giovedì 20 gennaio 2011

"Quello? è un cretino!"

Non sono mai stata di spirito corporativo e non lo sarò mai. Per me è inconcepibile parlare bene a priori della categoria a cui appartengo solo perché vi appartengo. In questo sono... poco italiana, lo so benissimo, e mi capita spesso di sentirmi "strana" in certi contesti, quando questa mia idiosincrasia viene fuori in qualche modo.

Detto questo...

Non ne posso più, ecco, sono proprio stufa degli insegnanti che disprezzano e insultano costantemente i loro studenti. E non parlo di teorici insegnanti che ipoteticamente... no, parlo dei miei colleghi, quelli che ti ritrovi gomito a gomito negli scrutini, che si siedono alla stessa cattedra da cui ti sei appena alzato tu, che ti offrono il cafferuccio al bar, che commentano con te l'ultima circolare mentre ripongono i registri nell'armadietto della sala docenti.


Questi individui mi paralizzano. Posto che mettiamo la collegialità in tutte le salse, e va bene ed è giusto e sacrosanto, quale territorio comune può esserci, quale possibile collaborazione, fra me e un collega che pensa che i nostri comuni alunni siano una massa di stupidi? Che ci faccio, io, a fianco di gente così? Cos'ha a che fare il suo lavoro col mio? Come si può costruire qualcosa assieme?

Stupidi, li chiamano. Glielo dicono pure in faccia. Li disprezzano, a parole e con i fatti: non fanno nulla per nascondere il loro profondo fastidio per l'esistenza stessa dei loro studenti. Non lasciano loro tempo e modo di spiegarsi. Li accusano spesso di mentire, di imbrogliare, di inventarsi scuse. Li dileggiano per come si vestono, o si pettinano, o per gli errori che commettono leggendo. Non chiedono scusa quando risulta evidente che si sono sbagliati. Si sentono ontologicamente superiori, non come ruolo - il che sarebbe giusto, ma per poterli servire - ma proprio come persone. Tu che sei appena nato, tu che sei ignorante, tu che non capisci niente... quante volte gliel'ho sentito dire.


Ecco: avevo bisogno di raccontare tutto questo. Certo, esiste anche l'abuso opposto: tanti episodi di mancanza di rispetto e di aggressione da parte dei ragazzi,  il bulletto che minaccia l'insegnante inerme, la supplente che va a casa piangendo per la violenza con cui le è stato impedito di lavorare, e il preside che non la difende perché insomma, la professionalità della docente deve saltar fuori in questi casi, impari a farsi valere... che tradotto vuol dire si arrangi, io non posso farci nulla, il cliente ha sempre ragione.

Ma di questi mali si parla già molto: delle mancanze di rispetto di tanti insegnanti verso gli alunni, invece, si parla pochissimo. Se i ragazzi le denunciano, li si accusa di inventarsele, di essere in malafede. La loro rabbia sorda viene presa per cialtroneria. Ma io vedo certi colleghi, li sento, e non posso far finta di niente solo perché faccio il loro stesso mestiere. No.

Un educatore non può mai disprezzare colui che educa: se lo fa, perde istantaneamente le sue prerogative, perché educare presuppone il riconoscimento del valore dell'altro: educare vuol dire innanzitutto affermare in modo implicito, ma forte, che nel ragazzo c'è qualcosa di grande e prezioso, che attende di essere aiutato a crescere, che vale la pena di coltivare.

Se pensi davvero che i tuoi alunni siano una massa di cretini, tu che ci stai a fare lì? A chi parli? Persino gli allevatori di mucche o maiali sanno provare simpatia e misericordia per le proprie bestie. Un insegnante che disprezza i suoi alunni farebbe meglio a cambiare mestiere, e alla svelta.

(foto di Charlotte King)

Aggiornamento (7 febbraio): cade a fagiolo.... leggete un po' qua: Ruben e l'insegnante che fa danni 

12 comments:

  1. Grazie davvero anche da me... Bisogna dirlo, smetterla di difendere la categoria a precindere!!! Ci vuole rispetto per i ragazzi, per le loro storie, per le loro difficoltà, per i loro problemi. Siamo noi gli adulti che dobbiamo prenderci cura di loro. Grazie davvero
    Giulia

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  2. Bellissimo, uno dei più bei blog che ho incontrato finora, sono un'insegnante mancata ..

