domenica 18 dicembre 2011

Rinnegare una profonda convinzione.

RINNEGARE UNA PROFONDA CONVINZIONE.

Esistono almeno quattro livelli

1: TRASMETTERE CONOSCENZE

Quanto ho riso ieri a scuola in una delle mie due prime!
Gli alunni hanno 11 anni.
Ho introdotto il discorso sulla vita: è uno dei miei cavalli di battaglia!

E’ una lezione facile, gli scolari ascoltano affascinati, pendono dalle tue labbra, le informazioni passano facilmente e quindi è facile trasmettere conoscenze.

sabato 24 settembre 2011

Ditemi che non è vero

La dichiarazione del Ministro Gelmini sulla faccenda del neutrino, pubblicata sul sito del MIUR, ha dell'incredibile.
Oh insomma basta struggerci per lo stato miserevole della cultura scientifica in Italia. Basta lamentarci per i tagli alle ore di scienze, alle sperimentazioni, ai laboratori.

lunedì 12 settembre 2011

Il controcanto segreto

Hows my face by G.R.G.
(Photo by G.R.G. on Flickr)
Sono a casa, in attesa spasmodica (e forse vana...) di una nomina, e rosico, perché oggi invece i miei exalunni sono tornati a scuola. 
Mi faccio il solito giretto su Facebook e colgo, a metà mattinata quindi sicuramente provenienti dai banchi, le battute di alcuni di loro, che esprimono - col bello della diretta, si diceva tempo fa - le loro emozioni legate alla grande reentrée
Mi colpisce in particolare il seguente minidialogo:

martedì 6 settembre 2011

Abbasso gli stereotipi

funny pictures of cats with captions
"Sono nella tua piscina e sto abbattendo i tuoi stereotipi". L'immagine viene da qui.

Quali sono i più pericolosi stereotipi in agguato nella quotidianità del nostro lavoro?

In fondo uno stereotipo è una difesa istintiva: ci risparmia la fatica di elaborare un giudizio originale e personale su ogni realtà nuova che incontriamo. E quando abbiamo nove o diciotto classi, magari che cambiano ogni anno, questo ci permette ad esempio delineare mentalmente un abbozzo di ipotesi di lavoro su ogni classe, basato proprio su una serie di stereotipi: approssimativi, sì, ma talmente pratici! Infatti, se per assurdo ci rifiutassimo di usare qualsiasi stereotipo, dovremmo sospendere ogni operazione didattica in attesa di aver delineato un'analisi approfondita ed oggettiva dei nostri 450 nuovi alunni...

lunedì 5 settembre 2011

Lettera ad un preside

Peter reports to the Principal's office in Lobatse by James BonTempo
Photo by James BonTempo on Flickr.
Caro preside,
la cosiddetta autonomia scolastica ti ha trasformato in un ibrido strano: un mix fra capufficio, marketing manager, funzionario, padrone della ferriera, "pi-erre". 
Qualsiasi cosa tu sia realmente, o dovresti essere, come tutti coloro che hanno autorità, tendi inevitabilmente a starci un po' antipatico, ad essere persona scomoda e sgradita. 
Eppure...
... tu sei davvero importante. Nel bene o nel male, è innegabile che tu dia un tono particolare a tutta la tua scuola. Che tu lo voglia o no, qualcosa del tuo stile personale e professionale permea in modo più o meno evidente ogni aspetto della vita di un istituto.

E quindi ci si aspetta grandi cose da te. Anche coloro a cui proprio non piaci, sotto sotto, sperano sempre che tu diventi un vero leader. E per quanto vi siano mille idee diverse su cosa ciò significhi, alcune attese sono più vive e più diffuse: cerco di scriverle qui, perché non avrei mai l'ardimento di dirtele direttamente.

sabato 3 settembre 2011

Lettera aperta a noi stessi

Bud Hunt ha scritto tempo fa una commovente "Open Letter to Teachers", dedicata in prima battuta a chi comincia ora a fare questo mestiere, e poi a noi tutti, che cerco di tradurre come posso. Chi vuole si legga l'originale, ne vale la pena.

