giovedì 5 febbraio 2009

Sì alla valutazione degli insegnanti. Cade un tabù?

Calogero Virzì, con un certo ottimismo, scrive a pag 4 della Tecnica Della Scuola del 25 gennaio 2009:
Finalmente cade un tabù. La valutazione dei docenti non è più un tema su cui è vietato discutere ed intervenire nel mondo della scuola. Molti istituti sono d’accordo, anzi al Centro e al Sud i favorevoli sono direttamente la maggioranza, il 54%.
Devo dire che non ho avuto alcun sussulto leggendo queste parole.
Non ho mai pensato che fosse vietato discutere di valutazione dei docenti, io per esempio ne discuto da sempre.
Mi ha sorpreso invece un altro fatto.
A quasi dieci anni dal naufragio Berlinguer, sugli scogli del concorsone “a risposta multipla” per premiare i professori “migliori”, Virzì pensa di convincere il lettore del fatto che i docenti adesso sono pronti a farsi valutare. Ho serie perplessità su questa sua opinione.


Come ho già detto nel mio precedente post, sono convinto che occorra ridefinire completamente il campo d’azione della scuola italiana prima di poter procedere utilmente alla valutazione sua e dei suoi operatori. In questo momento mancano totalmente indicazioni istituzionali forti relative ai comportamenti professionali appropriati e agli obiettivi sociali da perseguire.
E’ però anche vero ciò che sostiene Pokankuni quando dice che dobbiamo avere la volontà di parlarci per identificare ciò che ci è necessario. Pokankuni segnala che la capacità di pervenire ad una idea condivisa di educazione avvantaggia ad esempio le scuole private.
Bisogna perciò trovare un punto di partenza!

Vediamo se abbiamo trovato questo punto di partenza.
L’indagine è stata condotta su un campione non statistico di 80 scuole.

L’inchiesta riguardava:
  1. presenza a scuola di un dibattito specifico sulla valutazione dei docenti
  2. orientamento maggioritario sulla valutazione dei docenti
  3. scelta di un possibile valutatore (dirigente, organismo collegiale, valutatore esterno)
  4. argomenti specifici sui quali elaborare specifici indicatori di valutazione.
Va premesso un fatto a mio parere molto negativo: le risposte a questa indagine sono state fornite solo dai Dirigenti o da loro referenti delegati.
Si è data piena fiducia alla loro capacità di interpretare il dibattito, gli umori e gli orientamenti presenti nella scuola di appartenenza.
Non è dato di sapere come costoro abbiano elaborato le risposte e su che basi non personali.

Primo aspetto: 1) presenza a scuola di un dibattito specifico sulla valutazione dei docenti.
Il 52% degli intervistati afferma che la valutazione dei docenti è un tema discusso nella scuola di appartenenza.
52% ? La metà! Poco!
Mi precipito a leggere il dettaglio e scopro che quel 52% (totale) diventa un misero 39% al Nord, cresce fino al 64% al Centro e si assesta su un salomonico 50% al Sud.
Leggo le altre cifre e vedo con gioia che gli Istituti Comprensivi vantano un bel 75%! Io lavoro in un Istituto Comprensivo (materna, elementare, media) e posso confermare che si parla tanto di valutazione degli insegnanti.
Ma... nei Licei... solo il 30% degli intervistati afferma che si parla di questo argomento! Negli Istituti Tecnici il 60%, in quelli Professionali 45%.

Trovo molto deludenti queste percentuali.

Sembra di capire che l’argomento è affrontato solo nelle scuole che, tutto sommato, godono di un compito istituzionale abbastanza ben definito (Istituti Comprensivi) o chiaramente finalizzato (Istituti Tecnici).

I Licei quasi non parlano di valutazione degli insegnanti.
Ma i Licei non sono quelli che formano la classe dirigente del futuro? Così dicono a mia figlia i professori del suo liceo scientifico.
Il compito dei Licei è istituzionalizzato?
Forse i Licei si preoccupano dei contenuti più che dell’apprendimento in senso lato e per questo raccolgono l’apprezzamento dell’utenza?
I Licei per questo fatto hanno un riconoscimento sociale che le altre scuole non hanno più da decenni?
Insomma, i Licei sono a posto?
Probabilmente i Licei considerano se stessi “good enough” come i programmi Word ed Excel di Bill Gates: l’ultima versione è poco diversa da quella precedente, non serve cambiare.
Non sto facendo ironia e non desidero irritare i colleghi dei Licei, mi pongo solo delle domande.
Forse i Licei svolgono bene il proprio compito principale: preparare gli studenti per l’università. Non serve altro e quindi c’è poco da valutare in ciò.


