Secondo una recente ricerca, chi fa uso di droghe è ben informato sui danni causati alle sostanze che assume, e ritiene l'alcool e il tabacco fra le sostanze maggiormente pericolose (da Drug users know their stuff)Questo dato spiegherebbe il sistematico fallimento di ogni campagna di "informazione e sensibilizzazione" organizzata dalle scuole e da altri soggetti, rivolte agli adolescenti, per indurli a desistere da comportamenti a rischio (alcool, droga, AIDS, guida pericolosa ecc.).
I dati riportati collimano con le osservazioni che ho fatto basandomi sulla mia modestissima esperienza: poichè insegno scienze, spesso mi occupo direttamente di tali programmi informativi, nelle scuole in cui lavoro. Di anno in anno essi diventano più numerosi, più multimediali, più coinvolgenti... e anno dopo anno osservo sui visi dei giovani destinatari la stessa bonaria indifferenza, lo stesso paziente distacco, lo stesso ironico scetticismo. Un unico, grande fumetto esce dalle loro teste: «Sempre meglio che far lezione, ma... che palle!»
Puntare tutto sulla paura delle conseguenze negative serve a poco.
E non soltanto perché un adolescente si percepisce come immortale, e fatica a capire cosa siano davvero la sofferenza fisica e la morte (a meno che non ne abbia fatto esperienza diretta nel proprio nucleo familiare o fra i propri amici intimi). Intendiamoci: non sto dicendo che campagne, corsi, dépliants e poster in tal senso siano inutili o controproducenti. No: a qualcosina servono. Sapere non è mai inutile o dannoso. Ma non basta!
Non saranno mai sufficienti, queste iniziative, finché non si ha il coraggio di mostrare ai nostri studenti che la vita è bella e degna di essere vissuta. Si tratta proprio di mostrare, e non semplicemente di affermare, perché i ragazzi sono sensibilissimi all'incoerenza: se trasudiamo disincanto e pessimismo, o peggio cinismo, avremo un bel dire loro di amare la vita: ci riderebbero in faccia, e avrebbero ragione.
Su Facebook gira un link simpatico che dice più o meno così: «Io non mi drogo... sono già stupefacente di mio». Ecco, forse il nostro compito è innanzitutto quello di mostrare quanto la realtà sia stupefacente già di suo. Possiamo farlo innanzitutto attraverso lo specifico del nostro lavoro: la materia che spieghiamo, se non altro ricordando l'entusiasmo con cui sin dall'inizio scegliemmo di occuparcene. Questo stupore è contagioso.
Ultimamente, credo, come educatori siamo sempre chiamati a rendere ragione della speranza che è in noi - qualunque essa sia. Ci sarà pure una ragione per cui buttiamo giù i piedi dal letto al mattino: ecco, l'educazione sta in fondo nell'essere autentici e lasciar trasparire quella ragione. Quale che sia. Se sono i soldi, i soldi; se è la poesia, la poesia; se è Dio, Dio.
Quindi informiamo pure, sensibilizziamo, preveniamo, ma... non ci sono programmi di informazione e prevenzione la cui efficacia regga il confronto con quest'amore. Se la realtà diventa affascinante e desiderabile, non se ne cercano altre illusorie; quando ci si innamora della vita, non si cerca la morte.
(foto "Bored In The Dark" di matchstick)

bellisssima verità, ma fino a che diamo loro dei modelli idioti(grandi fratelli ecc. ecc.) sarà dura.
RispondiEliminaabbracciarli e dirgli che gli vogliamo bene e che teniamo a loro è già tanto,
io lo faccio in continuazione, la circondo di realtà fatta del vivere, prego sempre che questo la fermi,
grazie,
Cesy
Carissima Cesy, benvenuta!
RispondiEliminaQualcuno che presenterà loro modelli idioti, per interesse il più delle volte, ci sarà sempre: è inevitabile.
A noi sta aiutarli a vedere quanto e perché sono idioti... e poi lasciarli liberi... facendo loro notare che sono liberi (mi sono accorta che quando dico a degli adolescenti «siete liberi di decidere» si fanno subito più seri).
E poi, hai ragione tu: l'amore - visibile - e un rapporto sano e intenso con la realtà sono la prevenzione migliore contro le fughe autodistruttive.
Il resto ... sta a loro.
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