mercoledì 7 maggio 2008

In un altro mondo

Avrebbero dovuto avvertirmi. Ehi, Mac, la tua vita - trent'anni di vita, Mac - sarà tutta così, scuola, scuola, scuola, ragazzi, ragazzi, ragazzi, compiti, compiti, compiti, leggi e correggi, leggi e correggi montagne di compiti che si accumulano a scuola, a casa, giornate e nottate intere a leggere storie, poesie, diari, biglietti d'addio di aspiranti suicidi, invettive, giustificazioni, commedie, temi, perfino romanzi, tutti frutti del lavoro di migliaia - e dico migliaia - di adolescenti newyorkesi, più qualche centinaio di studenti lavoratori, e così passeranno gli anni, anni in cui non avrai mai tempo di leggere Graham Greene o Dashiell Emmett, Francis Scott Fitzgerald o il caro P.G. Wodehouse oppure il tuo beniamino, il signor Jonathan Swift. Diventerai cieco a forza di leggere Joey e Sandra, Tony e Michelle, le loro piccole ambasce, passioni ed estasi. Montagne di ragazzate, Mac. Se ti aprissero la testa ti troverebbero migliaia di teenager arrampicati sul cervello. A giugno di ogni anno si diplomano, poi crescono, lavorano e fanno strada. Fanno figli, Mac, figli che un giorno verranno da te per studiare l'inglese, e quando ti troverai davanti l'ennesimo quadrimestre di Joey e di Sandra, di Tony e di Michelle, ti sorgerà spontanea la domanda: E' tutto qui? Possibile che sia questa la mia realtà per venti, trent'anni? Sì, è possibile, e ricordati: se questa è la tua realtà, tu sei uno di loro: un teenager. Vivi in due mondi, Mac. Passi con loro un giorno dopo l'altro e non capisci che effetto ha questa convivenza sulla tua testa. Teenager per sempre. Arriverà giugno e ciao, ciao, prof, è stato bello conoscerti, a settembre viene da te mia sorella. Ma c'è un altro risvolto, Mac. In classe succede sempre qualcosa. La classe ti mantiene attento, ti tiene la mente fresca. Non invecchierai mai. L'unico pericolo è che potresti avere per sempre la testa di un adolescente. E quello, Mac, è un problema serio. Ti abitui a parlare con i ragazzi mettendoti al loro livello, poi vai a farti una birra al bar e ti scordi come si parla con gli amici. Gli amici ti guardano. Ti guardano come se fossi appena arrivato da un altro pianeta e hanno ragione. Passare giorno dopo giorno in aula, Mac, significa vivere in un altro mondo.
da "Ehi, prof!" di Frank McCourt, ed.Adelphi.
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