lunedì 15 ottobre 2012

Quanto lavora un prof, per davvero?

Riporto integralmente, con il gentile consenso dell'autore, un articolo dell'amico e collega Stefano Biavaschi, che chiarisce perfettamente la concreta realtà dell'impegno orario di un docente.

Ogni riferimento alle recenti discussioni circa la (pessima) proposta di portare le ore di insegnamento da 18 a 24 è puramente intenzionale.

Grazie Stefano!

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Aggiornamenti! Vedi anche:
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Quante ore lavora un docente delle superiori? Solo 18 ore come dice il suo orario cattedra? Assolutamente no, e chi insegna lo sa bene.
Il docente delle superiori a queste 18 ore deve aggiungere: almeno un'ora di ricevimento genitori alla settimana, circa un'ora di preparazione delle lezioni per ogni classe che incontrerà il giorno dopo, più le ore per la correzione dei compiti in classe (almeno mezz'ora per ogni studente), e inoltre c'è da aggiungere le ore dei consigli di classe (da moltiplicare per il numero delle proprie classi), le ore di collegio docenti (sempre più lunghi e frequenti), le ore di riunioni per materia (aggravate dalle novità apportate dalla riforma), e infine le ore degli scrutini (diventati incredibilmente lunghi per l'introduzione del meccanismo dei crediti scolastici e dei crediti formativi).

martedì 9 ottobre 2012

A che serve l'onestà?

Corrado Alvaro (immagine Wikimedia)
La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che essere onesti sia inutile. (Corrado Alvaro)
Questa è esattamente la tragedia che sta avvenendo sotto i nostri occhi - e con la connivenza di alcuni fra noi - nelle coscienze dei nostri ragazzi.

Di questo, più che di tante altre porcheriole, la nostra generazione dovrà duramente rendere conto, prima o poi.

La sfida per noi, adulti ed educatori, è questa: mostrare ai ragazzi che vale la pena di essere onesti, retti e leali, anche se gran parte di ciò che li circonda strilla proprio il contrario.

Ma come si fa? Con discorsi moraleggianti? No: non reggono il confronto con l'invadenza mediatica, lampeggiante e rumorosa, del messaggio opposto. 

Credo che l'unico sistema sia mostrare un'esperienza: la nostra personale esperienza. Forse è tempo di deporre qualche legittimo pudore e giusta riservatezza, e lasciar intravedere qualcosa delle nostre scelte personali, quelle improntate ad onestà, lealtà, fedeltà agli impegni presi ecc., insieme al fatto che siamo contenti di averle prese. Forse l'unico modo per essere convincenti in questo campo, nei confronti di ragazzi che hanno un disperato bisogno di positività e di speranza, è mostrare loro - molto più coi fatti che con le parole - che non ci siamo mai pentiti di essere leali ed onesti e di cercare il bene: e che la vita è davvero più bella, quando è vissuta così.

[Grazie all'amica e collega Maria Cristina Teti, che ha proposto questo aforisma sulla sua pagina Facebook!]

lunedì 1 ottobre 2012

Quando eravamo importanti

Quando ero piccola io, la scuola iniziava oggi, il primo ottobre.
E siccome era san Remigio, i bambini che iniziavano la prima elementare si chiamavano remigini. Solo che allora non portavano zaini così grossi.
Quanto allo stress, beh, più o meno era lo stesso.

immagine di Antonello Silverini

La canzone del video che segue l'ho cantata un sacco di volte, da piccola: mi riempiva di una strana fierezza...

Adesso siam scolari, ci dovete rispettar!
Apriteci le porte, su lasciateci passar... 
Noi siamo le colonne della prima elementar! 

Un'altra canzone dedicata ai remigini, anche quella del coro dell'Antoniano (su YouTube non l'ho trovata...), diceva fra l'altro: 

...Diventerò un poeta immortale, 
Progetterò con calcoli perfetti 
Il più grande satellite spaziale, 
E una città vivente in fondo al mare! ...


