sabato 21 giugno 2008

Come valutare una buona scuola

Nell'intenso dibattito che - finalmente! - sta attraversando la società civile italiana, su come risollevare le sorti languenti della scuola, uno dei temi ricorrenti è la valutazione della qualità del sistema scolastico.

Normalmente, quando si parla di valutazione della scuola si pensa subito ai test nazionali e internazionali, Invalsi PISA et similia, che servono a misurare l'apprendimento degli alunni al termine di un dato percorso.

Personalmente penso che simili test siano una buona cosa, ma che colgano una parte soltanto del lavoro che la scuola è chiamata ad erogare. Ci sono aspetti della crescita di un ragazzo che forse nessun test a scelta multipla potrà mai misurare, ma non per questo sono meno importanti.

Ho trovato in un blog di un collega americano, Doug Johnsons, alcuni consigli rivolti ai soggetti ultimi (o i primi?!) chiamati a fare tale valutazione, per un'esigenza vitale, pratica e immediata: la scelta della scuola per i propri figli. Una versione micro del problema, se volete, ma che suggerisce riflessioni illuminanti.

Volendo attribuire un "punteggio" ad ogni scuola, con pragmatismo tutto americano, Doug consiglia di valutare cinque aspetti, che lui ritiene fondamentali, di quella che in Italia chiameremmo "offerta formativa".

Vorrei alternare le sue osservazioni con i miei commenti, pensati dall'altro lato della barricata, cioè da parte di chi è chiamato a rispondere positivamente a tali attese.

Primo punto: Clima della scuola. E' strano, ma si può avvertire il senso di sicurezza, accoglienza, e attenzione alle persone che si vive in una scuola, pochi minuti dopo esserci entrato. Piccole cose, come la pulizia, l'esposizione di elaborati degli studenti, le porte aperte sulle classi, le risate, un modo di parlare rispettoso, adulti e ragazzi sorridenti, sono i barometri del clima scolastico. Se una scuola non si guadagna un punto in questo, non c'è bisogno di considerare altro. Fuori di lì, e alla svelta.
Condivido pienamente la priorità che Doug dà alla qualità delle relazioni interpersonali in una scuola. Penso anch'io, come lui, che sia condizione necessaria per il realizzarsi di qualsiasi altra buona cosa, nella scuola come altrove. E penso anche che la responsabilità di creare questo clima spetta agli adulti. Dal preside al bidello, tutti sono importanti in uguale misura, su questo punto.
Secondo punto: Qualità individuali dei docenti. Le valutazioni della scuola nel suo insieme non ci dicono molto di questo. Ci sono docenti a cinque stelle in scuole a una stella, e viceversa. Ascoltate i pareri dei genitori sugli insegnanti che i vostri figli potrebbero avere. E cercate di fare in modo che i vostri figli vadano con quelli di cui si dicono le cose migliori.
Chi può dire se un insegnante è bravo?

La conosciamo tutti benissimo, la risposta. I ragazzi.

Loro sono i nostri giudici più oggettivi. Non è vero che reputano migliori quelli che esigono meno. Una valutazione dei docenti che venga formulata congiuntamente
(in proporzioni da stabilire) da alunni, genitori e colleghi dello stesso consiglio di classe, sarà probabilmente assai attendibile.

Terzo punto: Biblioteche e tecnologia. La qualità della biblioteca di una scuola è il segno più eloquente del valore che quella scuola dà alla lettura, all'autonomia dell'insegnante, all'aggiornamento. Un bravo bibliotecario; una collezione invitante, funzionale e aggiornata di libri e riviste; la presenza di computer con accesso ad internet; tutto questo ci dice che dirigente ed insegnanti credono che apprendere sia qualcosa di più che la semplice memorizzazione di dati da un testo; che la diversità di idee ed opinioni è importante; che la lettura è qualcosa di fondamentale ma anche piacevole.
Ahia! Sentite anche voi una leggera fitta alla milza?

Nelle scuole di cui ho esperienza, le biblioteche erano alternativamente o grossi e sporchi ripostigli dove libri antiquati e riviste polverose erano ammonticchiati alla rinfusa, oppure santuari asettici ed ordinatissimi dove i libri, allineati sottochiave in vetrina, inaccessibili come armi o veleni, svolgevano una funzione estetica, di rappresentanza.

Biblioteche di serie A o B: in ambedue le categorie i ragazzi, naturalmente, si guardavano bene dal mettere mai piede.

Quanto ai pc, nei rari casi in cui erano collegati ad internet, la totale assenza di filtri e controlli li rendeva subito inutilizzabili per il totale intasamento di virus, adware, programmi strani e porcherie di ogni genere.

Che tristezza.


Quarto punto: Offerta di attività facoltative ed extracurricolari. Quel che succede in classe è importante. Ma lo è anche ciò che accade nelle altre 18 ore del giorno. Voglio per i miei figli scuole elementari che offrano attività orientate allo sviluppo di capacità sociali (social skills) ed interessi personali. Voglio scuole secondarie ricche di proposte di arte, sport, educazione tecnica, musica, servizi alla comunità, per sviluppare i talenti personali, le capacità di leadership, e far vivere l'orgoglio dei risultati raggiunti.
Questo è un punto controverso.

Nelle scuole italiane esiste, credo, un buon ventaglio di offerte extracurricolari, tutto sommato.
Quello che mi sembra mancare, in molti casi, è un progetto, un criterio, un'idea d'insieme, che guidi la scelta nel proporre queste attività. Così poi sarà anche possibile una valutazione critica dei risultati raggiunti.

Spesso invece si tratta solo di riempitivi, passatempi: "tanto per non tenerli in strada".

O peggio, pretesti per far guadagnare soldi a qualche buontempone dotato di competenze molto approssimative.

E' troppo poco.
Doug giustamente sottolinea le finalità, gli obiettivi di queste attività. Bisognerebbe partire da qui.

Quinto punto: Impegno nella formazione del personale. Esiste una quantità enorme di ricerca scientifica sulle buone pratiche nell'insegnamento e nella scuola in generale. Studi sul funzionamento del cervello, prassi ripensate criticamente, studio sistematico di come lavorano gli studenti, strategie per gli studenti svantaggiati, sono solo alcuni esempi di studi innovativi che possono avere un impatto positivo sul modo di insegnare. Ma nulla di tutto questo servirà a qualcosa, se resterà chiuso nelle università o nelle riviste specializzate. Le buone scuole danno la priorità, nei loro bilanci, a formare i docenti su come migliorare le proprie tecniche. Portereste vostro figlio da un medico che non cura il proprio aggiornamento?
Ahia, ahia! Di nuovo quelle fitte.

Noi insegnanti italiani siamo una razza innamorata della nostra autonomia. E teniamo molto anche al nostro tempo libero, magra consolazione di stipendi assai modesti.

Ma non si può negare che, come per un medico, è necessario per noi studiare sempre. Ed infatti moltissimi fra noi usano già quel tempo libero studiando, aggiornandosi!

Certo, le ore di formazione dovrebbero essere retribuite.

E
bisognerebbe garantire in qualche modo l'eccellenza della qualità da parte dei formatori: in passato abbiamo avuto troppe delusioni, a questo proposito.

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