martedì 8 febbraio 2011

Dialogo su alunni visivi e alunni verbali

TEENS II- JOSE Y FACU by wings.corrientes
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VINCENZO: Vittoria, oggi ho chiesto ad un mio alunno di accettare, come feci io a 12 anni, l’idea di essere un alunno "visivo" e non un alunno "verbale".

VITTORIA: Ti capisco Vincenzo, i ragazzi “visivi” a volte non si rendono conto che studiano come matti e ottengono scarsi risultati proprio perché non accettano questa realtà.

VINCENZO: Comunque è divertente cercare gli alunni "verbali" all'interno di una classe. Tu li trovi facilmente?
Io li cerco con grande impegno ma non sempre li trovo subito.

VITTORIA: Oh, sì, è una specie di droga!
E’ la prima cosa che faccio, ogni anno, quando entro in una classe nuova. La cosa mi diverte tantissimo e quasi sempre ci azzecco.


VINCENZO: I primi giorni di scuola sono quelli più adatti per scovarli.

VITTORIA: In realtà bisognerebbe parlare di alunni "non visivi" perché definirli solo "verbali" è fortemente riduttivo.

VINCENZO: Effettivamente esistono numerose tipologie di apprendimento e i diversi alunni le esprimono in modo a volte assai sfumato.
Non sempre è facile distinguerle.
L’unica cosa certa è che è assolutamente sbagliato trattare gli alunni "non visivi" come se fossero "visivi".


VITTORIA: Sbagliato e crudele!
E’ come parlare lingue diverse!
Il guaio è che anche noi professori siamo “visivi” o “verbali”.

VINCENZO: Gli alunni “visivi” sono la maggior parte.
Io sono “visivo” e tu anche...se ben ricordo.

VITTORIA: Sì, sì, sono “visiva”.
Pensa a quando frequentavamo l’università; per chiarirci le idee sul ciclo cellulare inventammo quell’assurdo meccanismo a settori circolari sovrapposti, colorati e trasparenti!
Ricordi?
Ci servì per comprendere le fasi del ciclo cellulare.

VINCENZO: E’ veroooo!!!
Sul libro non c’erano figure e gli esperimenti risultavano assai complessi.
I diversi momenti delle varie fasi cellulari ci apparivano oscuri alla sola lettura.

VITTORIA: Sono passati tanti anni ma ricordo che con gli occhi capimmo ciò che le nostre orecchie faticavano a comprendere.

VINCENZO: Verissimo!
Leggemmo mille volte quelle pagine...e poi le capimmo guardando il nostro buffo meccanismo a settori circolari.

VITTORIA: Più visivi di così!

VINCENZO: Visivi e a colori! Ahah
Sì, tu sei decisamente visiva come me.

VITTORIA: Secondo me, in una classe ci sono almeno 25 visivi su 28 alunni totali...

VINCENZO: Eh, sì: i “verbali” sono proprio pochi.

VITTORIA: ....ma....è meraviglioso scoprire quei pochi “non visivi”.

VINCENZO: Oh, sìììì, è davvero meraviglioso!
I “non visivi” sono quegli alunni che non hanno bisogno di guardare sulla carta geografica gli affluenti di destra del Po.
Di solito i “non visivi” sono chiamati banalmente “verbali” proprio perché riescono ad imparare e a comprendere ascoltando le sole parole.
Il docente pensa che abbiano solo un'ottima memoria...ma a volte hanno molto di più: sono “non visivi”!
Di solito hanno davvero una memoria molto buona.
La prof di geografia (visiva) elenca gli affluenti di destra del Po...sbirciando con la coda dell'occhio la cartina...come fa ogni anno da 30 anni!
La prof è talmente “visiva” che per elencarli deve almeno avere in fondo alla classe una piccola cartina del nord Italia per stimolare i giusti neuroni.Se la cartina non c'è proprio, la prof. deve fare uno sforzo immane per visualizzarla nella sua testa...almeno come cartina muta ...per poi ripescare i nomi degli affluenti di destra! Ahah

VITTORIA: Povera professoressa di geografia!
In fondo, la maggior parte di noi è così.