Tracce di un tempo in cui l'Italia era ancora convinta che i bambini fossero importanti.

 

lunedì 24 settembre 2012

Mai senza di loro


Quando i genitori di un mio alunno vengono a parlarmi, tranne rare eccezioni, io insisto perché il ragazzo sia presente.

La ragione fondamentale è questa: il protagonista del successo scolastico di uno studente è proprio lui. Glielo dico e ripeto cento volte, in classe: ci credo davvero... che senso avrebbe smentire quest'affermazione in una circostanza tanto delicata per un adolescente?

Se lo si esclude al momento dei colloqui, implicitamente si afferma che la libertà del ragazzo non è realmente in gioco. In un certo senso, sia pure per il suo bene, genitore e docente si apprestano a concordare modi di manipolarne il comportamento, o perlomeno a fargli una sorta di processo in contumacia, a porte chiuse.

Alla sua presenza, invece, genitore e docente si giocano la loro credibilità. Hanno veramente stima in lui? Sono disposti a credere in lui? A scommettere su di lui?

sabato 1 settembre 2012

Dieci cose che non voglio fare mai

fighting, for kids
  1. dire a un collega, o anche solo pensare, che un mio alunno è stupido.
    Anche se lo fosse, e quasi mai è vero, è mio compito farlo diventare intelligente. E' il mio mestiere.
  2. dire a un ragazzo "non lo capirai mai, non ce la farai mai".
    Come sopra.
  3. prendere in giro un alunno per qualcosa che non sa. Azione vigliacca, spregevole e meschina quanto poche altre. Un ortodontista che dileggiasse pubblicamente i suoi pazienti per i loro denti non allineati sarebbe più simpatico.
  4. giudicare i miei alunni sul piano personale in base ai loro voti.
    Un voto è la valutazione di una singola prestazione, ben delimitata nel tempo e nello spazio: non ha proprio nulla a che fare con il valore della persona.
  5. esigere dagli alunni comportamenti che io per prima non sono disposta a seguire. Consumazioni in classe di caffè, cioccolate calde, biscottini, crackers, focaccine, aranciate: se non possono loro, non posso neanch'io. Uso del cellulare: la legge è uguale per tutti; ma se ho un'emergenza, spiego e mi scuso, così come permetto che loro facciano in casi speciali. Puntualità nella consegna dei compiti, saluto, ascolto attento, rispetto, sempre: semplici doveri reciproci. Ma l'esempio dobbiamo darlo noi.
  6. far leggere ad alta voce brani del testo durante la spiegazione. Confesso: l'ho fatto, qualche volta, in passato. Nel migliore dei casi, è perfettamente inutile. Una noia mortale per tutti; un invito irresistibile alla distrazione (che in quel caso è una forma di legittima difesa). Quando - raramente - abbiamo bisogno di seguire il testo in classe, lo leggerò io, modulando toni e velocità secondo le esigenze della spiegazione, possibilmente stando in piedi in mezzo a loro, e non leggendo mai più di una o due frasi di seguito senza commentarle.
  7. caricare i miei studenti di compiti a casa.
    Non c'è modo più sicuro di far loro odiare lo studio, quella materia, l'insegnante, la scuola. Per sempre.
  8. dire a un genitore "suo figlio ha bisogno di prendere lezioni private nella mia materia".Assurdo: tanto varrebbe dichiarare nero su bianco "sono un incapace". Come giudicherei un medico che dopo avermi visitato dicesse: "uhm, le consiglio di rivolgersi ad un bravo medico"?
  9. dire "siete la classe peggiore di questa scuola/che mai mi sia capitata". Ma davvero non ci ricordiamo che l'hanno detto anche a noi, quando eravamo a scuola? E come ci siamo sentiti a queste parole: forse motivati, spronati a dare il meglio di noi? Le orecchie dei nostri alunni hanno un traduttore simultaneo incorporato, e questa frase suona loro così: non so proprio che pesci pigliare con voi, non ho la minima idea di come gestire questo gruppo classe, ma lungi dallo sforzarmi di trovare una strategia vincente, mi dichiaro sconfitta in partenza e vi liquido con una trita banalità. Mica male come programma.
  10. consigliare - o peggio, esigere - l'acquisto di libri o altro materiale non previsto sin dall'inizio. 
    Tante famiglia hanno grossi problemi economici. Per davvero. E spesso le situazioni più drammatiche sono quelle non dette. Ci sono mille modi, oramai, di fornire a costo zero o quasi ogni sorta di sussidi. E se davvero fosse così importante ed inevitabile, ci metterò qualcosina di tasca mia: non sarà poi così diverso dal trascorrere quegli interi weekend correggendo pile di compiti.
Students learn from those who care by shareski
«Gli studenti imparano ciò che considerano importante, 
da persone che per loro sono importanti 
e per cui sanno di essere importanti a loro volta.»
Students learn from those who care, a photo by shareski on Flickr.

