniziava oggi, il primo ottobre.
E siccome era san Remigio, i bambini che iniziavano la prima elementare si chiamavano remigini. Solo che allora non portavano zaini così grossi.
Quanto allo stress, beh, più o meno era lo stesso.

immagine di Antonello Silverini

La canzone del video che segue l'ho cantata un sacco di volte, da piccola: mi riempiva di una strana fierezza...

Adesso siam scolari, ci dovete rispettar!
Apriteci le porte, su lasciateci passar... 
Noi siamo le colonne della prima elementar! 

Un'altra canzone dedicata ai remigini, anche quella del coro dell'Antoniano (su YouTube non l'ho trovata...), diceva fra l'altro: 

...Diventerò un poeta immortale, 
Progetterò con calcoli perfetti 
Il più grande satellite spaziale, 
E una città vivente in fondo al mare! ...


Tracce di un tempo in cui l'Italia era ancora convinta che i bambini fossero importanti.

 
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