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  3. Benvenuta Lorenza, grazie mille dei complimenti! Mi hai incuriosito: cosa avresti voluto fare, come insegnante? Chissà, non si sa mai... :)

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  4. Vittoria, leggendoti torno indietro di qualche anno, ritrovo i segni di un impegno che, vissuto interamente, arricchisce e ci cambia.
    Chi porta nella scuola solo se stesso e la sua presunzione ha sbagliato mestiere.
    Mi è difficile dire di più proprio perchè l'argomento mi tocca fino in fondo.
    Gli stupidi sono, in definitiva, quelli che non si sottomettono o sono troppo complicati da capire per chi affetta il sapere come la polenta e pretende che questa polenta piaccia a tutti.
    E quelli che i colleghi che tu descrivi giudicano bravi a volte sono ragazzi che hanno semplicemente imparato ed applicano un utile galateo scolastico.
    Senza generalizzare io dirò sempre che la scuola non dovrebbe essere questa.
    Ti abbraccio.

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  5. quelli che i colleghi che tu descrivi giudicano bravi a volte sono ragazzi che hanno semplicemente imparato ed applicano un utile galateo scolastico. Nel gergo usato in consigli di classe e scrutini, c'è una parola usata spesso per descrivere questa categoria di "bravi": scolarizzati. Il vocabolo la dice lunga sull'idea di scuola che ci sta dietro.
    la scuola non dovrebbe essere questa, ecco.
    Ricambio l'abbraccio moltiplicato! ;)

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  6. Condivido moltissimo queste osservazioni. Trovo sgradevoli, inutili, diseducative e distruttive certe critiche feroci che i colleghi fanno ai ragazzi. Ma la domanda successiva è: come possiamo aiutarli a difendersi?

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  7. Ciao Donatella, benvenuta! :)
    Poni davvero una grossa domanda. Non credo di saper rispondere. Posso solo dirti cosa faccio quando i ragazzi mi riferiscono di certi comportamenti. Prima di tutto dico chiaro e tondo che non sono giusti. Poi, che forse il prof in questione era molto agitato, o è stato provocato da qualche loro atteggiamento. Quando è così, di solito lo riconoscono con molta franchezza. E poi... beh non c'è bisogno di dire molto altro. La fiducia e la stima degli altri insegnanti basta a ridimensionare l'impatto negativo di questi. E qualche volta ricordo ai ragazzi che, come ho detto altrove, anche i prof peggiori sono utili: li aiutano a prepararsi alla vita vera, dove incontreranno anche chi li sminuisce, li disprezza, non ha fiducia in loro.

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  8. Ciao, sono capitata qui per caso, e ho trovato questo post. Mi ha colpito perché a pochi giorni di distanza anche io scrivevo sul mio (prendendo spunto da un episodio) esattamente la stessa cosa. Non è che concordo, non basta. Concordo al quadrato o al cubo. E sul fatto che chi dice cose del genere non è un insegnante, non è un educatore, non è niente che dovrebbe essere in cattedra a scuola, e sul fatto che troppo poco si parla di tutto questo, che gli insegnanti troppo spesso fanno categoria e difendono a priori, solo per corporativismo. E troppo poco si comprende che questo è male gravissimo della scuola. Grazie!

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  9. Ciao 'povna! E grazie anche perché così ho potuto scoprire il tuo blog, che non conoscevo e che ora è già nel blogroll (che sorpresa vedere nella testata il mio piccolo allucinato amato Nemo!)
    Quello delle persone che in cattedra ci stanno, ma non ci dovrebbero stare, è un problema a cui non so dare una risposta. Come si fa a toglierli da lì? Chi può farlo? E se poi usa criteri distorti? E cosa gli si fa fare, poi, agli scattedrati? Mah.
    Grazie tantissimo di visita e commento, 'povna. A presto!

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