Bud the Teacher
Spero che sarai disposto a correre dei rischi per imparare, quest'anno. Non solo per i tuoi studenti, ma anche per te. Datti l'obiettivo di imparare qualcosa, in modo serio e significativo, che non abbia a che fare con la scuola. Quest'anno ho cercato di imparare la fotografia, e sebbene sia ancora ben lontano dall'essere un esperto, questo mi ha aiutato a mettermi nei panni di chi deve imparare, con sforzo e fatica. E' così che si sentono molti dei nostri studenti, ogni giorno. # 

giovedì 1 settembre 2011

Scuola e società interculturale

Questo è un articolo che ho scritto tre anni fa, per un esame del corso abilitante. Ecco perché è così lungo: ragione per cui l'ho tenuto nel cassetto fino ad oggi. Tuttavia, forse, contiene qualche spunto ancora valido. 
______________
Untitled by quatar
Untitled a photo by quatar on Flickr.
La scuola italiana, di fronte al crescente afflusso di ragazzi stranieri nelle classi, ha attraversato dapprima una fase iniziale di smarrimento, poi una successiva di volontaristica improvvisazione, e sta solo ora cominciando ad interrogarsi organicamente sulle modalità più adatte per rispondere a quella che si configura per certi versi come un’emergenza, e certamente come un fenomeno in continua crescita. 

La scuola degli altri: California

Schwarzenegger's Centrist Healthcare Reform by political barbay
Photo (cropped) by political barbay on Flickr.
Curriculum Matters: California Going Digital with Math, Science Textbooks - Il governatore Schwarzenegger ha dichiarato che La California offrirà libri di testo digitali gratuiti e open-source per matematica e scienze agli studenti di liceo. Il governatore dice che il suo stato sarà il primo negli Stati Uniti a fare questo passo. Forse ha ragione Rahm Emanuel con la sua battuta sul non permettere che una buona crisi vada sprecata. Schwarzenegger, in una dichiarazione sul progetto, lascia intendere che l'idea di passare ai libri di testo digitali è emersa anche a causa dei gravi e ampiamente documentati problemi di bilancio della California. Dice anche che questa decisione taglierà i costi e incoraggerà la collaborazione fra i distretti.

mercoledì 31 agosto 2011

Diamo una mano a questi ragazzi aquilani


Un'amica e collega mi segnala quest' interessante iniziativa. Queste sono le notizie che mi piacciono! Giovani creativi che hanno voglia di fare nella - e per la - propria Aquila bella e sfortunata. Mi sembra che ci offra un'occasione perfetta per aiutare concretamente una città che merita certamente molto, ma molto di più di quel che le è toccato ultimamente...
Siamo quattro giovanissimi ragazzi aquilani con la passione per la fotografia e abbiamo deciso di realizzare una mostra collettiva sul tema "gli occhi, lo sguardo, la visione" nella città di L'Aquila. L'idea prende vita a due anni e mezzo dal sisma e va direttamente ad interessare il mutamento avvenuto nello sguardo degli abitanti di L'Aquila nei confronti della propria città a seguito del catastrofico evento del 6 aprile 2009.
Coraggio: dimostriamo concretamente a questi ragazzi di valore che crediamo in loro! Ogni soldino fa la differenza! Mostra fotografica: "gli occhi, lo sguardo, la visione" - Kapipal

martedì 31 maggio 2011

Sono liberi

Backyard portrait 9 by Phil Kneen(www.philkneen.com)
Backyard portrait 9 a photo by Phil Kneen on Flickr.
Subito dopo "potete fare meno chiasso, per piacere", la frase che pronuncio più spesso nelle mie classi - o perlomeno, quella che cerco di dire più spesso - è "voi siete liberi".

Ho due ragioni per farlo.

La prima è per compensare l'impressione, che certi miei colleghi invece pervicacemente rafforzano, che la scuola non sia altro che un enorme apparato volto a cancellare le libertà dei ragazzi.

La seconda è per costringermi a dar seguito alla mia affermazione: dopo aver proclamato la loro libertà, poi la devo rispettare per davvero.

lunedì 18 aprile 2011

"Mi faceva sentire viva"

La mia amica e collega Alessandra Paganardi, che ha già collaborato con questo blog, ha pubblicato un proprio contributo su "La poesia e lo spirito", di cui questo è un brano:
Ho studiato al Berchet negli anni fra il 1977 e il 1982. Anni strani, difficili. Anni chiamati poi “del riflusso”. Non ero politicamente impegnata, anche se sentivo la realtà di allora come uno schiaffo, in tutta la sua violenza. Ho cercato di dire tutto questo in un poemetto, 1978, che ho scritto quasi trenta anni dopo, con la tenacia e la pazienza che si deve alla poesia.

martedì 8 febbraio 2011

Dialogo su alunni visivi e alunni verbali

TEENS II- JOSE Y FACU by wings.corrientes
Photo by wings.corrientes (cropped)
VINCENZO: Vittoria, oggi ho chiesto ad un mio alunno di accettare, come feci io a 12 anni, l’idea di essere un alunno "visivo" e non un alunno "verbale".