VINCENZO: E’ vero.
I “non visivi” li riconosci osservando la classe con attenzione.
Entri in aula e tutti si comportano allo stesso modo: ti salutano, si siedono, prendono il materiale...ma poi tutto cambia.
Il “visivo” che guarda la penna stilografica invece del libro...è semplicemente distratto!Capisci subito che è un “visivo” come noi...e distratto per giunta.
Se gli chiedi cosa hai detto...balbetta, posa la penna, diventa rosso, abbassa il capo per la figuraccia, corre a guardare la figura sul libro.

VITTORIA: Proprio così!
Non risponde e non sa di cosa stai parlando.

VINCENZO: L’alunno “non visivo” invece risponde prontamente e con ricchezza di dettagli, scodella gli affluenti del Po o gli organuli cellulari come se avesse osservato da vicino e con attenzione la cartina del nord Italia o lo schema della cellula.

VITTORIA: I primi giorni, sto molto attenta col tono della voce: se aggredisci un “non visivo” chiedendo cosa stai dicendo, rischi di fare una figuraccia con tutta la classe.

VINCENZO: Come ti capisco.
Il “non visivo” sembra a prima vista un distratto incallito, al limite della maleducazione verso il professore!

teens 2- JULIAN by wings.corrientes
Photo by wings.corrientes (cropped)
VITTORIA: Invece...semplicemente capisce ascoltando.
Ad essere sincera, penso che spesso il “non visivo” sia in realtà un “supervisivo”: non ha bisogno di foto e schemi perché li costruisce facilmente nella sua mente.
Io mi sforzo di fare disegnini carini alla lavagna e tutti li apprezzano ma un alunno si guarda le unghie, fissa il vuoto.
Gli chiedo: Roberto, hai capito la spiegazione?
E quello mi ripete tutto alla perfezione.

VINCENZO: E allora dovresti vedere i “non visivi” quando svolgono i problemi di geometria: sono a dir poco straordinari!
Molti sono davvero dei “supervisivi”.
Perdo una marea di ore per fare disegnare poligoni decorosi e per insegnare che devono guardare a lungo la figura, dopo aver scritto i dati forniti dal problema. Ripeto sempre che quello che il cervello a volte non riesce a vedere subito...lo vedono gli occhi.
In fondo all’aula c’è sempre un’allieva che ha già finito il problema!
Naturalmente è perfetto!
Con aria sorridente ti dice: “Prof, mi è venuto!
Devo solo disegnare la figura ed è completo!”

VITTORIA: Non mi stupisco affatto.
Quell’alunna ha svolto il problema senza la figura.
La domanda difficile è questa:
le sono bastate le parole per trovare un procedimento logico (alunna “verbale”) oppure ha visualizzato il poligono nella sua mente e poi ha svolto il problema (alunna “supervisiva”) ?

VINCENZO: Difficile rispondere però mi hai fatto ricordare la famosa storia della prodigiosa alunna della mitica Emma Castelnuovo (insegnante idolo degli insegnanti di matematica delle medie).
La mitica Emma era bravissima perché aveva ideato semplici metodi per far capire la geometria ai suoi alunni “visivi”.
Ha scritto libri sull'argomento.
Io l’ho sempre considerata una vera scienziata della didattica.
Emma Castelnuovo fu strabiliata da una sua alunna “non visiva” che in realtà era un a”supervisiva”.

VITTORIA: L’ho sentita nominare questa Emma Castelnuovo.
Ma cosa fece quell’allieva?

VINCENZO: Aspetta.
Ecco, ho trovato il libro.
Riporto quella pagina del libro di Emma Castelnuovo.

