martedì 27 maggio 2014

Forse dovremmo tenerne conto


Nutre la mente soltanto ciò che la rallegra (Agostino, Confessioni, XIII, 27, 42).

venerdì 16 maggio 2014

Ciascuno cresce solo se sognato

Grazie a Marina Melato che mi ha fatto conoscere questa poesia.

domenica 23 febbraio 2014

Dare voti, oppure desiderio di sapienza

Foto di nist6ss da Flickr
“Prof il voto?”
“Eh?”
“Il voto!! Prof il voto?”
“Il vuoto?”
“Uffa prof... il voto”
“Ma mica siamo alle elezioni, ti stai candidando?”
“Uffa prof... il voto…il voto…quanto ho preso”
“Cosa hai preso?”
“Vabbè ho capito, non me lo dice”
“Io il voto non te lo do, è andata bene, dai, ti basti questo, studia di più, studia sempre, un numero non basta a contenere quello che ancora manca e quello che già hai”
Io insegno arte e storia dell’arte. La verifica e la valutazione per me sono in itinere. I miei alunni lo capiscono, lo sanno, e si impegnano di conseguenza. Credo nella valutazione formativa in itinere, non nel voto. (...) Il voto scompare, dovendolo dare, alla fine dei quadrimestre lo do. Ma non è il perno intorno a cui ruota la mia attività di docente e la loro attività di discenti. Il perno è lavorare e cooperare. E’ un paradigma diverso. Ma il punto è un altro: funziona. Non si studia per il voto. E’ una vertigine incomprensibile a chi la guarda da fuori, ma funziona. Colombia, Cuba, Finlandia e alcune sperimentazioni in Brasile, giusto per dire che non son romantiche fughe dalla realtà o dal pragmatismo. In realtà c’è tanto di quel realismo da fare di questi paesi i luoghi in cui i sistemi educativi registrano progressi vistosi.(...) 
Per me, per molti di noi, l’importante è crescere una generazione profonda e motivata sulle azioni, sul metodo, sulle difficoltà, sul pensiero e sulla solidarietà. Non sul numero. Qualcuno la chiama competenza, per darle una parvenza di complessità che spesso si mortifica. Io lo chiamo desiderio di sapienza, che non è solo conoscere le cose, ma molto di più, è desiderio di conoscere le cose. Accrescere il desiderio della conoscenza e della virtù, in fondo è tutto là. Se hai quello potrai far tutto nella vita, una generazione adulta.

Vi prego, andate a leggere anche il resto dello splendido pezzo di Mila Spicola, di cui condivido anche le virgole.

Grazie di cuore, collega. 

domenica 22 settembre 2013

I conformismi, le illusioni, e il contagioso desiderio di sapere

Untitled
Il conformismo attuale non è più morale ma cognitivo. Il nostro tempo non concepisce più l'allievo come una vite storta, ma come un computer vuoto. L'apprendimento è il riempimento del cervello di file seguendo l'ideale di un travasamento potenzialmente illimitato di informazioni nella sua memoria. All'illusione botanica si è sostituita quella tecnologico-cognitivista: morte dei libri, informatizzazione degli strumenti didattici, esaltazione delle metodologie dell'apprendimento, accanimento valutativo, burocratizzazione fatale della funzione dell'insegnante che deve sempre più rispondere alle esigenze dell'istituzione che non a quella degli allievi.
Attualmente un'altra illusione ha fatto capolino. È l'illusione dell'insegnante-psicologo che possiamo sintetizzare con il racconto che ho udito fare da un professore di liceo ad un recente convegno sulla scuola al quale ho partecipato.

Questi si vantava nel suo lavoro quotidiano di lasciare da parte i contenuti dei programmi ministeriali per dedicarsi a cogliere i segni di disagio esistenziale dei suoi allievi raccogliendo le loro confidenze più personali.

