giovedì 12 luglio 2012

Conflitti fra genitori e insegnanti: un parere

Fight!! by Sander van der Wel
Fight!! a photo by Sander van der Wel on Flickr.
Sul forum interno di questo sito è stato aperto un topic di discussione a proposito della conflittualità fra genitori e insegnanti. Riporto qui un mio intervento, perché tocca un aspetto della vita scolastica che mi sta estremamente a cuore, e vi invito a leggere gli altri interventi e a partecipare alla discussione direttamente nel forum!
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[Cita da: Gian Paolo Colò il 11/07/2012 - 13:04] ...sono sempre più frequenti lamentele e contestazioni dei genitori nei confronti dei professori e l'arroccamento difensivo dei docenti ... Non sarebbe più educativo per i ragazzi un dialogo franco e costruttivo?
E' ovvio che questi scontri sono estremamente diseducativi. Di solito però sono stati preceduti da un intero anno (almeno) in cui le rispettive posizioni si erano già manifestate, quindi il danno è già fatto. Le baruffe di giugno aggiungono spesso una nota paradossale, farsesca, o drammatica, a una sorta di tragico malinteso che si è trascinato lungo tutto l'anno su quale sia davvero il bene dei ragazzi. Ciascuna delle due "fazioni" (genitori ed insegnanti) ha una sua idea e dà per scontato, o finge di farlo, che l'altra la accetti. Ma l'idea dell'altra parte è molto diversa. A giugno esplodono le contraddizioni che in realtà erano presenti fin dall'inizio.
[Cita da: Gian Paolo Colò il 11/07/2012 - 13:04] La diffusa conflittualità tra produttori di prestazioni e fruitori delle stesse è un bene o un male?
Un grandissimo male.
[Cita da: Gian Paolo Colò il 11/07/2012 - 13:04] Da dove nasce ? che radici ha?
Secondo me nasce appunto dal fatto che genitori ed insegnanti non hanno un'idea condivisa su quale sia il bene dei ragazzi e - di conseguenza - quali siano gli obiettivi da perseguire nel lavoro scolastico. E' ovvio che quando i protagonisti di un'impresa comune puntano ad obiettivi diversi, il fallimento è assicurato. 

Non dimentichiamoci che nell'universo della scuola ci sono quattro gruppi di attori: oltre ai genitori e agli insegnanti, ci sono anche la dirigenza (presidi, direttori, ispettori, provveditori...) e gli studenti. Queste due categorie, a loro volta, hanno quasi sempre obiettivi diversi sia da quelli degli insegnanti sia da quelli dei genitori. 

La scuola è un carro tirato da quattro buoi: se ciascuno punta in una diversa direzione, è inevitabile che il carro si sfasci. Nella scuola statale questa disparità di obiettivi è pressoché inevitabile. Si salvano solo quelle piccole oasi in cui gente di buona volontà riesce a creare un'alleanza, una concordanza di intenti, spesso quasi di nascosto. 

Se però manca la condivisione degli obiettivi anche in una scuola non statale, la cui ragion d'essere dovrebbe proprio coincidere con il perseguimento di un ideale educativo esplicito e condiviso, allora è davvero un disastro. E bisogna fermarsi, e interrogarsi tutti quanti sul senso dell'impresa. 

Io lavoro nelle scuole superiori statali, e dedico buona parte delle mie energie della prima parte dell'anno (almeno) a costruire nelle mie classi una base minima di condivisione degli obiettivi da parte dei miei studenti. Lavoro sulla costruzione di una risposta libera e responsabile da parte loro, più che sull'ubbidienza a un'autorità che loro sono ormai incapaci di riconoscere (tranne gli studenti stranieri, che in maggioranza sono rispettosi, diligenti e laboriosi). 

Quando vengono i genitori, ne parlo anche a loro, così che pian piano loro possano affiancarmi - se vogliono - in questa paziente costruzione. Poi c'è il lavoro didattico, su cui ci sarebbe tanto da dire... ma mi dilungherei troppo. E poi c'è il momento della valutazione. Si può fare in modo che anche questa sia vista in modo equilibrato e non isterico come spesso succede (ci ho scritto su alcune cose, se interessa posso poi dare i link).
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