domenica 18 dicembre 2011

Rinnegare una profonda convinzione

teens 2 - FACUNDO by wings.corrientes
 photo by wings.corrientes  (cropped) 
Esistono almeno quattro livelli nell'insegnamento.

1. TRASMETTERE CONOSCENZE
Quanto ho riso ieri a scuola in una delle mie due prime!
Gli alunni hanno 11 anni.
Ho introdotto il discorso sulla vita: è uno dei miei cavalli di battaglia!

E’ una lezione facile, gli scolari ascoltano affascinati, pendono dalle tue labbra, le informazioni passano facilmente e quindi è facile trasmettere conoscenze.

In questo caso, si tratta solo di trovare il giusto linguaggio, una modalità comunicativa adatta all’età dei discenti affinché la comunicazione risulti piacevole per chi ascolta, accenda la motivazione e invogli a memorizzare ciò che ascoltano.

Questo è il livello più semplice del saper insegnare.


La lezione introduttiva sulla vita dura circa un'ora, basterebbero 20 minuti ma mi diverto troppo e la allungo!

Ogni anno mi dispiace solo non poter filmare le espressioni dei miei alunni.
Li faccio ridere, un po’ li spavento... poi li faccio ridere di nuovo, spalancano la bocca...poi ridono di nuovo.

Mi diverto un sacco.

Descrivo solo un paio di scene.

"Il vivente, per vivere, deve ricevere materia ed energia e deve cederne all'ambiente".

Inizio a raccontare di quella vecchietta di 93 anni, proprio quella che si vede per strada, un po’ gobba, col bastone e che pesa appena 47 chili.
Seeembra innocua! :-)

Disegno la vecchina al centro della lavagna ma la rappresento grande al massimo 10 cm.
Alla sinistra della vecchina disegno un enorme mucchio:
se la vecchina appare sulla lavagna alta 10 cm...il mucchio è almeno alto un metro!

Dico:

”ragazzi, pensate a quanto cibo ha mangiato la vecchina in 93 anni! Il cibo le dà anche energia per muoversi. Tutto quel cibo le ha permesso di fare tantissime cose in 93 anni. Ha consumato un sacco di energia per fare tutto.”

Tutti ci pensano e sbarrano gli occhi.
Quanto ha mangiato la vecchina!
Quanta energia deve aver consumato!

Poi disegno un altro mucchio quasi identico, alla destra della vecchina:

”...e immaginate quanta materia ha eliminato in 93 anni!!!”

Gli alunni scoppiano a ridere come pazzi.

E’ facile: un disegno divertente trasmette istantaneamente il concetto di flusso di materia ed energia attraverso l’essere vivente.

Di solito ci sono domande sul fatto che molecole di altri viventi possono entrare nel nostro corpo.
La cosa, non so perché, li sconvolge.
Mi pongono domande come:

“...ma allora io potrei contenere una molecola di gatto?!”

A quel punto introduco il concetto di assimilazione.
”Roberto, se ti mordi un braccio, non senti il sapore del pollo che hai mangiato ieri!”

Altra risata!

”E soprattutto, quando mangi un pomodoro non senti il sapore del letame che il contadino ha utilizzato!”

Ridono alle lacrime.

E poi spiego meglio il concetto di assimilazione.

Due frasi divertenti permettono di capire intuitivamente il concetto di assimilazione.
Spiego che le sostanze entrano nell’organismo in forma semplice, vengono adeguatamente trasformate ed entrano a far parte della struttura di quell’organismo con le sue tipiche caratteristiche: la carne di pollo, una volta entrata nel corpo di un uomo, subisce una serie di trasformazioni demolitive già durante la digestione e poi viene riassemblata diventando carne umana a tutti gli effetti.

Parlando di vita si parla anche di morte.
A 11 anni è sempre un discorso difficile: alcuni non ci hanno mai pensato, altri ne hanno paura.

“Quando la vecchina muore, nel suo corpo non entra più materia e neppure ne esce. Non entra e non esce energia...o meglio esce solo l’energia residua, quella ancora presente nel corpo.”

