mercoledì 15 settembre 2010

Stupefacente

Secondo una recente ricerca, chi fa uso di droghe è ben informato sui danni causati alle sostanze che assume, e ritiene l'alcool e il tabacco fra le sostanze maggiormente pericolose (da Drug users know their stuff)
Questo dato spiegherebbe il sistematico fallimento di ogni campagna di "informazione e sensibilizzazione" organizzata dalle scuole e da altri soggetti, rivolte agli adolescenti, per indurli a desistere da comportamenti a rischio (alcool, droga, AIDS, guida pericolosa ecc.).

I dati riportati collimano con le osservazioni che ho fatto basandomi sulla mia modestissima esperienza: poichè insegno scienze, spesso mi occupo direttamente di tali programmi informativi, nelle scuole in cui lavoro. Di anno in anno essi diventano più numerosi, più multimediali, più coinvolgenti... e anno dopo anno osservo sui visi dei giovani destinatari la stessa bonaria indifferenza, lo stesso paziente distacco, lo stesso ironico scetticismo. Un unico, grande fumetto esce dalle loro teste: «Sempre meglio che far lezione, ma... che palle!»

Puntare tutto sulla paura delle conseguenze negative serve a poco.
E non soltanto perché un adolescente si percepisce come immortale, e fatica a capire cosa siano davvero la sofferenza fisica e la morte (a meno che non ne abbia fatto esperienza diretta nel proprio nucleo familiare o fra i propri amici intimi). Intendiamoci: non sto dicendo che campagne, corsi, dépliants e poster in tal senso siano inutili o controproducenti. No: a qualcosina servono. Sapere non è mai inutile o dannoso. Ma non basta!

Non saranno mai sufficienti, queste iniziative, finché non si ha il coraggio di mostrare ai nostri studenti che la vita è bella e degna di essere vissuta. Si tratta proprio di mostrare, e non semplicemente di affermare, perché i ragazzi sono sensibilissimi all'incoerenza: se trasudiamo disincanto e pessimismo, o peggio cinismo, avremo un bel dire loro di amare la vita: ci riderebbero in faccia, e avrebbero ragione.

Su Facebook gira un link simpatico che dice più o meno così: «Io non mi drogo... sono già stupefacente di mio». Ecco, forse il nostro compito è innanzitutto quello di mostrare quanto la realtà sia stupefacente già di suo. Possiamo farlo innanzitutto attraverso lo specifico del nostro lavoro: la materia che spieghiamo, se non altro ricordando l'entusiasmo con cui sin dall'inizio scegliemmo di occuparcene. Questo stupore è contagioso.

Ultimamente, credo, come educatori siamo sempre chiamati a rendere ragione della speranza che è in noi - qualunque essa sia. Ci sarà pure una ragione per cui buttiamo giù i piedi dal letto al mattino: ecco, l'educazione sta in fondo nell'essere autentici e lasciar trasparire quella ragione. Quale che sia. Se sono i soldi, i soldi; se è la poesia, la poesia; se è Dio, Dio.

Quindi informiamo pure, sensibilizziamo, preveniamo, ma... non ci sono programmi di informazione e prevenzione la cui efficacia regga il confronto con quest'amore. Se la realtà diventa affascinante e desiderabile, non se ne cercano altre illusorie; quando ci si innamora della vita, non si cerca la morte.

(foto "Bored In The Dark" di matchstick)
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