domenica 31 maggio 2009

Pagare gli insegnanti in base ai risultati?

Un ottimo video di Dan Willingham, segnalato da Scenes from the Battleground, dimostra perchè sia impraticabile la proposta di correlare la retribuzione degli insegnanti ai risultati raggiunti.

Ecco le ragioni principali, ben argomentate nel video (in inglese):
  1. dati mancanti (per gli abbandoni in corso d'anno) portano a risultati alterati, poichè tendono a ridurre il peso del segmento più fragile degli alunni; 
  2. poichè vi è correlazione fra risultati all'inizio dell'anno e a fine anno di ogni segmento di studenti, le differenze nei risultati non sono statisticamente affidabili;
  3. i miglioramenti misurati in una classe potrebbero non essere equivalenti a quelli registrati in un'altra;
  4. le circostanze (la collaborazione dei dirigenti, dei genitori ecc.) possono influenzare fortemente i risultati ottenuti da ogni insegnante;
  5. similmente, gruppi-classe diversi possono influenzare i risultati, a parità di abilità e impegno degli insegnanti;
  6. non è corretto indurre gli insegnanti a puntare esclusivamente a risultati a breve termine.

venerdì 29 maggio 2009

C'è, e sta crescendo


Prof 2.0: La scuola che non si vede
C'è una scuola che cresce e non si vede. La scuola che tutti vogliono: genitori, professori, alunni. Una scuola senza ideologia, violenza e scandali. Una scuola fatta di persone al servizio e in collaborazione con altre persone. Una scuola che non si vede in tv e sui giornali. Perché si sa lì non si parla della realtà...
Ma quella scuola c'è. Io la vedo crescere.

[foto Anissat]

giovedì 28 maggio 2009

Macchè motivazione

Motivazione? Passione? Incentivi?
Tutte sciocchezze!
Esiste un modo molto più semplice per "convincere" i ragazzi a studiare.
Ecco a voi lo StudyBall! un marchingegno di commovente semplicità:
I genitori preoccupati (che il figlio non studi abbastanza, ndt) regolano lo Study Ball sull'orario di studio desiderato e lo attaccano alla caviglia del figlio.
Un display luninoso mostra il "tempo di studio rimanente", e il meccanismo emette un bip e si sblocca quando il tempo è scaduto.
L'oggetto di stile carcerario pesa 9.5 kg, rendendo difficili i movimenti di chi lo indossa.
Non può essere chiuso per più di quattro ore, e viene fornito con una chiave di sicurezza che permette di aprire la cavigliera in qualsiasi momento.
La ball and chain costa 75 sterline ed è in vendita online su... (url omesso per obiezione di coscienza, ndt).
Il sito web recita: "Spesso, gli studenti che fanno fatica a concentrarsi tendono ad alzarsi dalla scrivania ogni dieci minuti per guardare la TV, parlare al telefono, prendere qualcosa in frigorifero, e tante altre distrazioni.
"Se dedicassero tutto questo tempo allo studio, ottimizzerebbero le proprie prestazioni e avrebbero più tempo libero... Study Ball ti aiuta a studiare di più e in modo più efficiente."
(Trovato qui.)

mercoledì 27 maggio 2009

L'importanza di raccontare

Epidemia dislettica? di Luca De Biase - Al convegno Fast di ieri sui "nati digitali" una una professoressa ha denunciato un aumento dei casi di dislessia e problemi seri di attenzione nei bambini, iperstimolati, incapaci di stare più di un
Children at the World Storytelling Day Event
minuto su un punto, per mancanza di concentrazione. Si domandava se questo fosse legato anche all'uso intensivo dei media sociali e del computer in generale.

In un'intervista, Remo Bodei ha detto che la memoria cambia al tempo del computer e di internet: in questo tempo tutto il sapere è accessibile contemporaneamente. Sembra che non occorra ricordare ma solo saper consultare. Il tempo si trasforma in una sorta di iperpresente nel quale c'è una minore esperienza della prospettiva.

In effetti, la rete ha una memoria enorme. Ma si manifesta nella registrazione delle conversazioni che nell'atto di conversare. Eppure, come dice Jeff Hawkins, il nostro cervello funziona imparando storie. Successioni di fatti.

L'unica risposta, immediata, è salvaguardare e praticare il resoconto dei fatti, il racconto di storie, la ricerca della storia.
E personalmente aggiungerei: cominciando molto, molto presto.

