mercoledì 13 maggio 2009

Impronte digitali

(traduzione mia)
Footsteps da Betchablog, di Chris

Se non scrivi un blog, ai nostri giorni, sei svantaggiato?

Immagino che nel prossimo futuro (se non è già così) le nostre "impronte digitali" avranno un peso ben maggiore di qualsiasi cosa che possiamo scrivere in un curriculum vitae.

Forse non è (ancora) così rilevante, nel settore della pubblica istruzione in cui i criteri per essere assunti non sono sempre e completamente meritocratici [n.d.r.: in Italia, poi... per niente!], ma nel settore privato vi è già una netta consapevolezza del fatto che le "impronte digitali" lasciate da una persona sono un modo per misurare il suo impegno, la sua passione e le conoscenze che ha del campo professionale in cui opera.

Potrebbe non accadere tanto presto nel settore pubblico (...) ma nel resto del mondo del lavoro, dove le persone sono assunte, promosse e incentivate per il reale contriibuto che sono in grado di dare e non semplicemente per l'anzianità di servizio, la possibilità di farsi un'idea su un individuo attraverso la traccia di idee che ha lasciato nella sua attività online giocherà un ruolo crescente.

Sono certo che praticamente tutti i datori di lavoro hanno cercato su Google il nome di ogni candidato prima di un colloquio. Molti nel settore privato (non parlo solo dell'istruzione) ricevono offerte di lavoro grazie alla qualità della loro presenza negli spazi online.

Un blog, un account Twitter, perfino un profilo Facebook... non sono soltanto luoghi in cui raccontare cose che non interessano a nessun altro... sono in effetti la costruzione di un "marchio personale", come si direbbe nel marketing. Qualcuno potrebbe giudicare tutto questo come pretenzioso, e potrebbe volere restarne fuori. Il fatto è, però, che il personaggio e il tipo di presenza che ciascuno di noi costruisce attraverso la propria attività in rete gioca un ruolo sempre più importante nel definire chi siamo (o almeno chi sembriamo).

Purtroppo, anche il fatto di non avere una presenza in rete dice molto su di noi. Se avessi l'incarico di formare lo staff di una scuola con la passione per l'insegnamento come criterio, e avessi carta bianca su chi assumere, sarei molto riluttante ad assumere qualcuno che non sia presente online in alcun modo. Se non trovassi traccia di una sua partecipazione ad una community in rete, del suo coinvolgimento in progetti online, di contributi alla discussione globale sull'educazione, avrei forti dubbi che questa persona possa essere adatta per la scuola che vorrei costruire.

Questa è una delle ragioni per cui non dobbiamo proibire ai nostri ragazzi l'accesso a risorse di rete... La domanda non è se lasceranno un'"impronta digitale"... la lasceranno di certo. La questione è se questa traccia dirà cose positive su di loro, o darà di loro un ritratto negativo. Abbiamo una possibilità unica di fornire ai nostri studenti la capacità di lasciare una traccia personale che dica chi sono, cosa sanno fare, quali sono le loro passioni; ma se non insegniamo loro come fare in modo che la traccia sia positiva, l'effetto potrebbe essere l'opposto.

E se noi stessi non comprendiamo e non ci impegniamo attivamente in questo processo, non saremo in grado di aiutare i nostri studenti a trarne il massimo vantaggio.

5 commenti:

  1. Mi sembra molto bella questa idea di selezionare il personale anche a partire dall'impronta on line... certo però che non varrebbe per tutti, per esempio non per chi vuole mantenere la sua privacy. Forse, in questo caso farei un blog pubblico a parte con il mio nome...

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  2. Sono una prof e non sono sicura di essere d'accordo...
    Secondo me si possono fare un sacco di cose interessanti e utili per e con i ragazzi (anche sfruttando la rete online, ok) ma senza per forza dover star dietro a un blog personale, un account twitter o un profilo facebook...
    E se qualcuno è in cerca di insegnanti, preferirei essere assunta per il mio lavoro in classe (e fuori), la mia passione e il mio rapporto con i ragazzi, piuttosto che per quello che posso scrivere o non scrivere in Internet...

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  3. Mi scuso per il ritardo con cui rispondo ai vostri commenti.

    @Palmy: il problema della privacy per un autore di blog, che è poi un problema di libertà, lo sento molto anch'io. Per esempio, ormai mi sta stretta la scelta di un nickname al posto del mio vero nome, che quando iniziai a bloggare mi parve un'imprescindibile misura di prudenza. Forse, quando in Italia l'uso di internet sarà più diffuso, maturo e consapevole, ci sentiremo anche più tranquille nell'usare il nostro vero nome per discutere questioni di lavoro senza temere strane ritorsioni o chissà cos'altro.

