martedì 29 dicembre 2009

Perché, dopo tutto?...

Dal commento di Giuliana Lo Giudice a Chiudiamo le scuole, una provocatoria pagina di Papini riproposta da Silverio Carugo:
Se un uomo ibernato nell'800 si risvegliasse con il disgelo di una delle recenti estati torride e si trovasse a girare in una delle città di oggi resterebbe allibito da tante novità: elettricità, mezzi di trasporto, aerei nel cielo, gente che comunica alla velocità della luce, da lontano e senza piccioni viaggiatori, cibi che cuociono senza fuoco. Si rifugerebbe allora in una scuola, entrando troverebbe il bidello, che conosce bene, e ancor più tranquillizzato siederebbe su una piccola sedia davanti ad un piccolo banco a rimirare una lavagna di ardesia su cui i gessi polverosi hanno scritto le stesse cose che ricorda lui. Ah, finalmente un sano ambiente mummificato!


Allora perché mai tanti di noi ricordano gli anni di scuola come fra i più belli? Perché eravamo giovani? Per la nostalgia di ciò che non tornerà più? O perché comunque non abbiamo alternative?

Lì c'erano e ci sono ancor oggi preziose possibilità di costruire profondi rapporti umani fra grandi e piccoli, se solo il 'piccolo' percepisce che il 'grande' è lì per lui, per essergli utile, per condividere l'amore per una fettina di cultura ...


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