VITTORIA: Ti capisco Vincenzo, i ragazzi “visivi” a volte non si rendono conto che studiano come matti e ottengono scarsi risultati proprio perché non accettano questa realtà.

VINCENZO: Comunque è divertente cercare gli alunni "verbali" all'interno di una classe. Tu li trovi facilmente?
Io li cerco con grande impegno ma non sempre li trovo subito.

VITTORIA: Oh, sì, è una specie di droga!
E’ la prima cosa che faccio, ogni anno, quando entro in una classe nuova. La cosa mi diverte tantissimo e quasi sempre ci azzecco.


giovedì 20 gennaio 2011

"Quello? è un cretino!"

Non sono mai stata di spirito corporativo e non lo sarò mai. Per me è inconcepibile parlare bene a priori della categoria a cui appartengo solo perché vi appartengo. In questo sono... poco italiana, lo so benissimo, e mi capita spesso di sentirmi "strana" in certi contesti, quando questa mia idiosincrasia viene fuori in qualche modo.

Detto questo...

Non ne posso più, ecco, sono proprio stufa degli insegnanti che disprezzano e insultano costantemente i loro studenti. E non parlo di teorici insegnanti che ipoteticamente... no, parlo dei miei colleghi, quelli che ti ritrovi gomito a gomito negli scrutini, che si siedono alla stessa cattedra da cui ti sei appena alzato tu, che ti offrono il cafferuccio al bar, che commentano con te l'ultima circolare mentre ripongono i registri nell'armadietto della sala docenti.

mercoledì 24 novembre 2010

Perché resto qui

(foto di Karina Bertoncini)
Trovato su Facebook, condiviso da più amici: l'autrice è Barbara Visicchio. Credo che dica benissimo quello che portiamo nel cuore, in tanti, nell'entrare in classe ogni mattina...
  • Vado via perché hanno tagliato quella che prima era la mia cattedra.
  • Resto qui perché amo il mio lavoro.
  • Vado via perché non c’è carta per fare le fotocopie per le verifiche.
  • Resto qui perché i miei alunni hanno il diritto di imparare.

venerdì 19 novembre 2010

Se il mio stipendio venisse quintuplicato...

...sarei oltremodo felice: certo. Ma la promessa di un simile fantasmagorico aumento mi motiverebbe a lavorare meglio?

No.

Io non lavoro per i soldi. Lavoro perché mi piacciono gli adolescenti, mi piacciono le mie materie, e mi piace insegnarle. Lo stipendio, semplicemente, mi permette di lavorare: ma non è il motivo per cui lavoro, e certamente non vi è alcuna proporzionalità fra quanto mi pagano e come lavoro.

Quindi, non è certo proponendomi qualche euro in più che si otterrebbe da me un lavoro migliore. Chi lo fa, mi offende.

Io non so se lavoro male o bene... probabilmente la qualità del mio lavoro sta lì nel mezzo da qualche parte: ma certamente lavoro al meglio di cui sono capace! E lo faccio perché mi diverto, o per mostrare ai ragazzi qualcosa di bello, o semplicemente per amore. Scegliete.

domenica 24 ottobre 2010

Di acquari e bunker

Quattro video (per ora), quattro momenti di lezioni di Alessandro D'Avenia in classe. Li trovate nella colonna laterale di questo blog, un po' in basso.

Che si condivida o meno il suo stile d'insegnamento, vale la pena di vederli. Se non altro, perché è così raro poter aprire quelle benedette porte dell'aula, quei bunker ad apertura temporizzata, e vedere un collega in azione!

Proprio l'altro giorno ho avuto uno scambio di idee su Twitter con un collega d'oltreoceano su questo argomento:

giovedì 21 ottobre 2010

La buona circolazione


immagine di Gerard79
Vi sarete già accorti che, nella colonna qui a destra, ci sono due gruppi di links costantemente aggiornati: uno sotto il titolo "In evidenza", per le pagine in italiano, e l'altro "Highlights", per quelle in inglese.

