lunedì 12 settembre 2011

Il controcanto segreto

Hows my face by G.R.G.
(Photo by G.R.G. on Flickr)
Sono a casa, in attesa spasmodica (e forse vana...) di una nomina, e rosico, perché oggi invece i miei exalunni sono tornati a scuola. 
Mi faccio il solito giretto su Facebook e colgo, a metà mattinata quindi sicuramente provenienti dai banchi, le battute di alcuni di loro, che esprimono - col bello della diretta, si diceva tempo fa - le loro emozioni legate alla grande reentrée
Mi colpisce in particolare il seguente minidialogo:
Studente A: Che sonno! 
Studente B: Ma se non stai facendo un ca**o 
Studente A: Ma proprio x quello, pezzo d'asino!
Lo scorso anno scolastico avevo due giorni liberi settimanali anziché uno, e nelle mattinate a casa mi dilettavo a cogliere questa rete di commenti, questo controcanto segreto, che si leva ormai continuamente dalle aule scolastiche italiane. Palpiti digitali inviati clandestinamente, dai cellulari tenuti in grembo perché la prof non veda, mentre lei si chiede perché ci stiano mettendo così tanto a finir di copiare lo schema alla lavagna. La dimensione esistenziale di gran lunga più importante per un adolescente, la relazione coi pari, in questo modo non viene interrotta dalle ore di lezione, mentre nella scuola 1.0 ci si doveva accontentare delle chiacchiere col compagno di banco o al massimo con quelli dietro; e i piccoli avvenimenti dell'aula - la prof che redarguisce qualcuno usando parole buffamente esagerate, lo scampato pericolo di un'interrogazione inattesa, la bidella preferita che reca una circolare sfoggiando una nuova pettinatura flamboyant - vengono immediatamente immortalati e commentati con gli stessi compagni e con mille altri amici in altre classi, in altre scuole, in altre città. 

Come si sarà capito, tendo a considerare con indulgenza e inconfessabile simpatia questo continuo ticchettìo virtuale di smartphone perennemente interconnessi, naturalmente proibitissimo da tutti i regolamenti delle scuole del reame. E la ragione è semplice: se non riesco a fare scuola in modo interessante e coinvolgente, se le mie lezioni ammorbano di noia e sprofondano nel sonno arretrato i miei studenti, allora quella è legittima difesa. Se non riesco a renderli parte attiva e propositiva della loro giornata scolastica, e li costringo a una scuola che sia tutta ascolto passivo e memorizzazione insensata di dati, non posso negare loro - anche se non potrò mai riconoscerglielo ufficialmente - il diritto all'uscita di sicurezza per la loro voglia di vivere.

Facciamo scuola in un altro modo, e il ticchettìo (temporaneamente) cesserà.
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