[Sullo stesso argomento, più o meno: How storytelling shaped humanity, di Kate Douglas, New Scientist.]
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martedì 26 maggio 2009

La scuola degli altri: Uzbekistan

UZBEKISTAN Per i bambini uzbeki i compiti a casa sono produrre cotone - Asia News - Tashkent - Strano compito a casa per i bambini delle scuole uzbeke della provincia di Ferghana. Gli insegnanti hanno insegnato loro come produrre con la carta delle capsule che contengono il seme del cotone. A casa ne devono fare 200 a testa e poi consegnarle in classe.
È l’ultima trovata del governo di Tashkent per utilizzare i minori nell’industria del cotone che costituisce il principale prodotto di esportazione del Paese. Nei mesi della raccolta, da settembre sino a dicembre, scuole ed università restano chiuse perché bambini e ragazzi vengono impiegati nei campi.
Lo scorso anno alcuni dei principali gruppi occidentali della grande distribuzione hanno boicottato i prodotti contenenti cotone uzbeko. Colossi come Wal Mart e Marks & Spencer hanno cercato così di protestare contro lo sfruttamento dei minori nelle piantagioni. Ma le piogge ed il maltempo hanno rovinato i campi di cotone ed il governo di Tashkent è tornato a permettere l’uso della manodopera dei bambini per far fronte all’emergenza in risposta alle pressioni dei coltivatori.
Il Paese vieta di per sé il lavoro minorile, ma l’industria del cotone in Uzbeksitan, che è di proprietà statale, è portata avanti con modelli di lavorazione artigianale che richiedono un elevato impiego di manovalanza. I bambini hanno dei costi molto inferiori agli adulti che in media ricevono tra i 6 e i 7 dollari al giorno.
Karim Bozorboev, attivista per i diritti umani nella provincia di Sirdaryo, afferma che le autorità dichiarano alla comunità internazionale di voler combattere lo sfruttamento del lavoro minorile, ma poi nei fatti lo permettono o addirittura lo appoggiano. Afferma Bozorboev: “Durante la stagione della raccolta del 2008 abbiamo ricevuto informazioni che un rappresentante del governo provinciale, incaricato delle politiche agricole, ha detto alla gente che ‘se non avessero mandato i loro bambini nei campi, sarebbero stati dichiarati nemici della nazione’”.
[foto Flickr]

mercoledì 20 maggio 2009

Fra cent'anni

Detto cinese:
Pensi all'anno prossimo? Semina semi.
Pensi ai prossimi dieci anni? Pianta alberi.
Pensi ai prossimi cent'anni? Educa le persone.
Ecco perchè (fra l'altro) si dà così poca importanza alla scuola, nel nostro paese. Sono ben pochi quelli che guardano al futuro.

(lo spunto viene da qui. Foto cdw0107)

sabato 16 maggio 2009

La scuola degli altri: Corea del Sud

COREA DEL SUD Basta coi libri, Seoul dà il via alla “scuola digitale” - Asia News
(di Theresa Kim Hwa-young) - Il ministero dell’Educazione annuncia che dal prossimo anno entrerà in vigore un piano di digitalizzazione dei testi e degli altri strumenti didattici. Dal 2013, sarà adottato in tutte le scuole del Paese.

Seoul (AsiaNews) – Il governo sudcoreano ha definito “obsoleto” il vecchio metodo scolastico “che usa carta e inchiostro” ed ha lanciato un programma di “digitalizzazione” dell’istruzione, che inizierà il prossimo anno per divenire effettivo al 100%” nel 2013. Ieri, il ministero dell’Educazione ha reso noto che dal prossimo anno inizierà a fornire le scuole di materiale tecnologico, soprattutto libri di testo digitali, che riuniscono il libro, i dizionari ed altri strumenti didattici.

Secondo un funzionario del dicastero, lo scopo è quello di rendere il metodo attivo in tutte le scuole del Paese, comprese le elementari e le medie. Per raggiungere l’obiettivo, il ministero ha creato un gruppo di lavoro che comprende i propri tecnici e quelli di altri dicasteri, fra cui Scienza e finanze ed Economia.