Still in class by G.R.G.
Photo by G.R.G. on Flickr.
UN LAVORO DI PAOLA FERRETTI a.s. 1951-1952.
Avevamo parlato delle piramidi e dei prismi e i ragazzi erano rimasti colpiti dal modo semplice ed intuitivo con cui si può determinare la formula per il volume di una piramide particolare scomponendo un cubo in sei piramidi uguali aventi per base una faccia del cubo e per vertice il centro del cubo.Parlavo dei poliedri regolari, argomento che riesce sempre particolarmente interessante per la mancanza di analogia che esso ha con i poligoni regolari.Avevamo visto che, in modo assai facile, si può calcolare il volume di un ottaedro regolare, data la lunghezza dello spigolo.
Allora Paola Ferretti domanda come si possa calcolare il volume dell'icosaedro.
Non ho avuto nemmeno il tempo di riflettere sul modo più opportuno di impostare il problema, che questa bambina aggiunge:
"Ah, ho capito!
Basta scomporre l'icosaedro in venti piramidi uguali aventi per base una delle facce del poliedro e per vertice il centro del poliedro stesso."Questo procedimento riesce chiarissimo a tutti noi.
"Ma - dico io - come determini l'altezza di una di queste piramidi?"
"E' facile - mi risponde, con quello sguardo tipico di chi vede con gli occhi della mente - io sego l'icosaedro con un piano passante per il centro e perpendicolare a un asse di simmetria; ho così un decagono regolare. Allora c'è un triangolo rettangolo di cui un cateto è l'altezza di una di quelle venti piramidi; l'altro cateto è la distanza fra il punto medio del lato del decagono e il centro del triangolo equilatero, e l'ipotenusa è l'apotema del decagono.L'apotema del decagono la posso calcolare col teorema di Pitagora, la distanza fra il punto medio del lato del decagono e il centro del triangolo equilatero è anche facile da calcolare quando si conosca l'altezza del triangolo equilatero; applicando allora, ancora una volta il teorema di Pitagora determino l'altro cateto, e cioè l'altezza della piramide."
Confesso che sia io che i compagni si rimase molto perplessi davanti a questa spiegazione; oltretutto il modestissimo modello in cartone dell'icosaedro che avevamo davanti non ci aiutava affatto; non riuscivamo a "vedere dentro".Paola Ferretti andò alla lavagna ma il suo disegno mal fatto non ci illuminò per niente.

Blur by G.R.G.
Blur a photo by G.R.G. on Flickr.
I compagni, uno dopo l'altro, rinunciarono a capire la dimostrazione di Paola; io non volevo arrendermi, tanto più che sentivo che in quanto aveva esposto doveva esserci qualcosa di giusto.
A casa compresi la semplicità di quel procedimento.
Cominciai allora una serie di ricerche bibliografiche al fine di rendermi conto se questa dimostrazione si trovasse in qualche scritto: no, la dimostrazione data da Paola Ferretti non risultava in nessuna pubblicazione e rappresentava di gran lunga la più semplice determinazione del volume dell'icosaedro regolare.Il suo lavoro fu così pubblicato nel "Peridico di Matematiche".
L'anno era terminato e le suggerii di pensare, durante l'estate, a un procedimento analogo per la determinazione del volume del dodecaedro regolare. Quest'ultimo lavoro fu pubblicato nel 1953.

VITTORIA: E' fantastico!!!
Sì, Paola Ferretti era decisamente una “super-visiva”.
Questa cosa degli alunni “visivi”, “non visivi”, “verbali” è interessantissima.Io sono estremamente “visiva” e commetto spesso l'errore di dare per scontato che tutti pensino per immagini come faccio costantemente io. E' da qui che viene la mia mania per PowerPoint e un sacco di altre mie fissazioni. Ma m'interessa moltissimo ragionare sui “non-visivi”.
Secondo me alcuni sono, come dicevamo, dei “super-visivi”, cioè hanno una speciale capacità di immaginare immagini e studiarle come noi faremmo con immagini reali.
Però altri...sono proprio “non-visivi”, cioè “verbali”, “acustici”, “cinestetici” (sensibili al movimento), o altro.