Si arriva sempre a parlare dell’ineluttabilità della morte.
Tutti ascoltano con attenzione, spesso chiedono notizie sulla durata della vita dei vari animali ma in prima media raramente esprimono considerazioni personali.
Introduco in modo semplice il concetto di evoluzione e poi spiego che Giovanni, l'alunno in terza fila, non potrebbe sposarsi, se la incontrasse, con una donna primitiva, esistita un milione di anni fa, tutta pelosa, con la fronte sfuggente e la clava!
Se lo facesse ci sarebbero problemi seri: i figli nascerebbero con caratteristiche intermedie tra quelle moderne dell’uomo attuale e quelle primitive dell’uomo di un milione di anni fa.
Rimangono meravigliati per questa mia affermazione.
Faccio un altro esempio per fare capire meglio.

“Noi siamo gli ultimi modelli di automobili e mescolando le caratteristiche delle nuove auto e delle vecchie difficilmente otterremmo auto più veloci e moderne delle attuali.”

A questo punto i ragazzi capiscono perché un “vecchio modello di automobile” deve uscire di produzione e allo stesso tempo capiscono che la morte è necessaria perché l’evoluzione biologica possa procedere.

Torno poi a parlare di vita, materia e di energia.
I ragazzi ci restano malissimo quando dico loro che sono fatti di atomi vecchi come l'universo: atomi che hanno miliardi di anni!
Battono ripetutamente le ciglia.
Balbettano: “ma...ma....”
Aprono la bocca!
Mi dispiace solo non poter filmare le loro espressioni.
Allora infierisco un po’:

“Ragazzi miei, siete vecchi! Vecchiii! Veecchiii!!!”

Poi volto loro le spalle per dieci secondi fingendo di dover cancellare i disegni alla lavagna, loro si disperano, si consultano freneticamente...poi mi giro e li consolo:

”Ragazzi....è proprio questo il mistero della vita, io e voi siamo fatti con atomi vecchissimi...ma voi siete giovani davvero.”

Tirano un bel respiro e si asciugano la fronte. Ahah.

Incomincio poi a dare qualche riferimento sulle varie ere affinché la linea temporale sia almeno parzialmente chiara.
Dovreste vedere le loro facce quando dico che Fred Flintstone e Barney Rubble non esistevano al tempo dei dinosauri!
Non esistevano esseri umani al tempo dei dinosauri, c’era solo l’antenato comune a tutti i mammiferi placentali, una piccola creatura simile a un sorcide che si aggirava nelle foreste più di 80 milioni di anni fa.
Restano così delusi che li abbraccerei tutti!
Credo che per loro sia traumatico quasi come scoprire che Babbo Natale non esiste.

Come ho detto, questo è un esempio di lezione facile per il docente.
E’ facile perché gli allievi ascoltano tutto con piena fiducia, sono solo spettatori attenti; si pongono domande, chiedono chiarimenti ma non entrano realmente in discussione col professore, non avviano alcun contraddittorio. E’ sufficiente esporre con semplicità i concetti più complessi e il gioco è fatto.



2. STIMOLARE LA RIFLESSIONE

In seconda e terza media le capacità critiche sono ancora in embrione ma cominciano a dare segni di esistenza.
Lo stesso discorso sulla vita è più complicato da gestire in una terza, classe nella quale gli alunni incominciano a ragionare in modo autonomo e a porsi domande.
Con alunni più grandi il docente deve saper ascoltare le opinioni, deve sforzarsi di comprendere le loro riflessioni, deve essere in grado di modificare alcuni dettagli della propria visione di quell’argomento.
In terza si possono lanciare stimoli più profondi:

“La vita è solo un'eccezione?”

Oppure stuzzico gli allievi sul discorso dell’autocoscienza della materia:

“Quegli atomi vecchi vecchi che costituiscono gli esseri viventi... seguono leggi un pochino in contrasto con la normalità entropica dell'universo (Ilya Prigogine premio Nobel 1977 per la chimica. http://it.wikipedia.org/wiki/Ilya_Prigogine), invece di tendere al disordine tendono all’ordine e a formare strutture sempre più ordinate; oltre a ciò si riproducono e generano altre strutture ordinate... generano la vita, cominciano a essere coscienti, a capire di esistere a chiedersi perché esistono, la materia prende coscienza e riflette su se stessa.”