martedì 21 agosto 2012

Invito all'azione

Tutto nell'insegnamento è un invito all'azione.
Se i tuoi studenti non sono portati ad agire dalla tua lezione, qual era lo scopo?
L'unica ragione per insegnare è cambiare il mondo.
Se non credi a questo...
Quale altra ragione puoi mai avere per insegnare?

Children Reading Pratham Books and Akshara

sabato 4 agosto 2012

"Un'aia per gattopardi"

Senza tanti complimenti, rubo (da qui) al grande Mario Agati un sedicente divertissement di mezza estate, che contiene più verità sulla scuola di tanti pensosi e paludati saggi. 
Lui lo scrisse un anno fa in questi giorni: io ve lo ripropongo adesso perché ... beh, la distanza dal rientro è quella giusta. 
Non vi stancherete tanto in fretta di leggerlo e rileggerlo. Enjoy.
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Dibattiti, convegni, seminari,
e libri.
Articoli, post, postini,
e libri.
Collegi, consigli, giunte, assemblee,
e libri.
Parole, e parole e parole.
E parole.
Per tentare di descrivere
la scuola.

La scuola è…

…un alibificio,
una culla di insipienza,
un mammificio pedagogico,
la fiera delle vanità egualitarie,
un onanistico bla bla fra le fratte,
una fuga deformante di aule sorde,
la chiassosa sala d’attesa della vita,
un catalizzatore di banchetti verdolini,
una perenne sperimentazione del nulla,
la capra espiatrice di ogni italico malanno,
un club dopolavoristico per chi non ha lavoro,
il covo di chi insegna inglese parlando marchigiano,
una onirica palestra di rivoluzionari restauranti,
un vernissage dimenticato di graffiti d’ardesia,
il sacro luogo del tempo pieno di vuoto,
una matrice di simpatiche amebe,
un brodo d’inconsapevolezza,
l’eden ricolmo di foglie di fico,
un luogo di sollazzo e riso,
un’aia per gattopardi,
eccetera...

La scuola
dovrebbe essere…

…un luogo
dove lo studente studia
e l’insegnante insegna.

Punto.

A grudge by G.R.G.
A grudge a photo by G.R.G. on Flickr.

venerdì 27 luglio 2012

La scuola degli altri: Corea del Nord

Più che sulla scuola, queste immagini vogliono essere uno sguardo sulla vita dei bambini e dei ragazzi nordcoreani. 

Poco si può sapere con certezza, perché la censura che grava su quel mondo è ancora pressoché assoluta, ma osservando bene, molto si può intuire. 

(Cliccando su ogni immagine si può vedere ingrandita.)

1

martedì 24 luglio 2012

E' ovvio, ma mi piace

Qualcuno dirà che sono i soliti americani che scoprono l'acqua calda.

A me tuttavia fa un gran piacere che qualcuno si dia la briga di raccogliere dati e dimostrare con il conforto della matematica ciò che il buonsenso suggerisce.

