domenica 22 luglio 2012

Compito in classe... accendete i cellulari!

Use cellphones in learning by ottomat3ch
«Se i ragazzi non imparano col nostro modo di insegnare,
forse noi dovremmo insegnare usando il loro modo di imparare»
 
 Use cellphones in learning a photo by ottomat3ch on Flickr.
Ho già scritto che giudico patetico ed anacronistico il feroce tabù che nelle scuole italiane vige sull'uso del cellulare in classe. Finora, tuttavia, abbiamo discusso soltanto di un uso ricreativo, privato, del telefonino da parte dello studente: proibitissimo dai regolamenti, tollerato nella pratica (giustamente, secondo me).

Non abbiamo invece mai discusso su questi schermi la vexata quaestio del reperimento via cellulare delle risposte a una valutazione scritta: l'uso del cellulare alla stregua dei bigliettini, o dei bigini, e di altri sistemi vintage (ma tuttora fiorentissimi). Sì, anche su questo ho un'opinione un po' controcorrente.
Un test risolvibile via cellulare sta a dimostrare due cose: l'incompetenza (o la pigrizia) del docente che l'ha elaborato, e la competenza dello studente nell'attingere dalla rete le nozioni che gli servono. Chi può negare che si tratti di un'abilità estremamente importante oggigiorno, necessaria! e che sarebbe auspicabile che la scuola la fomentasse? E allora perché tanto scandalo?

[A proposito, io dedicherei molte ore del curriculum scolastico a insegnare come si fanno le ricerche su internet! Perché chiunque crede di sapere come si fa, ma non è affatto vero! Ne riparleremo.]

Ma c'è un terzo livello. Scuola e cellulari possono andare d'accordo in modo ben più interessante e costruttivo. E' da molto tempo che gli educatori più sensibili alle potenzialità della tecnologia suggeriscono di integrarli nella pratica didattica, anziché bandirli. Le ragioni sono molteplici, richiamiamone qualcuna:
  • uno strumento così importante nel quotidiano dei ragazzi non può essere escluso senza che questo rafforzi la sensazione che scuola e vita vera siano due cose distanti e reciprocamente indifferenti. Vogliamo, o no, aiutarli a integrare l'esperienza scolastica nella propria vita reale, o li vogliamo lasciare in quella drammatica schizofrenia?
  • un mezzo così versatile e potente, spesso usato imprudentemente dai ragazzi (cyberbullismo, sexting...) deve diventare oggetto di educazione, di pensiero critico: deve diventare strumento non di dipendenza, ma di libertà nelle loro mani, grazie alla mediazione di un adulto educatore. La scuola ha a che fare con questa responsabilità educativa.
  • un apparecchio che ha accesso istantaneo alla rete (penso qui soprattutto agli smartphone che, nonostante la crisi, costituiscono ormai la stragrande maggioranza dei cellulari usati dagli studenti!) è una risorsa preziosissima nelle nostra aule che soffrono di una drammatica e cronica arretratezza tecnologica. Non abbiamo pc, connessione, proiettori, lavagne multimediali? Gli smartphone possono supplire a tutto questo. 
Facciamo un esempio. A lezione di Geografia - stiamo trattando il Sud Est asiatico - si parla di Aung San Suu Kyi. Alcuni studenti ricordano di averne sentito parlare, altri no. Senza smartphone posso solo parlare loro di una signora bella e gentile, raccontare qualcosa della sua vicenda umana e politica e poco più. Con gli smartphone possiamo subito trovare le sue foto, trovare riferimenti precisi alla sua vita, vederla in azione, sentire la sua voce, aggiornarci sulle più recenti notizie sul suo ritorno alla politica attiva, cercare in quali sale cittadine stanno proiettando il film a lei dedicato, cercare la Birmania sulle cartine... Le varie emozioni associate alla ricerca di queste informazioni, alla loro scoperta, ai collegamenti fra di esse, rendono l'apprendimento immensamente più intenso ed efficace.

Un altro esempio. Proprio stasera ho scoperto Socrative, grazie a un post di Robert Talbert in Google+. Non l'ho sperimentato, non so come funzioni, mi limito a leggere sul sito:
Teachers login through their device and select an activity which controls the flow of questions and games. Students simply login with their device and interact real time with the content.(...) Student responses are visually represented for multiple choice, true/false and Short Answer questions. For pre-planned activities a teacher can view reports online as a google spreadsheet or as an emailed Excel file.
Altri esempi sono in questi articoli:
un insegnante di chimica a San Francisco usa una combinazione di cellulari (degli studenti), iPad (proprio), laptop e proiettore (della scuola) per una didattica a dir poco efficace - forse la parola corretta è entusiasmante - che include elementi di flipped classroom, educazione fra pari, inquiry-based learning (che suona tanto moderna, ma è vecchia come il mondo!...) e uso intensivo del potere delle immagini. 
Una carrellata di links dedicati all'uso di cellulari e smartphone in classe, con un accento particolare sugli aspetti tecnici.
«Le scuole stanno cercando di capire come dar modo a tutti gli studenti di usare un computer. Tuttavia mettono al bando i computer che gli studenti portano già con sé ogni giorno» (Scott McLeod).
Banning students' computers by Scott McLeod
Banning students' computers a photo by Scott McLeod on Flickr.
Per completezza, mi sembra doveroso segnalare il parere contrario di Larry Ferlazzo, che considero fra i migliori blogger di cose di scuola, (forse il migliore, di sicuro la più ampia fonte di informazioni su tutto l'universo scuola nel web), e che ha scritto sulla sua opposizione ai cellulari in classe in più occasioni, per esempio qui e qui.

