domenica 21 settembre 2008

Ancora sullo score...

... stavolta tentando di essere seria.

In realtà, termine infelice (score) a parte, il problema della valutazione di chi insegna è veramente scottante. Io non sono d'accordo sul diritto alla totale immunità - il rifiuto completo di farci esaminare e valutare - che alcuni colleghi sostengono: francamente, stento a non vedere una considerevole coda di paglia dietro a certi irrigidimenti.

Dato che sono pagata (anche se con moderazione) per insegnare alcune cose, trovo giusto, invece, che chi mi paga possa accertare ogni tanto che quelle cose le so davvero.

(Ecco, tump! tump! sento arrivare le prime pietre della lapidazione.)

Poi mi dispererò, morirò di fifa, imprecherò anche: ma non mi rifiuto a priori. Per un elementare rispetto di me stessa, innanzitutto. E poi per un certo istituzionale riconoscimento dell'autorità costituita, anche se avesse dato pessima prova di sè.

(Non sono per niente à la page, dicendo questo, lo so, ancora una volta.)

Certo, chiederò a gran voce che il metodo della valutazione sia oggettivo, nonchè intelligente; e che tenga conto anche della qualità della mia didattica, oltre che del fatto che conosco le redox, i tardigradi e lo gneiss.

Ecco, il punto è questo secondo me. Qualche post fa mi sono chiesta come si valuta una scuola, ed ho scopiazzato qualche tentativo di risposta da un blog americano. Ora voglio riflettere su come si valuta un insegnante, e vedo - girando sul web - che il problema è apertissimo.

Ogni sistema proposto sembra avere conseguenze perverse. Per dirne una, negli Stati Uniti è diffusa la valutazione in base alla percentuale di successo degli alunni ai test standardizzati: come risultato, molti insegnanti si mettono ad inseguire tale successo con ossessiva e gretta ostinazione (teach to the test), con buona pace di ogni altro obiettivo formativo, abilità, competenze e compagnia bella.

Alcuni propongono di interpellare le famiglie ed il loro grado di soddisfazione. Troppo facile ribattere che mediamente i genitori vogliono che il figlio sia promosso più di quanto desiderano che sia ben formato. Quindi il migliore insegnante sarebbe il più lassista.

Neanche i dirigenti scolastici, secondo me, possono diventare tout court i nostri esclusivi valutatori. Troppo intensa sarebbe la tentazione di favorire i fedelissimi delle conventicole amiche, a scapito dell'outsider magari geniale ma un po' rompiscatole.

Impossibile anche una valutazione "orizzontale", peer to peer, democratica ed anonima: da collega a collega. Certo sarebbe divertente, ma... troppo forti le invidie, la concorrenza, le gelosie.

E se ci valutassero gli studenti? Di tutte le nostre controparti sarebbero di gran lunga i più leali e veritieri. Non è vero che favorirebbero i fannulloni solo perchè li lasciano tranquilli: in realtà, i ragazzi disprezzano di tutto cuore un nullafacente. I prof più esigenti sono anche i più amati. Ma non è giusto gravare i ragazzi di un tale peso, con tutti i tentativi manipolatori che ne conseguirebbero.

Io propongo le cimici.

Ogni tanto, di nascosto, qualcuno registra una mia lezione (non una volta sola, perchè non mi registrino solo quel giorno che avevo la faringite acuta e mi era pure morto il gatto). E poi mi sbobina. Ascolta quel che dico e come lo dico, constata la parte attiva che i miei studenti hanno nel lavoro di classe, misura, confronta e riflette. Dopo di che traduce i risultati dei campionamenti, servendosi di parametri standard, integrando quel che c'è da integrare, magari con un colloquio.

A me andrebbe bene.

Poi però voglio un aumento di stipendio.

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11 commenti:

  1. Ciao, Ottima pokankuni!
    concordo in tutto e per tutto sulle tue osservazioni e proposte. Mi associo, ci starei!
    ... e anche all'aumento! :-))
    buona domenica!

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  2. Non credo che debbano essere valutate le conoscenze degli insegnanti, per questo penso che basti un buon reclutamento inziale. Semmai occorrerebbe valutare la capacità, l'innovatività, l'appeal, se vogliamo, della didattica, della capacità di trasmettere le conoscenze. Certo, questa capacità non dovrebbe coincidere esclusivamente con i risultati degli alunni (che primo, si possono pilotare, secondo non sempre dipendono dall'insegnante, ma anche da molteplici altri fattori. Incrociando questo dato (che ancora non capisco come ottenere) con l'opinione dei genitori, dei colleghi, del Dirigente, degli alunni si potrebbe costruire un quadro.
    Altrimenti c'è un'alternativa infallibile: la vox populi. Basterebbe ascoltare: anche l'ultimo dei bidelli in genere sa chi in una scuola lavora e chi no. E si scoprirebbe che alla fin fine coloro che non lavorano sono pochissimi, due-tre per scuola.
    Questo permetterebbe controlli mirati. Per una graduatoria tra gli altri che lavorano davvero non saprei cosa suggerire...