Perché capita, prima o poi, di aver a che fare con qualcuno che il buonsenso non ce l'ha: ed allora qualche numerino in più può far comodo.

Elise with her teacher Ms. Botheras by 4Cheungs
photo by 4Cheungs on Flickr.
Relationships Improve Student Success, ScienceDaily  — Quando gli studenti hanno scarsi risultati, gli addetti al settore scuola spesso prendono in esame la dimensione del gruppo classe, i programmi di studio e i fondi a disposizione, ma alcuni ricercatori dell'Università del Missouri suggeriscono che costruire relazioni può essere un modo potente e meno costoso di migliorare i livelli del successo scolastico degli studenti. In una review della loro ricerca, essi mostrano che gli studenti dotati di una relazione positiva di attaccamento ai propri insegnanti e alla propria scuola hanno voti migliori e punteggi migliori nei test standardizzati.
"In un'epoca come la nostra in cui è importante l'affidabilità [nelle politiche scolastiche], migliorare la relazione studenti - insegnanti non è una semplice aggiunta, ma piuttosto è qualcosa di fondamentale per migliorare i risultati", ha dichiarato Christi Bergin, professore associato nel MU College of Education. "Solide relazioni fra studenti e insegnanti sono predittive di migliori conoscenze, voti migliori, maggiore motivazione allo studio, meno provvedimenti disciplinari, minore necessità a interventi di sostegno. I bambini con relazioni conflittuali con gli insegnanti tendono a gradire meno la scuola, sono meno autonomi e meno cooperativi in classe. (...) I bambini che hanno un  attaccamento sano [con gli insegnanti] 
sono maggiormente in grado di controllare le proprie emozioni, hanno migliori competenze di socializzazione, e sono maggiormente disposti ad impegnarsi in compiti difficili in classe."
Journal reference: C. Bergin and D. Bergin. Attachment in the Classroom. Education Psychology Review.
Tutto ciò è chiaramente riferito alle scuole elementari, ma l'esperienza quotidiana di tutti gli insegnanti conferma che - con dinamiche diverse - la buona relazione fra studenti e docenti è predittiva di risultati migliori anche alle medie ed alle superiori.


domenica 22 luglio 2012

Compito in classe... accendete i cellulari!

Use cellphones in learning by ottomat3ch
«Se i ragazzi non imparano col nostro modo di insegnare,
forse noi dovremmo insegnare usando il loro modo di imparare»
 
 Use cellphones in learning a photo by ottomat3ch on Flickr.
Ho già scritto che giudico patetico ed anacronistico il feroce tabù che nelle scuole italiane vige sull'uso del cellulare in classe. Finora, tuttavia, abbiamo discusso soltanto di un uso ricreativo, privato, del telefonino da parte dello studente: proibitissimo dai regolamenti, tollerato nella pratica (giustamente, secondo me).

Non abbiamo invece mai discusso su questi schermi la vexata quaestio del reperimento via cellulare delle risposte a una valutazione scritta: l'uso del cellulare alla stregua dei bigliettini, o dei bigini, e di altri sistemi vintage (ma tuttora fiorentissimi). Sì, anche su questo ho un'opinione un po' controcorrente.

giovedì 12 luglio 2012

Conflitti fra genitori e insegnanti: un parere

Fight!! by Sander van der Wel
Fight!! a photo by Sander van der Wel on Flickr.
Sul forum interno di questo sito è stato aperto un topic di discussione a proposito della conflittualità fra genitori e insegnanti. Riporto qui un mio intervento, perché tocca un aspetto della vita scolastica che mi sta estremamente a cuore, e vi invito a leggere gli altri interventi e a partecipare alla discussione direttamente nel forum!
_______________
[Cita da: Gian Paolo Colò il 11/07/2012 - 13:04] ...sono sempre più frequenti lamentele e contestazioni dei genitori nei confronti dei professori e l'arroccamento difensivo dei docenti ... Non sarebbe più educativo per i ragazzi un dialogo franco e costruttivo?

sabato 9 giugno 2012

E cinquecento catenelle che si spezzano in un secondo

IMG_8833 by ernest.zarur
IMG_8833 a photo by ernest.zarur on Flickr.
Un altro anno scolastico è finito, ed io, da precaria, non so in quale altra scuola capiterò l'anno prossimo.