Ed infine ecco un'infographic trovata qui ma preveniente da qui (chiedo scusa ai non masticatori della lingua inglese, ma ci stava troppo a fagiolo!...). Per vederlo ingrandito basta cliccarci su.

Aggiornamento: vedi anche

6 commenti:

  1. Gentile prof.ssa,
    ho letto prima sul blog di M. Agati circa l'opportunità dell'utilizzo del mezzo informatico a scuola. Concordo.
    Volevo dirLe che, dal momento che trovo interessantissimo il Suo blog, potrei mettere il link sul mio blog, hai visto mai che qualche mio visitatore non faccia capolino e si diletti a vedere anche lui dal di dentro pensieri e umori di chi si dedica ad educare i nostri figli?
    Pensa di potermi dare il suo indirizzo di posta elettronica dato che qui non riesco a trovarlo?
    Mille grazie.
    Paola

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  2. Mi perdoni!! Ho completamente dimenticato di rispondere a questo suo commento! :(
    Ormai temo che la cosa non sia più di suo interesse, ma naturalmente può linkare nel suo blog tutto ciò che vuole, anzi la ringrazio. Può contattarmi, se lo desidera, usando questa pagina: http://vittoriapatti.me/contattami/

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  3. Bello leggere questo post proprio oggi (del resto ho appena scoperto il blog :-) Proprio oggi che ho utilizzato il cellulare in classe con un preciso scopo didattico. Prima ho parlato molto chiaramente alle ragazze, spiegando che le ritengo abbastanza mature e responsabili, che mi avrebbe deluso scoprire il contrario. Ho anche spiegato che, se qualcuna di loro ne avesse approfittato, avremmo interrotto l'esperimento. Si sono dette d'accordo. Allora ho chiesto loro di prendere i cellulari e cercare come sono fatte le cellule al microscopio (insegno anatomia); è stato un esperimento davvero positivo, per loro e per me.
    Complimenti per il blog,
    Tania

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    Risposte
    1. Grazie mille Tania! E ricambio i complimenti, per l'iniziativa che ci hai raccontato di far usare i cellulari per studiare le cellule! Bellissimo. Nella gran parte delle scuole il tabù è così forte che la sola proposta al dirigente susciterebbe un vespaio. Ma nell'esperienza che hai raccontato mi colpisce soprattutto l'appello che hai fatto alla responsabilità delle tue studentesse, e la sottolineatura della tua fiducia in loro. Quest'aspetto è importantissimo e rende la tua iniziativa un gesto grandemente significativo non solo didatticamente, ma anche educativamente. Brava davvero! E benvenuta sul blog! :)

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  4. Ciao Vittoria! Sono arrivata a questo post tramite il blog di Mauro Leonardi.
    Chiare ed efficaci secondo me le tue motivazioni. Io ogni tanto uso il cellulare in classe per riprendere la recita di brani dialogati o recitati dai ragazzi (naturalmente, previo consenso e a soli scopi didattici interni).
    A completamento di quanto da te detto, aggiungerei che appunto il telefonino e internet sono risorse in più: non le uniche e le sole interessanti, perché la scuola (per definizione) tramandando un sapere antico, deve rischiare anche di essere inattuale; per esempio, imparando poesie a memoria...

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    1. Ciao Monica, benvenuta!! Grazie del tuo commento!
      Tu hai scritto: « telefonino e internet sono risorse in più: non le uniche e le sole interessanti, perché la scuola (per definizione) tramandando un sapere antico, deve rischiare anche di essere inattuale; per esempio, imparando poesie a memoria...»: sono perfettamente d'accordo.
      Come qualcuno ha detto, la tecnologia - qualsiasi tecnologia - a scuola è solo un amplificatore. consente di fare una scuola "più"... ma "più" che cosa? Dipende da noi. I contenuti, gli orientamenti, i criteri, ce li dobbiamo mettere noi! E come tu dici, proponendo anche ciò che sembra inattuale se siamo convinti che sia utile e importante (magari facendo uno sforzo in più per spiegare perché lo riteniamo importante). Alcuni propongono gli strumenti tecnologici come una "scuola automatica", che rende superflua la mediazione umana da parte del docente... ma questa è una sciocchezza. :)

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