lunedì 24 settembre 2012

Mai senza di loro


Quando i genitori di un mio alunno vengono a parlarmi, tranne rare eccezioni, io insisto perché il ragazzo sia presente.

La ragione fondamentale è questa: il protagonista del successo scolastico di uno studente è proprio lui. Glielo dico e ripeto cento volte, in classe: ci credo davvero... che senso avrebbe smentire quest'affermazione in una circostanza tanto delicata per un adolescente?

Se lo si esclude al momento dei colloqui, implicitamente si afferma che la libertà del ragazzo non è realmente in gioco. In un certo senso, sia pure per il suo bene, genitore e docente si apprestano a concordare modi di manipolarne il comportamento, o perlomeno a fargli una sorta di processo in contumacia, a porte chiuse.

Alla sua presenza, invece, genitore e docente si giocano la loro credibilità. Hanno veramente stima in lui? Sono disposti a credere in lui? A scommettere su di lui?

sabato 1 settembre 2012

Dieci cose che non voglio fare mai

Photo Credit: Laura4Smith via Compfight cc

  1. dire a un collega, o anche solo pensare, che un mio alunno è stupido.
    Anche se lo fosse, e quasi mai è vero, è mio compito farlo diventare intelligente. E' il mio mestiere.
  2. dire a un ragazzo "non lo capirai mai, non ce la farai mai".
    Come sopra.
  3. prendere in giro un alunno per qualcosa che non sa. Azione vigliacca, spregevole e meschina quanto poche altre. Un ortodontista che dileggiasse pubblicamente i suoi pazienti per i loro denti non allineati sarebbe più simpatico.
  4. giudicare i miei alunni sul piano personale in base ai loro voti.
    Un voto è la valutazione di una singola prestazione, ben delimitata nel tempo e nello spazio: non ha proprio nulla a che fare con il valore della persona.
  5. esigere dagli alunni comportamenti che io per prima non sono disposta a seguire. Consumazioni in classe di caffè, cioccolate calde, biscottini, crackers, focaccine, aranciate: se non possono loro, non posso neanch'io. Uso del cellulare: la legge è uguale per tutti; ma se ho un'emergenza, spiego e mi scuso, così come permetto che loro facciano in casi speciali. Puntualità nella consegna dei compiti, saluto, ascolto attento, rispetto, sempre: semplici doveri reciproci. Ma l'esempio dobbiamo darlo noi.
  6. far leggere ad alta voce brani del testo durante la spiegazione. Confesso: l'ho fatto, qualche volta, in passato. Nel migliore dei casi, è perfettamente inutile. Una noia mortale per tutti; un invito irresistibile alla distrazione (che in quel caso è una forma di legittima difesa). Quando - raramente - abbiamo bisogno di seguire il testo in classe, lo leggerò io, modulando toni e velocità secondo le esigenze della spiegazione, possibilmente stando in piedi in mezzo a loro, e non leggendo mai più di una o due frasi di seguito senza commentarle.
  7. caricare i miei studenti di compiti a casa.
    Non c'è modo più sicuro di far loro odiare lo studio, quella materia, l'insegnante, la scuola. Per sempre.
  8. dire a un genitore "suo figlio ha bisogno di prendere lezioni private nella mia materia".Assurdo: tanto varrebbe dichiarare nero su bianco "sono un incapace". Come giudicherei un medico che dopo avermi visitato dicesse: "uhm, le consiglio di rivolgersi ad un bravo medico"?
  9. dire "siete la classe peggiore di questa scuola/che mai mi sia capitata". Ma davvero non ci ricordiamo che l'hanno detto anche a noi, quando eravamo a scuola? E come ci siamo sentiti a queste parole: forse motivati, spronati a dare il meglio di noi? Le orecchie dei nostri alunni hanno un traduttore simultaneo incorporato, e questa frase suona loro così: non so proprio che pesci pigliare con voi, non ho la minima idea di come gestire questo gruppo classe, ma lungi dallo sforzarmi di trovare una strategia vincente, mi dichiaro sconfitta in partenza e vi liquido con una trita banalità. Mica male come programma.
  10. consigliare - o peggio, esigere - l'acquisto di libri o altro materiale non previsto sin dall'inizio. 

    Tante famiglia hanno grossi problemi economici. Per davvero. E spesso le situazioni più drammatiche sono quelle non dette. Ci sono mille modi, oramai, di fornire a costo zero o quasi ogni sorta di sussidi. E se davvero fosse così importante ed inevitabile, ci metterò qualcosina di tasca mia: non sarà poi così diverso dal trascorrere quegli interi weekend correggendo pile di compiti.
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