Kim Shin-il, ministro dell’Educazione, ha spiegato in conferenza stampa che “alla base di tutto il programma c’è il desiderio di cambiare il volto della scuola in una società che muta con rapidità. I contenuti dei libri di testo devono essere sempre aggiornati, ed usare materiale digitale è molto più rapido che ricorrere alla stampa”. Per facilitare la consultazione dei testi digitali, verrà creato un terminale di condivisione che sarà distribuito gratuitamente agli studenti. Grazie ad esso, saranno visibili testi ed appunti da ogni computer collegato ad internet.

Il piano prevede l’adozione graduale dei nuovi strumenti didattici. Il prossimo anno essi saranno provati in alcuni istituti sperimentali, mentre dal 2008 al 2011 verranno varati in oltre 100 scuole. Dal 2013, saranno adottati in tutte le scuole del Paese.
[foto Flickr]

venerdì 15 maggio 2009

La scuola degli altri: Tagikistan

TAGIKISTAN Tagikistan: crisi della scuola, ferma al modello sovietico - da Asia News
Pochi insegnanti e malpagati. Il 35% della popolazione ha meno di 15 anni, ma rischia di crescere senza adeguata istruzione, compromettendo il futuro loro e del Paese.

Dushanbe (AsiaNews/Agenzie) - È in crisi la pubblica istruzione del Tagikistan. L’insufficiente numero di insegnanti e il loro scarso aggiornamento rischiano di far crescere una generazione di studenti poco preparati e incapaci a trovare buone occupazioni.

Secondo i dati del governo Usa, il 35% della popolazione ha meno di 15 anni. Ma c’è una tale penuria di docenti che nella scuola elementare sono frequenti classi con 40 o anche 50 scolari. In alcune zone gli studenti debbono dividersi in due o tre turni e ogni classe ha lezione per non più di due ore e mezza al giorno.

Gli insegnanti si lamentano che gli stipendi sono bassi (arrivano al massimo a 52 dollari al mese) e che spesso sono inviati in villaggi lontani da dove risiedono. Per cui le persone più qualificate in genere optano per altre professioni. Lo scorso mese Abduiabbor Rahmonov, ministro dell’Istruzione, ha rilevato che 4.700 studenti universitari si erano impegnati a fare gli insegnanti per almeno tre anni, dopo la laurea. In cambio sono stati esentati da tasse e spese. Ma di loro solo 3.158 si sono presentati.

Il governo ha perfino mandato almeno 500 studenti delle scuole superiori a insegnare nelle scuole elementari in zone remote, pagando loro “indennizzi” superiori a 20 dollari al mese.

Analisti criticano questa scelta e osservano che insegnanti inesperti e giovani possono al massimo riuscire a tener buona una classe di 40 e più bambini, ma non insegnare loro davvero qualcosa. Il rischio è che questi scolari crescano senza imparare nulla. Esperti osservano che il problema è anche politico e organizzativo. Dicono che i programmi scolastici sono in parte ancora ispirati al modello ex sovietico, con grande enfasi sull’ideologia e sul nozionismo, ma meno attenti a matematica, letteratura e scienze.

D'altronde il Paese, povero di energia e di materie prime, ha grandi problemi economici e molti lavoratori migrano in Russia. Il sistema educativo appare dover essere in gran parte ricostruito.
[foto Flickr]

mercoledì 13 maggio 2009

Impronte digitali

(traduzione mia)
Footsteps da Betchablog, di Chris

Se non scrivi un blog, ai nostri giorni, sei svantaggiato?

Immagino che nel prossimo futuro (se non è già così) le nostre "impronte digitali" avranno un peso ben maggiore di qualsiasi cosa che possiamo scrivere in un curriculum vitae.

Forse non è (ancora) così rilevante, nel settore della pubblica istruzione in cui i criteri per essere assunti non sono sempre e completamente meritocratici [n.d.r.: in Italia, poi... per niente!], ma nel settore privato vi è già una netta consapevolezza del fatto che le "impronte digitali" lasciate da una persona sono un modo per misurare il suo impegno, la sua passione e le conoscenze che ha del campo professionale in cui opera.

Potrebbe non accadere tanto presto nel settore pubblico (...) ma nel resto del mondo del lavoro, dove le persone sono assunte, promosse e incentivate per il reale contriibuto che sono in grado di dare e non semplicemente per l'anzianità di servizio, la possibilità di farsi un'idea su un individuo attraverso la traccia di idee che ha lasciato nella sua attività online giocherà un ruolo crescente.