Si apre immediatamente un’incredibile discussione e i ragazzi esprimono posizioni personali a volte basate sul tipo di educazione ricevuto in famiglia e su convinzioni religiose o di altro tipo.
A volte esprimono opinioni personali originali e motivate, altre volte si chiudono in preconcetti oppure ripetono le opinioni dei genitori o degli amici.
In questa situazione la lezione non può più essere strutturata rigidamente nella mente del professore. Il docente sa dove arrivare ma non conosce esattamente il percorso che gli alunni sceglieranno per lui. In questa situazione, il docente deve accogliere i pensieri dei ragazzi e discutere senza perdere il filo del discorso.
Un docente poco esperto finisce col rifiutare alcuni interventi degli alunni oppure li accetta ma perde il filo non riesce a concludere la spiegazione in modo compiuto e comprensibile per la classe.
L’insegnante poco esperto decide quali interventi sono opportuni e quali no.
Il docente esperto raccoglie tutte le opinioni, nessuna esclusa, le discute ma sviluppa maggiormente quelle che portano alle conclusioni attese e soprattutto non perde il filo del discorso. Ogni tanto dà un colpetto alla carovana e la rimette in pista.
L’insegnante esperto pronuncia una frase conclusiva che può anche non essere omnicomprensiva ma deve lasciare aperta la discussione per sollecitare la riflessione individuale anche dopo l’orario scolastico.
“La vita lotta per non morire! Lotta con le unghie e con i denti! Quegli atomi vecchi vecchi sono così convinti di voler rimanere ordinati che osano addirittura opporsi al caos dell'universo, un caos normalmente fatto di oggetti incandescenti che scoppiano e si disgregano in continuazione.
Quegli atomi sono così convinti e consapevoli che si compiacciono se altri atomi si mettono in ordine come loro...ed ecco il miracolo, il mistero della vita:
la nonna, col viso rugoso e i capelli completamente bianchi, tiene in braccio con soddisfazione quel nipotino nuovo nuovo (pur sempre fatto con atomi vecchi vecchi) e se ne vanta, lo riconosce come prosecuzione del suo percorso di vita e lo ama anche per questo motivo: lo ama perché le dona la vera immortalità.”


3. APPROFONDIRE LE CONOSCENZE DEGLI ALUNNI... E LE PROPRIE.

Mi viene in mente un episodio.
Parlavo agli alunni del congelamento delle rane siberiane. Queste rane riescono a far congelare solo il liquido presente tra le cellule e non il citoplasma; per questo motivo non subiscono danni pur diventando dure come polli surgelati: le cellule non si rompono trafitte dai cristalli di ghiaccio, i cristalli si formano fuori, tra una cellula e l’altra.
Queste rane restano congelate per mesi e poi si decongelano tornando più vispe di prima.

Un alunno mi guarda con aria perplessa e mi chiede con tono serio e intransigente:

"Scusi prof., non ci ha ancora detto se la rana congelata continua a respirare, per quanto debolmente, oppure se non respira più a causa del congelamento del corpo.
Io penso che congelata in quel modo non possa muoversi né respirare...ma se è così allora deve spiegarci come fa a sopravvivere per mesi con le cellule che non ricevono ossigeno!"

A quel punto non azzardo alcuna risposta e prometto all’alunno di documentarmi per soddisfare la sua curiosità.
La sera, via internet, mi consulto con Vittoria la quale, grazie anche alla sua invidiabile conoscenza dell’inglese, mi aiuta a trovare informazioni. Emergono notizie incredibili: il battito cardiaco di queste rane si arresta e la respirazione anche!
Le cellule sopravvivono per mesi praticamente in stato di ibernazione senza afflusso significativo di ossigeno e nutrienti.
Questi animali riescono a sopravvivere con il 65 – 70% dell’acqua corporea congelata.
Si decongelano dall'interno all'esterno e non viceversa come farebbe un pollo tolto dal freezer.