Mettere da parte lo studio di Aristotele, di Spinoza o di Hegel per dare voce alla sofferenza dei ragazzi della quale, com'è noto, i programmi didattici si disinteressano. Quale nuova pericolosa illusione si annida in questo atteggiamento? L'amore per il sapere - che dovrebbe animare ogni insegnante - lascia il posto ad una supplenza diretta del mestiere del genitore. Mentre l'informatizzazione cognitivista della scuola esalta un sapere senza vita, questa nuova ondata psicologista sembra invece esaltare la vita senza sapere.

Si tratta di due facce della stessa medaglia accomunate da una stessa fondamentale dimenticanza: l'importanza dell'ora di lezione nel promuovere l'amore verso il sapere come condizione per ogni possibile apprendimento.

Da ragazzo frequentavo alla fine degli anni Settanta le aule disadorne di un Istituto agrario specializzato in coltivazione di serre calde situato nell'estrema periferia di Milano. (...) Eravamo in quell'Istituto un manipolo di cause perse. Cosa mi salvò se non un'ora di lezione, se non una giovane professoressa di lettere di nome Giulia Terzaghi che entrò in aula stretta in un tailleur grigio rigorosissimo parlandoci di poeti con una passione a noi sconosciuta? Cosa mi salvò se non un'ora di lezione? Se non quella passione sconosciuta che Giulia sapeva incarnare? Questa storia non è solo la mia ma è la storia di molti. Cosa ci salvò se non quel desiderio di sapere che si propagava dalla forza della parola dell'insegnante capace di scuoterci dal sonno? Non è forse questo quello che la scuola burocratizzata della valutazione e della informatizzazione sospinta rischia di dimenticare? Non è forse l'ora di lezione che può rimettere in movimento le vite scuotendole dall'inerzia di un sapere proposto solo come un oggetto morto? Auguro a tutti gli studenti di ordine e grado di incontrare la loro Giulia.
Potete trovare qui il resto del bellissimo articolo di Massimo Recalcati su Repubblica di 2 giorni fa. Trovato su segnalazione di Alessandro D'Avenia. La foto è di Junik Demalia, un mio ex allievo.

venerdì 20 settembre 2013

La scuola degli altri: Siria

Da Avvenire, 18 settembre 2013 (di Paolo Pergolizzi) - Da almeno un anno, Aleppo sopravvive in un universo sotterraneo, fatto di bunker, gallerie e cantine, trasformati in aule e ospedali per sfuggire ai bombardamenti dell’esercito.

Un uomo in mimetica si affretta per gli scalini. È un ribelle che accompagna il figlio nella scuola gestita dal Syrian Team for Progress and Responsability, una onlus locale. In questa zona, grazie ai fondi raccolti dai volontari dell’associazione modenese Time4life – guidata dall’avvocato 32enne Elisa Fangareggi, con cui stiamo facendo questo viaggio – sono stati realizzati cinque istituti scolastici in cui studiano dai 600 ai 700 studenti. (...)

Sotto, però, non c’è posto per la guerra. Questa deve restare fuori. Anzi sopra. Nei bunker si continua a fare i compiti, a studiare, a vivere. Con fatica e determinazione. Le classi sono molto spoglie, attrezzate con quello che è stato trovato sul momento: banchi di legno o seggiole da conferenza e una lavagna alle pareti. «Abbiamo solo un libro per le varie materie e dobbiamo fare le fotocopie per tutti», ci spiega Nahed, una giovane insegnante. Improvvisamente si sente un colpo di mortaio, forte, molto vicino. Sobbalziamo, ma poi guardiamo i bambini e ci accorgiamo che nei loro occhi non c’è paura, né sorpresa. È solo l’ennesimo boato che sentono da un anno a questa parte. «Per loro è la normalità», aggiunge la docente. I ragazzi sono contenti di poter andare a scuola. «È meglio andare a scuola a imparare, piuttosto che restare a casa a fare niente», afferma una bimba.
Il resto del bell'articolo è qui. L'immagine di Aleppo devastata è di Asia News
 

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