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  3. Ps:
    pokan,
    ho appena riportato in una risposta ad un commento sul mio blog, la "flastrocca"? di Prof2.0 qui sulla sinistra! :-)

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  4. @ Giovanna: ciao! grazie delle tue parole. E Prof 2.0 sarà proprio contento!...

    @ Palmy: sono d'accordissimo con te riguardo alla "vox populi". In realtà si sa benissimo chi lavora bene e chi no. Ma come standardizzare, quantificare? Perchè, sai, se ci sono di mezzo i soldi... ahimé. Anch'io, come te, poi, sono convinta che i fannulloni siano davvero molto pochi. Quanto al reclutamento iniziale, certo è una prima importante valutazione: ma poi, più niente? per venti o quarant'anni? Tu stessa hai sostenuto giustamente in un tuo post (a proposito di certe osservazioni della Gelmini sui libri di testo) che in tutte le materie ci sono avanzamenti, novità, nei contenuti e negli approcci metodologici: non ti sembra giusto che si richieda a un docente di aggiornarsi, di studiare sempre, almeno un po'? Certo forse ci sono altri sistemi per ottenere questo, alternativi agli odiosi esami che non finiscono mai. I medici e gli psicologi hanno gli ECM, mi pare, che li obbligano ad aggiornarsi: il principio è giusto, poi non so se in pratica la cosa funzioni.

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  5. Anche lo "sbobinamento", però, avrebbe un limite: la valutazione la farebbero persone che non sono studenti, quindi difficilmente con il metro giusto.
    Si potrebbe far votare gli studenti, ma dopo che sono usciti da quella scuola, un anno dopo, per esempio.
    Ciao!
    p.

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  6. Quella degli studenti già usciti è davvero una buona idea. Hanno acquisito prospettiva e sono maggiormente immuni da pressioni indebite. Mi piace questa fucina collettiva di idee! :o) Grazie Pasquale, benvenuto!

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  7. è un problemone...
    però una valutazione seria ci vorrebbe davvero, chi ha paura è perchè ha la coda di paglia...
    certo nell'ottica dell'autonomia totale sarà imprescindibile e avrà nella scelta di genitori e ragazzi la cartina al tornasole: chi iscriverà i figli in una scuola scadente? e non ci potranno essere neanche i tanto temuti favoritismi, quale preside si riempirà la scuola di "amici" ma scadenti sapendo che caleranno gli iscritti?
    certo ci vorrà tempo...

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  8. Hai ragione Merins!, non ci avevo pensato: nel medio-lungo termine i presidi avrebbero interesse a selezionare gli insegnanti che lavorano bene davvero. Questo mi suggerisce un'idea un po' pazza che però sarebbe troppo lungo descrivere qui: ne parliamo nel prossimo post.

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  9. Maledetti professori. Pretendono di insegnare in una società dove nessuno - o quasi - ritiene di aver qualcosa da imparare. Pretendono di educare in una società dove ogni categoria, ogni gruppo, ogni cellula, ogni molecola ritiene di avere il monopolio dei diritti e dei valori. Pretendono di trasmettere cultura in una società dove più della cultura conta il culturismo. Più delle conoscenze: i muscoli. Più dell'informazione critica: le veline. Una società in cui conti - anzi: esisti - solo se vai in tivù. Dove puoi dire la tua, diventare "opinionista" anche (soprattutto?) se non sai nulla. Se sei una "pupa ignorante", un tronista o un "amico" palestrato, che legge solo i titoli della stampa gossip. Una società dove nessuno ritiene di aver qualcosa da imparare. E non sopporta chi pretende - per professione - di aver qualcosa da insegnare agli altri. Dunque, una società senza "studenti". Perché dovrebbe aver bisogno di docenti?

    Maledetti professori. Non servono più a nulla. Meglio abolirli per legge. E mandarli, finalmente, a lavorare.
    ***
    http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/politica/bussola-diamanti-25-lugl/bussola-diamanti-25-lugl/bussola-diamanti-25-lugl.html

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  10. Grazie Mel dello stralcio di articolo, amaro e vero. A noi riconquistare i cuori dei nostri ragazzi alla cultura, cioè in ultima analisi alla libertà.

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  11. OT fammi sapere se il film è piaciuto...

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