martedì 3 febbraio 2009

Seconda cosa: valutare gli insegnanti.

L’individualismo e l’autoreferenzialità degli insegnanti non nasce dal nulla.
E’ difficile valutare i docenti perché la scuola è cambiata profondamente come anche la società e i suoi bisogni.
Chi vuole valutare gli insegnanti spesso non conosce affatto la scuola e le trasformazioni che essa ha subito negli ultimi decenni.
Prima di valutare gli insegnanti è necessario chiedersi quale sia il ruolo attuale della scuola italiana.

Riprendo alcuni concetti già espressi nei post precedenti e nelle interviste anche perché sono concetti conosciuti e ampiamente dibattuti da vari autori in molti libri e riviste riguardanti l’istruzione.

I rapporti tra scuola e società sono stati soddisfacenti per molto tempo, oggi non lo sono più.
Sia ben chiaro, questo vale anche per la sanità e per la politica.
L’ottima Mastrocola si lascia affascinare dall’idea che attribuendo le colpe della situazione attuale a fatti specifici come il ’68 si possa spiegare tutto.
Sarebbe bello!
Se fosse così, potremmo superare l’attuale crisi economica semplicemente criticando i governi spendaccioni del passato.
Permettetemi una battuta, a mio parere l’unico vero danno derivato alla scuola dal ’68 è il fatto che i sessantottini oggi sono Dirigenti Scolastici!

Fino alla nascita della scuola media unica, 1963 se non ricordo male, la scuola di élite rappresentava un ottimo sistema di riproduzione sociale: andavano a scuola i figli di coloro che erano andati a scuola.
Gli utenti e gli operatori erano in sintonia ideologica – valoriale.
I prevalenti modelli perbenistici e autoritari fungevano da rinforzo: per gli studenti esisteva la disciplina, per gli insegnanti l’ideologia e la moralità.
Questa situazione favoriva un forte senso di appartenenza degli operatori scolastici che erano ampiamente ripagati dal prestigio sociale e dall’apprezzamento.
La scuola, trasmettitrice e custode di valori, era un’istituzione forte e apprezzata come tale, con una chiara identità e un campo d’azione ben definito; i suoi membri erano ben disposti ad identificarsi con essa ed erano socialmente riconosciuti.

Con la liberalizzazione degli accessi, la scuola è diventata un meccanismo di promozione sociale.
L’omogeneità tra operatori ed utenti si rompe e si trasforma in una pluralità sempre più ampia e incontrollata di valori e modelli comportamentali.
Il senso di appartenenza istituzionale degli insegnanti si attenua e nasce l’individualismo.
In questa fase la scuola è ancora un’istituzione forte e gli operatori scolastici sono ancora apprezzati per l’interesse generalizzato degli interlocutori al titolo di studio, condizione necessaria e sufficiente per accedere a livelli qualificati di vita attiva.

La scuola odierna si presenta come un meccanismo di manutenzione e compensazione sociale.
La spendibilità del titolo di studio si è erosa! Il titolo di studio resta condizione necessaria ma non più sufficiente come mezzo di qualificazione sociale.
Si è rotto il tacito accordo con gli interlocutori i quali, in cambio dell’assicurazione del valore legale spendibile del titolo di studio, lasciavano in pratica mano libera sulla sostanza del servizio scolastico, senza alcun controllo sui contenuti e sulle prestazioni degli insegnanti.

Ecco il punto.

Oggi si è acceso un interesse per la qualità di servizi scolastici capaci di far acquisire competenze che mettano in grado di competere sul mercato del lavoro.
Quasi tutti coloro che affermano che la scuola va male non sanno cosa proporre per farla andare meglio.
Non si può tornare indietro.
La società moderna e la globalizzazione non restituiranno mai più alla scuola il ruolo che essa ha avuto in passato.
Ecco allora che l’individualismo e l’autoreferenzialità degli insegnanti rappresentano un istintivo modello comportamentale adatto alla situazione attuale. Si tratta di una reazione largamente obbligata per l’assenza totale di indicazioni istituzionali forti relative ai comportamenti professionali appropriati e agli obiettivi sociali da perseguire.
Ogni insegnante ha dovuto e potuto costruire un’autodefinizione personale dei propri compiti e doveri.
Ecco perché ministri e tecnici si avvicinano alla valutazione degli insegnanti e poi non combinano nulla.

E’ la scuola nel suo complesso che deve essere ridefinita.
Gli insegnanti non sanno più cosa devono saper fare.
La richiesta generalizzata sembra essere che devono saper fare tutto!
E’ anche vero che gli insegnanti dovrebbero definire, con gli interlocutori sociali, ciò che sono disposti a fare.
Dovrebbero essere espliciti nella formalizzazione di modalità e nella definizione di prestazioni e contenuti che sono disposti ad offrire.

Solo dopo avrà senso parlare di valutazione degli insegnanti.

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