lunedì 25 febbraio 2008

Un dubbio...


sabato 23 febbraio 2008

La classe di Maria Serena

Con vergognoso ritardo segnalo un'ottima lettura da una insegnante e blogger di lunga esperienza. Sul blog Note Cellulari, di Maria Serena Peterlin, è possibile scaricare gratuitamente un e-book che racconta l'esperienza dell'autrice, insegnante di lettere in un istituto tecnico di Roma, da poco in pensione.

L'ho divorato in una sera, il suo e-book (intitolato "La classe non è .doc"). Mi ha divertito, commosso, stupito... Il genere non è nuovo, ma Maria Serena fa del suo racconto una testimonianza profondamente credibile di una vera passione per il nostro mestiere. Tre anni di una classe "terribile" che cresce sotto lo sguardo di un'insegnante così:
Tutto è didattica a scuola: compreso come ti vesti, come entri dal portone, come cammini, come li saluti. Io entravo (volutamente) sempre in classe sorridendo (anche con l'emicrania, il collare per l'incidente stradale ecc).
E se non sorridevo si preoccupavano.
Che cià oggi pressorè? Non è che ce l'ha con noi, vero?
Ero solennemente arcigna solo in occasione di feroci predicozzi (che non sono mancati), ma non ho mai "chiuso" con nessuno.
Tutto è didattica: anche il colore della matita per le correzioni, il passare tra i banchi, il caffè mandato a prendere dall'alunno/a affidabile. Tutto.
Però questo valeva per me. E auguro a ciascuno di trovare una bella strada tutta sua.
(da un recente post del suo blog)

Si può non condividere qualcosa dei toni un po' sopra-le-righe di Serena quando si occupa di politica con intensa passione civile. Ma nel suo e-book c'è solo l'amore: amore per i suoi alunni, proprio quelli con quelle facce e quelle storie; amore per l'italiano e la storia, assaporati con godurioso abbandono prima ancora che insegnati; amore per questo nostro mestiere, scalognato e meraviglioso.

Per di più Serena scrive in modo frizzante e godibilissimo, divertente, denso di intelligenza e sensibilità umana. Mi azzardo a dire che il suo modo di vivere l'insegnamento è quello che anch'io vorrei raggiungere, e per questo mi sono permessa di prendere da un altro suo post la frase che apre questo mio blog, una frase che definisce tutta la bellezza dell'avventura educativa.

venerdì 22 febbraio 2008

E' finita!!!!

Si è finalmente concluso il mio corso abilitante! Sono una prof patentata!

Ora spero di postare più spesso in questo blog. Non ho mai smesso di seguire gli altri blog e di aggiornarmi su tanti aspetti affascinanti del web 2.0, ma di energie per creare qualcosa di originale proprio non ne avevo.

Il corso si è concluso con la produzione del progetto di un'unità didattica (io ho scelto gli OGM spiegati a una seconda di istituto professionale), un esame scritto (di nuovo un'unità didattica, su argomento tirato a sorte) e un orale (discussione della tesina).

Bilancio del corso? Difetti: troppo accademia, poca didattica, quasi niente laboratorio, ritmi talvolta molto pesanti, tanti esami in poco tempo, costi esagerati con nessuna possibilità di dilazionare. Pregi: eccellente livello scientifico, la disponibilità di quasi tutti i docenti e dei tutor (colleghi di ampia esperienza), averci mostrato le potenzialità di PowerPoint... e soprattutto la solidarietà fra noi colleghi-compagni.

Un grande abbraccio a tutti i miei colleghi di corso, la cui amicizia è stata di gran lunga la cosa più bella di quest'ardua avventura.

foto alitaylor, www.sxc.hu

sabato 2 febbraio 2008

Se la scienza non fa più sognare

Forse il problema è qui. Un ragazzo ha bisogno di poter sognare: ha bisogno di intravedere un futuro, un "oltre", che ciò che studia gli promette, a cui può introdurlo.

Ripensando alla mia esperienza di adolescente, è stato proprio questo ad affascinarmi delle scienze, a farmele studiare con più passione rispetto alle altre materie e a farmele scegliere come università e come mestiere.

Nelle altre materie, me ne rendo conto adesso, cercavo questo "di più" e non lo trovavo, nelle scienze sì: il miglioramento genetico delle specie utili all'uomo, la biologia molecolare nella lotta alle malattie, la difesa dell'ambiente, erano altrettanti "di più" che davano senso e respiro a quello che studiavo in quel momento. Una specie di speranza. Le scienze promettevano di essere una strada praticabile per il mio desiderio di "esserci" nella realtà e di contribuire a migliorarla.

Ricordo che un giorno, nell'ultimo anno di liceo, l'insegnante di italiano (una persona culturalmente molto attiva, scrittore, poeta e traduttore) e quella di latino e greco ci tennero assieme, in una forma spontanea di ciò che in futuro si sarebbe chiamata codocenza, una lezione affascinante sul decadentismo e più in generale sulla cultura letteraria europea di fine ottocento.

Io a un certo punto alzai la mano e chiesi quali erano invece i temi più vivi nella cultura letteraria italiana in quel momento (inizio anni '80). Loro si guardarono ridendo, e mi risposero: "Ora? Ora non c'è niente!".

In quel momento presi la decisione che, dopo la maturità, non avrei mai più studiato lettere.

In quella reazione c'era tutta l'immaturità dei miei diciott'anni, ma certo, quei due insegnanti, peraltro bravissimi, con quella risatina spensero un fuoco. La mia prof di scienze era meno culturalmente attrezzata, le sue lezioni meno affascinanti. Eppure lei era riuscita a suggerirci quel "di più".

Le scienze a scuola: uno sguardo europeo

Un interessante contributo di André Giordan sul sito dell'ADi, a proposito delle difficoltà che insegnare scienze presenta attualmente. La riporto qui e intanto ci penso un po' su, proponendomi di commentarla prossimamente. Le evidenziazioni sono mie.

L'ALLARMANTE LIVELLO DELLE CONOSCENZE SCIENTIFICHE DEI GIOVANI a due anni dalla conclusione degli studi secondari superiori...
Ogni anno organizziamo dei tests riguardanti i livelli delle conoscenze scientifiche dei ragazzi che hanno terminato da due anni il ciclo di studi secondari. I risultati non lasciano alcun dubbio.

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