martedì 5 agosto 2008

Migliorare le capacità di lettura dei ragazzi dislessici

ScienceDaily (Aug. 5, 2008) — Un nuovo studio della Carnegie Mellon University, basato sul brain imaging applicato a studenti dislessici ed altri soggetti con difficoltà di lettura, mostra che il cervello è in grado di riprogrammarsi e superare i deficit, se gli studenti ricevono 100 ore di uno specifico corso di sostegno intensivo.
Lo studio, pubblicato nel numero di agosto della rivista Neuropsychologia, mostra che il corso di sostegno aveva l'effetto di un aumento di attività cerebrale in numerose regioni della corteccia associate alla lettura, e che i miglioramenti [della funzione cerebrale] erano ulteriormente consolidati durannte l'anno successivo al corso di sostegno.
"Questo studio dimostra che il corso di sostegno può sfruttare la plasticità cerebrale per raggiungere un miglioramento scolastico," ha detto il neuroscienziato Marcel Just, direttore del Carnegie Mellon's Center for Cognitive Brain Imaging (CCBI) e autore senior dello studio. "Un insegnamento mirato può aiutare aree del cervello con prestazioni ridotte ad aumentare la loro efficacia."(...)
Le implicazioni dello studio potrebbero estendersi ben al d là del miglioramento delle capacità linguistiche. Just ha fatto notare che la capacità del cervello di adattarsi a seguito di un'istruzione con un ben preciso scopo ha la potenzialità di influenzare il processo di apprendimento anche in altre aree disciplinari.
"Ogni forma di educazione è di fatto un addestramento del cervello. (...) Questi risultati dimostrano che i soggetti con difficoltà di lettura possono sviluppare cervelli ottimamente efficienti. Bisognerebbe applicare lo stesso approccio ad altre capacità."
Inoltre, la prova concreta del miglioramento dimostrato in questo studio potrebbe essere preziosa per valutare l'efficacia di un approccio didattico o di un curriculum, o potrebbe addirittura essere usata come criterio-guida nel delineare una politica educativa. "Siamo agli albori di una nuova era di neuro-education," ha ossevato Just.
Sebbene quest'ultima parola - neuro-education - suoni molto inquietante ad orecchie italiane, evocando chip impiantati nel cervelletto e simili mostruosità, in effetti apprezzo molto un approccio rigoroso, anche neurofisiologico, allo studio dei processi di apprendimento e più in generale dello sviluppo dell'intelligenza.
Io ripeto sempre ai miei studenti che lo scopo della scuola non è - o non principalmente - insegnare cosa siano i mitocondri, la Campagna di Russia, il Botswana o le equazioni di secondo grado. Ma è insegnare a ragionare.
Dunque tutto ciò che ci aiuta a capire meglio come questo accada, beh, a me interessa!
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