VINCENZO: Non siamo certo in grado di comprendere tutte le tipologie esistenti!
Comunque hai ragione: alcuni sono “acustici”.
Sensibili al movimento sono quasi tutti (umani e animali) infatti spesso uso il movimento di figure geometriche per fare capire concetti che altrimenti non capirebbero. Emma Castelnuovo era una vera maestra nel movimento delle figure geometriche.
Da anni la imito per far capire alcuni concetti sui triangoli e i parallelogrammi.
Dicevi dei tuoi schemi e diapositive al pc, ricordo che eri bravissima a far capire con semplicità concetti anche difficili.
Ricordo ad esempio che una volta, studiando biochimica, stavo diventando matto su una questione di dinamica enzimatica. Tu in pochi minuti riuscisti a chiarirmi alcuni concetti oscuri. Rimasi sbalordito per la tua chiarezza.

VITTORIA: Non ricordo.
Tornando al discorso, spesso i "non visivi" sono dei "super visivi" come Paola Ferretti.Secondo me il “supervisivo” ha anche una buonissima memoria perché è “supervisivo” e non il contrario.
Il “supervisivo” riesce ad ottenere prestazioni di memoria incredibili perché è “supervisivo”.

VINCENZO: Sono d’accordo.
Credo che siano supervisivi anche quelli che fanno a mente moltiplicazioni enormi come 23765045 x 657890 oppure quelli che riescono a dire che giorno della settimana sarà il 23 aprile del 2019.
Un supervisivo e certamente Roberto Benigni.
Lo hai visto mentre spiega un canto della Divina Commedia?
E' fantastico!
Bene, alla fine della spiegazione del canto lui recita a memoria l'intero canto.Guardalo su Youtube!
I suoi occhi vanno da sinistra a destra come se stesse leggendo sul gobbo...ma non c'è alcun gobbo...solo il pubblico!
Credo che veda i versi uno per uno!
I'm cool how about you. by G.R.G.
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Un anno, credo nel 1990, ebbi un alunno che non era “supervisivo” ma sembrava tale...in realtà aveva solo una notevole memoria visiva.Questo alunno, più volte nel corso dell'anno, guardò il testo di una lunga espressione per dieci secondi e poi venne alla lavagna a scriverla tra gli sguardi allibiti dei compagni.
Col passare del tempo capii che non era geniale né “supervisivo” infatti non riusciva minimamente ad immaginare i passaggi successivi...anche se l'espressione era ormai alla fine e il penultimo passaggio era lungo appena due centimetri.
Le regole le sapeva ma doveva applicarle in rigida sequenza senza saltare una virgola.
Insomma, un “visivo” camuffato da “supervisivo”!

VITTORIA: Divertente l’immagine del “visivo” camuffato da “supervisivo”.
Sai cosa? Vorrei capire cosa rende un prof. un bravo "spiegatore". Cos'è, esattamente? Perché altrimenti...è un talento naturale, sì, ma un po' come quello del cavallo che sa saltare bene, ma non sa come fa!
Ecco, a volte mi sento un po' come il cavallo: spiego, la gente capisce.
Perché? Qual è la differenza?
Non è solo che ci vengono in mente esempi visivi, divertenti, sorprendenti, che "svegliano" l'attenzione e la memoria.
A volte credo che sia un meccanismo che ci permette di partire mentalmente dalla condizione di chi non ha capito. Cioè, riusciamo a immaginarci di non aver capito quella cosa, e istintivamente è come se cercassimo la via d'uscita, il bandolo della matassa, e lo ripercorressimo un passo dopo l'altro. E la nostra spiegazione consiste in questo progressivo passaggio verso la luce. Una specie di empatia intellettuale. Che ne dici?

VINCENZO: Mettersi nei panni di chi non capisce è il punto di partenza.
Cosa rende un prof chiaro?
Se lo sapessimo avremmo già aperto una scuola di “didattica della didattica”. Ahah

VITTORIA: E saremmo diventati ricchi!
Sì, ho visto qualche cosa di Benigni e la Divina Commedia e anche a me ha impressionato la memoria di quell'uomo.
Ma allora, tu come riconosci un “supervisivo” da un “verbale”?