Ogni anno un percorso interrotto, un'avventura spenta sul più bello, tante bellissime relazioni umane che si spezzano. Appena cominci a capire come funziona quel piccolo mondo che è ogni scuola, è già ora di lasciarlo.

Ecco, voglio proprio dirla, questa cosa: desiderare stabilità in questo lavoro - il "ruolo", accidenti - non è solo desiderare il conforto piccolo-borghese di due mesi di stipendio in più e della (relativa) certezza di poter fare la spesa anche l'anno prossimo.

domenica 18 dicembre 2011

Rinnegare una profonda convinzione

teens 2 - FACUNDO by wings.corrientes
 photo by wings.corrientes  (cropped) 
Esistono almeno quattro livelli nell'insegnamento.

1. TRASMETTERE CONOSCENZE
Quanto ho riso ieri a scuola in una delle mie due prime!
Gli alunni hanno 11 anni.
Ho introdotto il discorso sulla vita: è uno dei miei cavalli di battaglia!

E’ una lezione facile, gli scolari ascoltano affascinati, pendono dalle tue labbra, le informazioni passano facilmente e quindi è facile trasmettere conoscenze.

In questo caso, si tratta solo di trovare il giusto linguaggio, una modalità comunicativa adatta all’età dei discenti affinché la comunicazione risulti piacevole per chi ascolta, accenda la motivazione e invogli a memorizzare ciò che ascoltano.

Questo è il livello più semplice del saper insegnare.

sabato 24 settembre 2011

Ditemi che non è vero

La dichiarazione del Ministro Gelmini sulla faccenda del neutrino, pubblicata sul sito del MIUR, ha dell'incredibile.
Oh insomma basta struggerci per lo stato miserevole della cultura scientifica in Italia. Basta lamentarci per i tagli alle ore di scienze, alle sperimentazioni, ai laboratori.

lunedì 12 settembre 2011

Il controcanto segreto

Hows my face by G.R.G.
(Photo by G.R.G. on Flickr)
Sono a casa, in attesa spasmodica (e forse vana...) di una nomina, e rosico, perché oggi invece i miei exalunni sono tornati a scuola. 
Mi faccio il solito giretto su Facebook e colgo, a metà mattinata quindi sicuramente provenienti dai banchi, le battute di alcuni di loro, che esprimono - col bello della diretta, si diceva tempo fa - le loro emozioni legate alla grande reentrée
Mi colpisce in particolare il seguente minidialogo:

martedì 6 settembre 2011

Abbasso gli stereotipi

funny pictures of cats with captions
"Sono nella tua piscina e sto abbattendo i tuoi stereotipi". L'immagine viene da qui.

Quali sono i più pericolosi stereotipi in agguato nella quotidianità del nostro lavoro?

In fondo uno stereotipo è una difesa istintiva: ci risparmia la fatica di elaborare un giudizio originale e personale su ogni realtà nuova che incontriamo. E quando abbiamo nove o diciotto classi, magari che cambiano ogni anno, questo ci permette ad esempio delineare mentalmente un abbozzo di ipotesi di lavoro su ogni classe, basato proprio su una serie di stereotipi: approssimativi, sì, ma talmente pratici! Infatti, se per assurdo ci rifiutassimo di usare qualsiasi stereotipo, dovremmo sospendere ogni operazione didattica in attesa di aver delineato un'analisi approfondita ed oggettiva dei nostri 450 nuovi alunni...