Si tratta di links a notizie, articoli o risorse che ho incontrato sul web e trovato interessanti, da un punto di vista strettamente personale. Non necessariamente essi riflettono il mio pensiero: sono soltanto cose belle, utili, o perlomeno curiose e degne di nota. A volte anche splendide e imperdibili. A voi scoprirle!

domenica 10 ottobre 2010

Un contributo prezioso

La mia amica e collega Alessandra Paganardi, poetessa e insegnante di lettere, ha scritto una pregevole riflessione, prendendo spunto da un post di poche pretese che avevo pubblicato qui  e condiviso su Facebook. Si parlava di voti scolastici, studenti stressati, genitori ansiosi... Il suo commento è stato così ricco e denso che, con il suo permesso, lo pubblico qui, facendone un guest post (spero solo il primo di molti) di cui sono a dir poco lieta e orgogliosa!
La scuola superiore copre un arco molto lungo, anche senza contare le eventuali ripetenze. Si entra quasi bambini, e molti fra i maschi lo sono davvero; si esce molto diversi e naturalmente anche più autonomi, più insofferenti a regole necessariamente rigide. Fatta salva la formalità di firmarsi le giustifiche da "maggiorenni" (spesso mera legalizzazione lassista della bigiata) le regole sono esattamente le stesse a 14 anni e a quasi 20, o più. Stesse verifiche, stessi divieti, stessi ambienti spesso malsani in cui avere a malapena il tempo di andare in bagno in sei ore, stesso turnover di materie che obbliga in una sola giornata ad essere pronti su Kant, Manzoni, Shakespeare, elettromagnetismo e derivate.

mercoledì 15 settembre 2010

Stupefacente

Secondo una recente ricerca, chi fa uso di droghe è ben informato sui danni causati alle sostanze che assume, e ritiene l'alcool e il tabacco fra le sostanze maggiormente pericolose (da Drug users know their stuff)
Questo dato spiegherebbe il sistematico fallimento di ogni campagna di "informazione e sensibilizzazione" organizzata dalle scuole e da altri soggetti, rivolte agli adolescenti, per indurli a desistere da comportamenti a rischio (alcool, droga, AIDS, guida pericolosa ecc.).

I dati riportati collimano con le osservazioni che ho fatto basandomi sulla mia modestissima esperienza: poichè insegno scienze, spesso mi occupo direttamente di tali programmi informativi, nelle scuole in cui lavoro. Di anno in anno essi diventano più numerosi, più multimediali, più coinvolgenti... e anno dopo anno osservo sui visi dei giovani destinatari la stessa bonaria indifferenza, lo stesso paziente distacco, lo stesso ironico scetticismo. Un unico, grande fumetto esce dalle loro teste: «Sempre meglio che far lezione, ma... che palle!»

Puntare tutto sulla paura delle conseguenze negative serve a poco.

domenica 12 settembre 2010

Primo giorno di scuola

One of the faces I will remember by Jens Kristian Nilsen
Photo by Jens Kristian Nilsen on Flickr.
Primo giorno di scuola: stupitevi, stupiteli. Prof 2.0 (Alessandro D'Avenia):
"Non li deludete. Date loro un giorno indimenticabile. Non chiedete delle loro vacanze, non raccontate le vostre. Fate lezione: con un amore con cui non l’avete mai fatta. Preparate oggi quella lezione. E' domenica e avete ancora qualche ora. Stupiteli con un argomento che desti la loro meraviglia. Uccideteli di meraviglia! E' dallo stupore che inizia la conoscenza, diceva Aristotele e nulla è cambiato. Annichilite i grandifratelli, gli uominiedonne. Superateli in share con le vostre lezioni. Rinnovate in voi lo stupore. Spiegate loro l’infinito di Leopardi anche se non è nel programma, fateglielo toccare questo infinito di là dalla siepe dei banchi. Raccontate loro la vita e la morte di una stella. Descrivete loro la sezione aurea dei petali di una rosa e il segreto per cui la si regala al proprio amore. Stupitevi. Stupiteli. Fatevi brillare gli occhi, fate vedere loro che sapete perché insegnate quella materia, che siete fieri di aver speso una vita intera a imparare quelle cose, perché quelle cose contengono il mondo intero."
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