    @prof A.: Prima di tutto: benvenuta!Ero consapevole di una certa dose di provocazione, quando ho tradotto il post senza alcuna aggiunta. Mi aspettavo quindi qualche nota di dissenso, al di là delle scontate differenze fra l'ambiente professionale, scolastico e digitale italiano e quello anglosassone (l'autore del blog vive in Australia). Sono d'accordissimo con te che qui e ora si può essere ottimi insegnanti anche senza sapersi (o volersi) destreggiare nel web2.0. E certamente la qualità del proprio lavoro, la passione e il rapporto coi ragazzi sono referenze di gran lunga più importanti di un blog, fosse anche il più prestigioso. Ovvio: l'autore del post non intendeva certo promuovere l'attività sul web come unico o principale criterio per definire cos'è un bravo insegnante.
    Tuttavia, nella provocazione ci sono elementi che ritengo preziosi.
    Primo: in Italia siamo ancora lontani dall'intendere il web come strumento per pensare la propria professione. Per esempio, i blog (e cose affini) in cui si parla di didattica, di problemi della scuola, di relazione coi ragazzi ecc. sono tutto sommato pochissimi. Su Facebook o Twitter, poi, se ne parla ancora meno. Se questo modo di usare il web fosse più diffuso, in Italia, ne trarrebbero beneficio sia i social networks - che avrebbero contenuti un po' meno insulsi, mediamente parlando - sia la qualità del nostro lavoro, che certamente si gioverebbe di un confronto così ampio e vivace.
    Secondo: trovo giusto sensibilizzare i ragazzi sul fatto che la qualità della loro presenza in rete è un aspetto della propria personalità sociale, che devono imparare a curare: internet non è solo SecondLife, non è "altro" dalla vita vera, non è uno spazio esclusivamente ludico. Devono imparare a farne un uso consapevole: ma noi dobbiano aiutarli, insegnar loro anche questo. E lo faremo tanto più efficacemente quanto più a nostra volta usiamo attivamente il web nella nostra vita professionale.
    Terzo: a me, sinceramente, non dispiacerebbe di essere "scelta", nel mio lavoro, anche sulla base di un piccolo "di più" di interesse, riflessione, confronto, su temi non banali e pertinenti alla mia professione, che porto avanti qui e altrove, appassionata autodidatta quale sono dell'uso attivo di internet. In fondo anche le pubblicazioni sono valutate come titoli professionali, persino nell'artritico sistema di reclutamento del settore pubblico. La logica sarebbe la stessa, con in più il valore della competenza nell'uso di uno strumento che prevedibilmente assumerà un'importanza sempre maggiore. Perchè non tenerne conto in qualche modo?

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  4. Sugli “elementi preziosi” sono d’accordissimo, nessuno dei tre escluso! Mi colpiva solo quel “sarei molto riluttante ad assumere qualcuno che non sia presente online in alcun modo” o quel “avrei forti dubbi che questa persona possa essere adatta per la scuola che vorrei costruire”: scritto così lo trovo un po’ lontano dal tuo terzo punto, che invece condivido.

    Tornando agli “elementi preziosi”, condivido molto soprattutto l’idea dell’utilità di spazi Internet dedicati alla scuola (didattica, problemi, relazione con i ragazzi, ...) ai fini di “un confronto ampio e vivace”. Come giovane prof ancora alle prime armi sento fortemente il bisogno di un confronto di questo tipo ed è per questo che frequento anche questo blog da quando ho avuto occasione di scoprirlo (tra l’altro, ne approfitto per ringraziare!); e chissà che un domani non finirò anch’io sul web...

    Per ora il tempo che potrei dedicare a un eventuale blog (devo ammettere che ogni tanto ci penso) lo dedico ai ragazzi e alla mia formazione...

    Grazie ancora!
    1sorriso

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  5. Per ora il tempo che potrei dedicare a un eventuale blog (...) lo dedico ai ragazzi e alla mia formazione...Complimenti davvero, giovane collega. Priorità ineccepibili: avercene, di prof come te!... Ma qualcosa mi dice che presto farai sentire la tua voce su un blog tutto tuo... chissà: io lo spero! :o)

    Grazie a te dell'incoraggiamento. A presto!

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