lunedì 5 settembre 2011

Lettera ad un preside

Peter reports to the Principal's office in Lobatse by James BonTempo
Photo by James BonTempo on Flickr.
Caro preside,
la cosiddetta autonomia scolastica ti ha trasformato in un ibrido strano: un mix fra capufficio, marketing manager, funzionario, padrone della ferriera, "pi-erre". 
Qualsiasi cosa tu sia realmente, o dovresti essere, come tutti coloro che hanno autorità, tendi inevitabilmente a starci un po' antipatico, ad essere persona scomoda e sgradita. 
Eppure...
... tu sei davvero importante. Nel bene o nel male, è innegabile che tu dia un tono particolare a tutta la tua scuola. Che tu lo voglia o no, qualcosa del tuo stile personale e professionale permea in modo più o meno evidente ogni aspetto della vita di un istituto.

E quindi ci si aspetta grandi cose da te. Anche coloro a cui proprio non piaci, sotto sotto, sperano sempre che tu diventi un vero leader. E per quanto vi siano mille idee diverse su cosa ciò significhi, alcune attese sono più vive e più diffuse: cerco di scriverle qui, perché non avrei mai l'ardimento di dirtele direttamente.

sabato 3 settembre 2011

Lettera aperta a noi stessi

Bud Hunt ha scritto tempo fa una commovente "Open Letter to Teachers", dedicata in prima battuta a chi comincia ora a fare questo mestiere, e poi a noi tutti, che cerco di tradurre come posso. Chi vuole si legga l'originale, ne vale la pena.

Bud the Teacher
Spero che sarai disposto a correre dei rischi per imparare, quest'anno. Non solo per i tuoi studenti, ma anche per te. Datti l'obiettivo di imparare qualcosa, in modo serio e significativo, che non abbia a che fare con la scuola. Quest'anno ho cercato di imparare la fotografia, e sebbene sia ancora ben lontano dall'essere un esperto, questo mi ha aiutato a mettermi nei panni di chi deve imparare, con sforzo e fatica. E' così che si sentono molti dei nostri studenti, ogni giorno. # 

giovedì 1 settembre 2011

Scuola e società interculturale

Questo è un articolo che ho scritto tre anni fa, per un esame del corso abilitante. Ecco perché è così lungo: ragione per cui l'ho tenuto nel cassetto fino ad oggi. Tuttavia, forse, contiene qualche spunto ancora valido. 
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Untitled by quatar
Untitled a photo by quatar on Flickr.
La scuola italiana, di fronte al crescente afflusso di ragazzi stranieri nelle classi, ha attraversato dapprima una fase iniziale di smarrimento, poi una successiva di volontaristica improvvisazione, e sta solo ora cominciando ad interrogarsi organicamente sulle modalità più adatte per rispondere a quella che si configura per certi versi come un’emergenza, e certamente come un fenomeno in continua crescita. 

La scuola degli altri: California

Schwarzenegger's Centrist Healthcare Reform by political barbay
Photo (cropped) by political barbay on Flickr.
Curriculum Matters: California Going Digital with Math, Science Textbooks - Il governatore Schwarzenegger ha dichiarato che La California offrirà libri di testo digitali gratuiti e open-source per matematica e scienze agli studenti di liceo. Il governatore dice che il suo stato sarà il primo negli Stati Uniti a fare questo passo. Forse ha ragione Rahm Emanuel con la sua battuta sul non permettere che una buona crisi vada sprecata. Schwarzenegger, in una dichiarazione sul progetto, lascia intendere che l'idea di passare ai libri di testo digitali è emersa anche a causa dei gravi e ampiamente documentati problemi di bilancio della California. Dice anche che questa decisione taglierà i costi e incoraggerà la collaborazione fra i distretti.