Gli Istituti Tecnici pur essendo “finalizzati” sono invece disposti a parlare di queste cose.
Perché?
Come elementari e medie hanno una loro precisa funzione o...l’esatto contrario?
Vagano forse nella nebbia con lo spettro di una crisi economica-industriale planetaria che mette in dubbio la loro stessa identità e utilità? La consapevolezza che il geometra difficilmente farà il geometra spinge forse a cercare nuove finalità non strettamente professionali? Forse ci si sta chiedendo cose deve apprendere il geometra per poter trovare un qualsiasi lavoro nella sempre più complessa realtà sociale ed economica?
Gli Istituti Tecnici cercano una bussola?

Non so se sono riuscito a spiegarmi. Penso che la discussione sulla valutazione dei docenti sia appena all’inizio. Le percentuali rivelano “motivazioni” molto diverse nei diversi Istituti.
Diversamente da Virzì, non credo affatto che i docenti italiani stiano maturando una chiara mentalità valutativa del proprio lavoro.
I docenti semplicemente si stanno chiedendo come uscire dalla palude.
Considererei significative percentuali del 70% uniformemente distribuite in tutti i tipi di scuola.

Secondo aspetto: 2) orientamento maggioritario sulla valutazione dei docenti

Risposta: 49%.

Il 49% dei Dirigenti o referenti intervistati afferma cioè che la maggioranza del Collegio sarebbe favorevole ad introdurre un sistema di valutazione del lavoro docente.
Al Nord la percentuale scende al 39%, risale al 54% al Centro, si assesta al 54% al Sud.
Qui mi trovo d’accordo con Virzì: “Si può arrivare ad introdurre un qualche sistema di valutazione dei docenti, ma serve discuterne con i diretti interessati, chiarire le condizioni, definire in modo condiviso gli indicatori, dare garanzie di oggettività.”

Terzo aspetto: 3) scelta di un possibile valutatore (dirigente, organismo collegiale, valutatore esterno).

Qui salta fuori la vera paura di essere valutati!
Il 74% dice che un organismo collegiale dovrebbe valutare la professionalità del docente.
Il 52% pensa che debba farlo il dirigente (gli intervistati sono in gran parte Dirigenti).
Il 37% appena pensa che debba farlo un valutatore esterno!
Uno su tre non teme il valutatore esterno...e si sta solo chiacchierando.
Figuriamoci se si facesse sul serio!

Quarto aspetto: 4) argomenti specifici sui quali elaborare specifici indicatori di valutazione.

Il tema che ha ottenuto maggiori consensi è stato quello della “competenza professionale”.
Ma quale competenza professionale?
Il problema è tutto qui!
Se ci fosse accordo sulla moderna definizione di competenza professionale la valutazione dei professori sarebbe facilissima!

Seguono nell’ordine:
  • competenza disciplinare
  • attività di aggiornamento in servizio
  • presenza in servizio
  • risultati dei propri alunni
  • incarichi di collaborazione e gestione
  • titoli accademici e professionali
  • assenza di provvedimenti disciplinari
  • gradimento alle famiglie
  • giudizio dei propri alunni
  • continuità didattica all’interno dell’istituto
  • anzianità di servizio.
Permettetemi di concludere, dopo tanti noiosi numeri, con un po’ di sana ironia.
  • Competenza disciplinare (quale competenza? Moltissimi insegnanti sono entrati nella scuola senza alcun concorso o corso; molti insegnanti anziani hanno titoli di studio modestissimi)
  • attività di aggiornamento in servizio (vi ricordate le 100 ore di aggiornamento da totalizzare ogni due anni? Alcune colleghe lavoravano ai ferri!)
  • presenza in servizio (basta venire a scuola e il gioco è fatto; Brunetta metterebbe questo criterio al primo posto)
  • risultati dei propri alunni (personalmente metterei questa voce tra le prime)
  • incarichi di collaborazione e gestione (con due anni di vicepresidenza, 6 anni di Consiglio d’Istituto e di Giunta Esecutiva, tre anni di Comitato di Valutazione degli insegnanti immessi in ruolo, partecipazione a innumerevoli Commissioni, credo di non aver assolutamente migliorato la mia competenza professionale)
  • titoli accademici e professionali (un luminare è per forza un bravo insegnante?)
  • assenza di provvedimenti disciplinari (ci mancherebbe altro!)
  • gradimento alle famiglie (utilissimi i voti alti)
  • giudizio dei propri alunni (personalmente metterei questa voce tra le prime)
  • continuità didattica all’interno dell’istituto (chi resta fermo per anni senza conoscere realtà diverse è più bravo?)
  • anzianità di servizio (da sempre è l’unico modo per avanzare nella brillante carriera dei professori).
Battute a parte, mi dispiace dover dire che credo che occorrano ancora molti anni prima di poter affrontare seriamente il problema della valutazione della scuola e degli insegnanti.

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