In questa situazione l’insegnante deve essere pronto ad approfondire ulteriormente una tematica che credeva di conoscere a sufficienza: è l’alunno che fissa il limite ultimo dell’approfondimento.


4. RINNEGARE UNA PROFONDA CONVINZIONE.

A volte l’alunno non solo richiede al suo insegnante un approfondimento ma lo obbliga a rinnegare una profonda convinzione.
L’insegnante incontra un ostacolo imprevisto che lo obbliga ad ammettere cose che fino a quel momento avrebbe considerato errate.
Il docente non può più tenere il timone, è costretto a navigare in un mare sconosciuto ma non deve comunque perdere la rotta.

Guai se l’insegnante si aggrappa alle sue convinzioni per la sola paura di rinnegare se stesso!

Questo è il livello più complesso del saper insegnare.

In prima media si studia la cellula.
E’ un argomento piuttosto difficile per ragazzini di 11 anni.
I concetti non sempre sono semplici e poi ci sono tutti quei nomi degli organuli cellulari!

Dico io:

“I ribosomi sono come gli operai della cellula e servono a sintetizzare le proteine”....ma loro preferirebbero che si chiamassero semplicemente operai.

“I mitocondri somigliano a dei salsicciotti e hanno la doppia membrana...sono le centrali energetiche” ...ma loro imparerebbero il nome più in fretta se si chiamassero “salsicciotti energetici”!

Insomma l'argomento richiede un certo studio a casa.
Alla fine...imparano anche quei nomi tranne quell’alunna che ieri, alle 12,45 chiaramente affamata, mi ha detto che la cellula vegetale ha i cloroPASTI invece dei cloroplasti!

Dopo gli organuli cellulari, spiego le due più importanti modalità di divisione cellulare: mitosi e meiosi.
La mitosi serve per raddoppiare la cellula e produrre due cellule identiche a quella di partenza.
La meiosi serve per produrre le cellule germinali indispensabili per la riproduzione.
Mitosi e meiosi sono complesse ma alla fine i ragazzi le capiscono e le imparano anche se in modo schematico.

Più di così non pretendo.

Parlando di mitosi e meiosi spiego cosa sono le cellule diploidi e aploidi.

Una cellula si definisce aploide se presenta un unico assetto cromosomico, ovvero possiede un solo cromosoma per ogni tipo.
Una cellula diploide ha due patrimoni genetici, ereditati solitamente dal padre e dalla madre.

Dopo la spiegazione di mitosi e meiosi, il concetto appare semplice e subito cavalco la loro soddisfazione parlando della poliploidia, “condizione del nucleo cellulare caratterizzata dalla presenza di un numero di cromosomi maggiore del normale.” (da qui)

Spiego che nei vegetali la poliploidia capita abbastanza spesso e poi cito il famoso pomodoro poliploide che invece di essere tutto bello e regolare, all'interno, è tutto irregolare, con i buchi, di forme strane, messi in tutte le posizioni anziché come il disegno di un fiore.

Gli alunni restano molto stupiti perché ho sottolineato varie volte che nella mitosi il DNA deve essere ripartito alla perfezione e per questo motivo si raggomitola in cromosomi per dividersi equamente tra le due cellule figlie.
Subito mi chiedono se i vegetali poliploidi sono commestibili: pensano sempre a mangiare!

Ad un certo punto...arriva la domanda:
"Scusi prof, ma è vero che le persone Down hanno un cromosoma in più?"

Io:
"Certo...almeno nella sindrome classica. A volte basta un pezzetto di cromosoma in più per causare importanti problemi ed elenco alcune caratteristiche della sindrome di Down.

L’alunno non è convinto.

”Scusi prof., ma se un pezzetto appena di cromosoma in più causa tutti quei problemi... è sicuro che esistano davvero gli organismi poliploidi?"
Poi tuona:
"A me non sembra biologicamente possibile!
E poi, ammettendo che esistano organismi poliploidi...vorrei sapere se esistono anche animali superiori poliploidi."

Io incomincio a riflettere.

Inizio a rovistare tra i miei ricordi.