VINCENZO: Pochi anni fa ho avuto un “verbale puro”.
Non era un “supervisivo” perché in geometria era normalissimo, disegnava le figure e a volte doveva riflettere per trovare la via.
Era un verbale puro perché durante la spiegazione non mi guardava mai in faccia, tranne quando dicevo cose divertenti e voleva guardare le mie espressioni per ridere con gli altri.
In qualunque momento della lezione potevo chiedergli cosa stavo dicendo e lui ripeteva le ultime dieci frasi alla perfezione!
Non una frase: dieci!
Per il resto era un ragazzo normalissimo.
Se ti può interessare, quando mi faceva delle domande, gli rispondevo con termini adatti all'età ma nel modo più complesso e ricco possibile:
il “verbale” gode sentendo le parole.
Una volta mi chiese:
“Scusi Prof., ma è vero che le persone che hanno perso una mano a volte sentono prurito alla mano che non c'è più?”
La mia risposta fu:
“Sì, è vero.
Si parla di sensibilità dell'arto mancante.
L'amputazione toglie fisicamente la parte anatomica e recide muscoli e nervi ma non elimina la rappresentazione sensoriale della mano che si trova nella circonvoluzione sensoriale.
Permane, a livello del cervello, la perfetta rappresentazione della mano sia per quello che riguarda la sensibilità tattile sia per quello che riguarda la sensibilità profonda (muscoli e strutture interne).
I medici si chiedono perché a volte le persone sentano dolore: probabilmente dipende dalla memoria dell'evento traumatico che ha portato all'amputazione. Il cervello ricorda il dolore del taglio.”
Al di là dell’imprecisione della mia risposta, in quel momento ho spremuto i miei neuroni per dargli la più completa risposta possibile senza aver potuto consultare un testo.
Mi spiego?
Al verbale do in pasto tutte le parole che riesco a scodellare sul momento.

VITTORIA: Se questa è una risposta imprecisa....

VINCENZO: Mia figlia è “non visiva”.
In realtà è in parte “supervisiva” e in parte “verbale”.
Ma lo sai che da anni ho problemi con i suoi professori per questo fatto?In realtà mia figlia è una tipa molto particolare:
alla prima ora estrae il libro di storia.
Alla seconda ora sovrappone quaderno, libro e vocabolario di latino.
Alla terza...filosofia....fino al termine della mattinata.
Alle 12,45 il banco è una montagna di roba e lei scrive col quaderno sulle gambe!
A casa...uguale!
Dicevo che ho sempre avuto problemi.
Sono professori che non credo abbiano mai fatto discorsi come quello che stiamo facendo noi due.
Frasi che mi hanno detto:
"Sua figlia è molto intelligente...però quando spiego è distratta! Sì, se le chiedo cosa sto dicendo...risponde...ma io voglio che mi ascolti!!!"
oppure
"Prima dello studio viene l'educazione!
Sua figlia, mi spiace dirlo, con me non è educata perché non mi guarda in faccia!"
oppure
"Io non so come faccia a prendere otto!
Quando parlo fa i disegnini!!!"
oppure
"E' brava: con me ha otto...ma se mi ascoltasse mentre parlo...avrebbe nove!!!"E rispondo a questi professori: “Certo, ha ragione, glielo dirò!”
Ahahah Povera figlia mia!

Thumbs up! by G.R.G.
Thumbs up! a photo by G.R.G. on Flickr.
VITTORIA: Comunque tu ed io siamo davvero bravi:
in prima analisi partiamo dall'idea che l'alunno sia un “non visivo”...e solo dopo, con grande delicatezza, ammettiamo che semplicemente è distratto! Ahah"Scusa Alessandra...non vorrei classificarti erroneamente come “non visiva”...per fugare ogni dubbio...potresti gentilmente ripetere ciò che ho appena detto? Grazie."

VINCENZO: Sai cosa mi viene in mente parlando della questione dei “visivi” e “verbali”?Mi viene in mente che saperli cercare e riconoscere somiglia a ciò che fa la protagonista di Ghost Whisperer! :-)
Come i fantasmi, prima non pensi che esistano...poi...li vedi dappertutto...o forse...siamo solo noi a vederli perché effettivamente non esistono?
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