sabato 24 maggio 2008

Todos caballeros

In Germania, l'ultimo posto da cui me lo sarei aspettato, stanno pensando di non valutare più, per non bocciare più (per ragioni di economia): todos caballeros, come si dirà in tedesco?

Copio l'articolo da qui:

Berlino - L'istruzione tedesca sembra voler imboccare una nuova strada, che certamente farà discutere: bocciare (e di conseguenza finanziare ripetizioni e classi di ripetenti, e permanenza più lunga degli studenti nelle scuole superiori) costa troppo. Tant'è che una tacita direttiva proveniente dai vertici vieterebbe la bocciatura. Lo studente considerato come fattore economico, l'attenzione che scivola dalla persona al bilancio. Come accadeva quarant'anni fa in Italia, quando il '68 rivendicava il blocco delle bocciature e la sufficienza garantita per tutti in barba alla meritocrazia.

L'ordine viene dall'alto, con e-mail dei ministeri della Pubblica istruzione dei sedici Stati della federazione tedesca, visto che non c'è un ministero nazionale. Il linguaggio delle e-mail è ostico burocratese, parla di "ottimizzare i risultati", di "verificare in quali scuole si boccia di più", e così via. Decriptato il messaggio, spiegano gli insegnanti, il significato è chiaro: non bocciare, o bocciare il meno possibile. Insomma, rieccoci a quaranta o trent'anni fa, alle idee estremiste: promozione garantita, allora in nome del no alle gerarchie, oggi in nome dei tagli ai costi.

L'esagerata selettività del sistema scolastico tedesco avrebbe dunque portato i politici, spalleggiati dall' Ocse, l'organizzazione delle Nazioni Unite per la cooperazione e lo sviluppo economico, a siffatta raccomandazione: non bocciate, ogni bocciatura a causa dei costi di ripetizioni e classi supplementari vuol dire soldi sottratti al bilancio dell'istruzione. Messi alle strette dai poteri politici, presidi e professori in Germania si adattano inflessibili. Le peggiori insufficienze vengono corrette. Dal docente, o dal preside se il docente è in disaccordo. Così la media annuale delle bocciature è già vistosamente calata: dal 3,2 per cento degli studenti nel Duemila ad appena il 2,4 per cento l'anno scorso.

Ma alcuni dei Bundeslaender, i sedici Stati della federazione, si spingono più in là. Berlino, capitale ma anche città-Stato, governata dalle sinistre, ha deciso che è possibile per gli insegnanti rinunciare a dare voti agli studenti fino all'ottavo anno scolastico. I voti discriminano, aprono troppo rischio di alzare muri tra candidati alla promozione e alla bocciatura. Tale concezione è bipartisan: nella ricca, borghesissima Amburgo, un'altra città-Stato, il governatore democristiano e i suoi alleati Verdi hanno concordato che fino al decimo anno scolastico nelle scuole pubbliche non si boccia.

Chi meriterebbe i voti peggiori si vede dunque aiutato senza sforzi dal corpo insegnante per direttiva, instaurando oltretutto un deleterio circolo vizioso poichè gli studenti si disimpegnano, si sforzano di meno, certi di passare comunque. I professori che vorrebbero continuare con la severità per incoraggiare di più i ragazzi a imparare, rischiano inoltre sanzioni dure e la loro unica arma è rilasciare interviste, ovviamente sotto falso nome e senza foto.

E ora chi glielo dice, ai nostri alunni?! Pensate cosa succederà quando lo scopriranno.

A parte gli scherzi, davvero qui è in questione l'idea stessa di scuola così come l'abbiamo sempre pensata. Non so se bocciare di per sè sia così necessario. (Vedi un'interessante messa-in-questione dell'utilità della bocciatura qui).

Ma la promozione garantita, senza voti, senza un livello a cui sforzarsi di arrivare... davvero non riesco a immaginare una scuola così.

Una scuola dove un maestro non può più dire: voglio portarvi da qui a là, voglio che fra un po' di tempo sappiate cose nuove, capiate di più, siate diversi, siate migliori e più liberi.

Mah.

1 commento:

  1. ciao Pokankuni.
    Avevo letto di questa dalla Germania e anche a me aveva stupito. Le severe scuole tedesche...
    E, una scuola così: senza voti, senza registri... senza bocciature.
    La scuola che vorrei! Ma mi spiego, eh?
    Una scuola dove i ragazzi vanno volentieri, dove i ragazzi *vogliono* imparare, vogliono crescere, vogliono, come tu dici, essere migliori e più liberi, vogliano faticare per esserlo! Beninteso una scuola che offra tutto ciò.
    Un'utopia insomma!:-)
    Io, fra le carte giocate... più di una volta dico ai ragazzi...della scuola che vorrei!
    Con qualcuno sembra, mi illudo forse, funzioni, li vedi per un po' tutti presi...
    Purtroppo però devo prendere atto del fatto che spesso l'impegno, ai fini del raggiungimento di risultati davvero buoni, quelli che chiamiamo "eccellenti" è ancora legato alla (sempre più rara) ambizione al bel voto!:-(
    E figuriamoci se il voto venisse a mancare! O il voto sufficiente assicurato (che poi, già è un po' così nelle nostre scuole di base...)
    g.
    g.

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