venerdì 31 agosto 2007

La domanda universale


Are we doing anything today?Ho appena scoperto, frugando tra i blog del mondo che parlano di questo mestiere, questo titolo simile al mio!

Anche questa collega statunitense dice che ogni mattina, qualcuno fra i ragazzi le fa quella domanda (letteralmente: "Oggi facciamo qualcosa?"), e ogni tanto se lo chiede anche lei. Saggia ragazza.

C'è qualcosa di universale, evidentemente, in quel misto di rassegnazione e speranza con cui i ragazzi entrano in classe al mattino, mezzi morti di sonno...

Voi cosa rispondete quando vi chiedono la stessa cosa?

giovedì 30 agosto 2007

La scuola che sogno - 1

Banchi in cerchio.
L'insegnante fa parte del cerchio, primum inter pares.
La cattedra non come una trincea, nè un pulpito, nè lo scanno del giudice, ma solo una base d'appoggio di attrezzi del mestiere.
Lavagna vera, di ardesia, ampia; gessi, tanti, anche a colori.
Computer a disposizione dei ragazzi, collegato a internet.
Proiettore da collegare al computer!!!
Per i ragazzi: bacheche, scaffali, armadietti personali.
Alle pareti, strutture fisse per appendere facilmente e in ordine cartine, mappe, cartelloni.
Alle finestre, semplici vere tende di tela di cotone bianco.
Dalle finestre, si vedono gli alberi, e il cielo.
Casse a cui collegare cd o mp3.
Quando è il compleanno di qualcuno, si ascolta assieme una canzone.
Durante le verifiche, Mozart e musica barocca.

Non svegliatemi, sto sognando...

mercoledì 29 agosto 2007

Perché questo titolo al blog

Power Under Control by DetxU_9One
Power Under Control a photo by DetxU_9One on Flickr.
Non è stata solo l'esigenza di trovare un titolo nuovo, e che nello stesso tempo desse l'idea del tema del blog. L'ho scelto perchè questa domanda meravigliosa, che quasi ogni giorno qualche studente mi fa, mi suggerisce tante cose.

C'è dentro il far finta di ignorare che l'argomento della lezione è quasi sempre già previsto.

C'è la speranza che si faccia qualcosa di insolito, magari addirittura il top dei top: niente!

C'è il tentativo di sottrarre alla lezione qualche minuto, con le solite proposte: vediamo un film? andiamo giù in giardino? discutiamo di quella cosa che è successa?

Ma oltre a tutto questo c'è dentro quella fantastica apertura, quell'attesa, in un certo senso la conferma che sono consapevoli della tua libertà e della tua responsabilità, e che stanno davvero mettendo il loro tempo nelle tue mani.

C'è dentro, soprattutto, una richiesta fiduciosa: per favore, usalo bene, il nostro tempo. Facci divertire, sognare, stupire, prof! Per favore.


Intro

Vorrei fare e ricevere riflessioni su questo lavoro di insegnante. Lo faccio da dodici anni e ogni anno mi piace sempre di più, nonostante tutto. Parleremo, spero, di tutti i «nonostante», e del perché sia comunque così bello. Vorrei ci raccontassimo le esperienze, le emozioni, le sfide, e magari qualche piccolo trucco del mestiere. Vorrei che soprattutto ci aiutassimo a crescere, professionalmente e umanamente. 
Oggi è il mio compleanno: compio 45 numerosissimi anni. Un buon momento per uno sguardo complessivo su cosa-ci-faccio-al-mondo. Il giro di boa l'ho già fatto, ormai la vita che mi resta non è più così tanta, vorrei mettere più libertà e più convinzione in quello che faccio, e meno rotolare affannoso dietro agli eventi.

Essere ancora una prof totalmente precaria alla mia età, con la canizie incipiente sotto la tinteggiatura d'ordinanza, è una condizione buffa e strana. Ci si sente un po' Stan Laurel, un po' dottor Schweitzer. Siamo sfigati ontologici, inclini all'autocommiserazione, ma con una fanciullesca folle generosità nell'investire gigawatt di energie in un lavoro che ci gratifica solo in una sfera tutta spirituale. E con la stessa incredibile mancanza di realismo, ci ostiniamo a credere che un giorno saremo di ruolo, ci sistemeremo, godremo anche di un pizzico di signorile prestigio.

Ma certo non facciamo ciò che facciamo per la speranza del posto sicuro. Nè per lo snobismo del prof colto e squattrinato.

Ma perchè ci piace stare coi ragazzi, e fare del nostro meglio, ogni giorno di più, per loro. E basta.

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