mercoledì 29 agosto 2007

Intro

Vorrei fare e ricevere riflessioni su questo lavoro di insegnante. Lo faccio da dodici anni e ogni anno mi piace sempre di più, nonostante tutto. Parleremo, spero, di tutti i «nonostante», e del perché sia comunque così bello. Vorrei ci raccontassimo le esperienze, le emozioni, le sfide, e magari qualche piccolo trucco del mestiere. Vorrei che soprattutto ci aiutassimo a crescere, professionalmente e umanamente. 
Oggi è il mio compleanno: compio 45 numerosissimi anni. Un buon momento per uno sguardo complessivo su cosa-ci-faccio-al-mondo. Il giro di boa l'ho già fatto, ormai la vita che mi resta non è più così tanta, vorrei mettere più libertà e più convinzione in quello che faccio, e meno rotolare affannoso dietro agli eventi.

Essere ancora una prof totalmente precaria alla mia età, con la canizie incipiente sotto la tinteggiatura d'ordinanza, è una condizione buffa e strana. Ci si sente un po' Stan Laurel, un po' dottor Schweitzer. Siamo sfigati ontologici, inclini all'autocommiserazione, ma con una fanciullesca folle generosità nell'investire gigawatt di energie in un lavoro che ci gratifica solo in una sfera tutta spirituale. E con la stessa incredibile mancanza di realismo, ci ostiniamo a credere che un giorno saremo di ruolo, ci sistemeremo, godremo anche di un pizzico di signorile prestigio.

Ma certo non facciamo ciò che facciamo per la speranza del posto sicuro. Nè per lo snobismo del prof colto e squattrinato.

Ma perchè ci piace stare coi ragazzi, e fare del nostro meglio, ogni giorno di più, per loro. E basta.

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