Sono certo che praticamente tutti i datori di lavoro hanno cercato su Google il nome di ogni candidato prima di un colloquio. Molti nel settore privato (non parlo solo dell'istruzione) ricevono offerte di lavoro grazie alla qualità della loro presenza negli spazi online.

Un blog, un account Twitter, perfino un profilo Facebook... non sono soltanto luoghi in cui raccontare cose che non interessano a nessun altro... sono in effetti la costruzione di un "marchio personale", come si direbbe nel marketing. Qualcuno potrebbe giudicare tutto questo come pretenzioso, e potrebbe volere restarne fuori. Il fatto è, però, che il personaggio e il tipo di presenza che ciascuno di noi costruisce attraverso la propria attività in rete gioca un ruolo sempre più importante nel definire chi siamo (o almeno chi sembriamo).

Purtroppo, anche il fatto di non avere una presenza in rete dice molto su di noi. Se avessi l'incarico di formare lo staff di una scuola con la passione per l'insegnamento come criterio, e avessi carta bianca su chi assumere, sarei molto riluttante ad assumere qualcuno che non sia presente online in alcun modo. Se non trovassi traccia di una sua partecipazione ad una community in rete, del suo coinvolgimento in progetti online, di contributi alla discussione globale sull'educazione, avrei forti dubbi che questa persona possa essere adatta per la scuola che vorrei costruire.

Questa è una delle ragioni per cui non dobbiamo proibire ai nostri ragazzi l'accesso a risorse di rete... La domanda non è se lasceranno un'"impronta digitale"... la lasceranno di certo. La questione è se questa traccia dirà cose positive su di loro, o darà di loro un ritratto negativo. Abbiamo una possibilità unica di fornire ai nostri studenti la capacità di lasciare una traccia personale che dica chi sono, cosa sanno fare, quali sono le loro passioni; ma se non insegniamo loro come fare in modo che la traccia sia positiva, l'effetto potrebbe essere l'opposto.

E se noi stessi non comprendiamo e non ci impegniamo attivamente in questo processo, non saremo in grado di aiutare i nostri studenti a trarne il massimo vantaggio.

giovedì 7 maggio 2009

Bullismo e psicosi nell'adolescenza

Bambini vittime di bullismo a rischio di sviluppare sintomi psicotici - Ricercatori nel Regno Unito e in Australia hanno scoperto che i bambini che a scuola sono costantemente e pesantemente vittime di bullismo, hanno quattro volte di più la probabilità di sviluppare sintomi simili alle psicosi (come allucinazioni, manie e locuzione confusa) nella prima adolescenza, e il doppio delle probabilità di sviluppare sintomi psicotici in quella fase della vita, rispetto ai bambini che non sono vittime di bullismo. I risultati dello studio sono pubblicati sulla rivista Archives of General Psychiatry.
Leggi il resto dell'articolo qui.

mercoledì 6 maggio 2009

Se 35 tentativi vi sembrano pochi

Il Sussidiario.net :: SCUOLA/ Sui dati disastrosi del I quadrimestre, il naufragio del nostro sistema educativo - Dal dopoguerra al 2001 erano arrivati al numero di 34 i tentativi falliti di riforma della scuola. Ora è chiaro che vi si deve aggiungere anche la messa in frigidaire della Legge 53 del 2003, la Riforma Moratti. Spinta da Fioroni sul binario morto, là è stata lasciata dal Ministro Gelmini. E siamo a 35! Intanto interessanti ricerche indicano che una consistente minoranza di docenti incomincia a condividere e a chiedere politiche di innovazione. L’ultima, commissionata a Nomisma dall’ANP, rivela che il 25% dei docenti è persino favorevole alla chiamata diretta dei docenti da parte delle scuole. Su altre linee di innovazione, per es. la valutazione, le carriere ecc..., le percentuali salgono. Ai docenti e agli operatori a vario titolo che si occupano di politiche della scuola non sfugge ormai che il crinale politico-culturale nella scuola tra conservazione e innovazione non coincide più con quello che separa i campi della politica tra centro, sinistra e destra. Detto in altro modo: il blocco conservatore recluta in tutti i campi così come quello innovatore. Prenderne atto non invita a praticare un ecumenismo furbesco-centrista. Spinge semmai ad una domanda più radicale, forse disperata, di sicuro liberatoria: è ancora possibile riformare il modello vigente di sistema educativo nazionale? La risposta è no.
Leggi il resto dell'interessante articolo di Giovanni Cominelli qui.

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