Mumble mumble...vagamente mi vengono in mente cromosomi...boh...nelle uova di riccio...no, no...erano cromosomi a spazzola...o...come erano? uff...e chi si ricorda! Boh.

Qualche verme? Qualche ameba? No!
Boh. Non mi ricordo!!
In realtà non lo so!
Prendo tempo...vado alla lavagna...ma non devo disegnare proprio niente...cerco il cancellino per guadagnare qualche secondo prezioso.

L’alunno comincia a capire che non risponderò e allora insiste:

"Se esistono davvero organismi poliploidi allora devono esistere anche animali poliploidi e anche vertebrati poliploidi, mammiferi poliploidi."

Questa affermazione mi sembra esagerata e in netto contrasto con le mie conoscenze e dico:
"No, non esistono animali superiori poliploidi".

L’alunno: "Lei dice che esistono vegetali poliploidi....ma poi ma nega che possono esistere animali poliploidi?!!
Non capisco proprio perché...scusi!!"

Io, vedendo alla lavagna, con la coda dell'occhio, i miei disegni del pomodoro normale e del pomodoro poliploide:
"Se tagliando il pomodoro...mi accorgo cha ha tutti i buchi irregolari...continuo a tagliarlo, metto il sale... e me lo mangio!
Insomma, per un vegetale la cosa è possibile.
Ma immagina un uomo poliploide, ci sarebbero problemi molto seri e comunque quasi tutte le malformazioni conosciute non dipendono dalla poliploidia pure avendo a volte basi genetiche.
In ogni caso, andrò a cercare informazioni e domani ti saprò dire.

Cerco notizie in rete con l’aiuto fondamentale di Vittoria.

La conclusione è questa.
Animali poliploidi si trovano fra i:
Platelminti,
Sanguisughe,
Crostacei,
Anfibi,
Rettili,
Pesci.
Esiste addirittura un incredibile topo gigante tetraploide! Un mammifero poliploide!
Alcuni allevatori ottengono pesci poliploidi.
Evidentemente è abbastanza facile indurre la poliploidia nei pesci di allevamento.

L’alunno aveva ragione!
Il giorno dopo riporto l’esito della mia ricerca e scrivo sul libretto del ragazzo una nota di merito:
“L’alunno ha dimostrato ottime capacità di riflessione e di rielaborazione personale”.

Pensandoci bene, i miei professori universitari non hanno mai negato che esistessero animali poliploidi, semplicemente non hanno fatto cenno alla questione.
A causa delle mie nozioni stabilmente consolidate, avevo una visione cristallizzata anzi avevo deciso, senza alcun valido motivo, che gli animali poliploidi, soprattutto vertebrati, non dovessero esistere!
D’altra parte, la poliploidia non è certo un argomento che obbliga un insegnante ad aggiornamenti continui e quindi le novità mi erano sfuggite.
Da adulti, cerchiamo di incasellare tutto nei nostri soliti cassettini e per quanto ci sforziamo di acquisire nuove informazioni, non sempre abbiamo la capacità di prendere a martellate la cassettiera e di romperla costruendo uno scaffale aperto di forma diversa!

A 11 anni invece si può fare facilmente.

Ogni tanto anche noi adulti dobbiamo essere capaci di buttare all'aria tutto.

Ogni tanto l’insegnante si trova in un vicolo cieco e l’unico modo per uscirne è quello di essere disponibili a rinunciare anche a convinzioni radicate.
Intendo dire che il mio alunno metteva in dubbio la poliploidia, non avendo la possibilità né la formazione scientifica per verificarne sperimentalmente l'esistenza, ma concettualmente era molto più elastico di me.
Accettato il presupposto della poliploidia (per lui non accettabile, in base alle sue elementari nozioni biologiche basate sul concetto che il DNA deve essere perfettamente mantenuto come numero di cromosomi), elasticamente non capiva perché non fosse applicabile a tutti gli altri animali.

L’importante è accettare la sfida e non barricarsi dietro alle proprie opinioni.
Ogni tanto, l’insegnante deve essere capace di rinnegare una profonda convinzione.
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