martedì 27 maggio 2008

Mastrocola (3): la scuola per tutti

È dunque attuabile il progetto di una scuola per tutti, che non sia una scuola abbassata al livello dei cosiddetti "lavativi"? Può essere un progetto, o è semplice utopia?
Io mi limito a dire questo: può esistere in astratto una scuola per tutti? Io posso dire che quando ho di fronte almeno un terzo di ogni classe di ragazzi che non hanno la minima voglia di studiare, me lo chiedo. Stiamo facendo la cosa giusta? Anche il fatto di innalzare l'obbligo, siamo convinti che sia una cosa giusta? Siamo convinti che dobbiamo forzare tutti a studiare? E se lo studio fosse invece una cosa, non dico per pochi, ma non per tutti? Direi che non c'è alcun male se qualcuno si dedica ad arti pratiche.

Basterebbe, ad esempio, riconoscere alla formazione professionale il valore di assolvimento dell'obbligo scolastico…
Certamente. Io penso che siamo entrati in una strada senza uscita se pensiamo per i nostri figli che l'unica scuola, la "migliore", sia il liceo classico. Noi dobbiamo arrivare, cambiando la nostra mentalità (e qui la scuola non c'entra, c'entrano le famiglie) a pensare che un figlio può essere una persona stupenda e avere una carriera professionale, sia che faccia il liceo, sia che faccia un'altra strada. Tra l'altro, studiare contro la propria volontà è fonte di infelicità e di frustrazione. In nome del mitico obbligo, la scuola sta forzando la natura degli esseri umani.
D'accordissimo che un certo modo di studiare non sia per tutti. Insegno in un istituto professionale e ho le classi piene di ragazzi che muoiono di noia a stare seduti dalle otto alle tre, ad ascoltare - si fa per dire - discorsi e poi ancora discorsi, mentre vorrebbero fare, disfare, fabbricare, pasticciare, disegnare, smontare e rimontare. (E infatti passo il tempo a sequestrargli accendini con cui hanno tentato di fondere le biro, taglierini con cui hanno scolpito le lattine di tè, mille ammennicoli in cui tentano infantilmente di sfogare la propria creatività repressa.)
Ma non sono d'accordo con chi vorrebbe sostituire, per questi ragazzi, la scuola "vera" con i corsi professionali. Questi ultimi li conosco bene, ci ho anche insegnato per anni, ce ne sono di pessimi e di meravigliosi, ma non è questo il punto.
Penso che tutti i ragazzi abbiano diritto a conoscere Dante e Leopardi, le equazioni di secondo grado e la Costituzione, la prima guerra mondiale e i vulcani, anche se hanno una potente attitudine alla manualità.
Penso che stia a noi insegnanti raccogliere la sfida, e inventare un modo di fare scuola - fare cultura - con loro: un modo adeguato al loro modo di essere. Difficile, difficilissimo: certo! Ma è affar nostro. Questi ragazzi non devono essere puniti con una condanna all'ignoranza (perchè di questo si tratta) per la loro attitudine a "pensare con le mani".
Related Posts with Thumbnails