mercoledì 31 agosto 2011

Diamo una mano a questi ragazzi aquilani


Un'amica e collega mi segnala quest' interessante iniziativa. Queste sono le notizie che mi piacciono! Giovani creativi che hanno voglia di fare nella - e per la - propria Aquila bella e sfortunata. Mi sembra che ci offra un'occasione perfetta per aiutare concretamente una città che merita certamente molto, ma molto di più di quel che le è toccato ultimamente...
Siamo quattro giovanissimi ragazzi aquilani con la passione per la fotografia e abbiamo deciso di realizzare una mostra collettiva sul tema "gli occhi, lo sguardo, la visione" nella città di L'Aquila. L'idea prende vita a due anni e mezzo dal sisma e va direttamente ad interessare il mutamento avvenuto nello sguardo degli abitanti di L'Aquila nei confronti della propria città a seguito del catastrofico evento del 6 aprile 2009.
Coraggio: dimostriamo concretamente a questi ragazzi di valore che crediamo in loro! Ogni soldino fa la differenza! Mostra fotografica: "gli occhi, lo sguardo, la visione" - Kapipal

martedì 31 maggio 2011

Sono liberi

Backyard portrait 9 by Phil Kneen(www.philkneen.com)
Backyard portrait 9 a photo by Phil Kneen on Flickr.
Subito dopo "potete fare meno chiasso, per piacere", la frase che pronuncio più spesso nelle mie classi - o perlomeno, quella che cerco di dire più spesso - è "voi siete liberi".

Ho due ragioni per farlo.

La prima è per compensare l'impressione, che certi miei colleghi invece pervicacemente rafforzano, che la scuola non sia altro che un enorme apparato volto a cancellare le libertà dei ragazzi.

La seconda è per costringermi a dar seguito alla mia affermazione: dopo aver proclamato la loro libertà, poi la devo rispettare per davvero.

lunedì 18 aprile 2011

"Mi faceva sentire viva"

La mia amica e collega Alessandra Paganardi, che ha già collaborato con questo blog, ha pubblicato un proprio contributo su "La poesia e lo spirito", di cui questo è un brano:
Ho studiato al Berchet negli anni fra il 1977 e il 1982. Anni strani, difficili. Anni chiamati poi “del riflusso”. Non ero politicamente impegnata, anche se sentivo la realtà di allora come uno schiaffo, in tutta la sua violenza. Ho cercato di dire tutto questo in un poemetto, 1978, che ho scritto quasi trenta anni dopo, con la tenacia e la pazienza che si deve alla poesia.

martedì 8 febbraio 2011

Dialogo su alunni visivi e alunni verbali

TEENS II- JOSE Y FACU by wings.corrientes
Photo by wings.corrientes (cropped)
VINCENZO: Vittoria, oggi ho chiesto ad un mio alunno di accettare, come feci io a 12 anni, l’idea di essere un alunno "visivo" e non un alunno "verbale".

VITTORIA: Ti capisco Vincenzo, i ragazzi “visivi” a volte non si rendono conto che studiano come matti e ottengono scarsi risultati proprio perché non accettano questa realtà.

VINCENZO: Comunque è divertente cercare gli alunni "verbali" all'interno di una classe. Tu li trovi facilmente?
Io li cerco con grande impegno ma non sempre li trovo subito.

VITTORIA: Oh, sì, è una specie di droga!
E’ la prima cosa che faccio, ogni anno, quando entro in una classe nuova. La cosa mi diverte tantissimo e quasi sempre ci azzecco.


giovedì 20 gennaio 2011

"Quello? è un cretino!"

Non sono mai stata di spirito corporativo e non lo sarò mai. Per me è inconcepibile parlare bene a priori della categoria a cui appartengo solo perché vi appartengo. In questo sono... poco italiana, lo so benissimo, e mi capita spesso di sentirmi "strana" in certi contesti, quando questa mia idiosincrasia viene fuori in qualche modo.

Detto questo...

Non ne posso più, ecco, sono proprio stufa degli insegnanti che disprezzano e insultano costantemente i loro studenti. E non parlo di teorici insegnanti che ipoteticamente... no, parlo dei miei colleghi, quelli che ti ritrovi gomito a gomito negli scrutini, che si siedono alla stessa cattedra da cui ti sei appena alzato tu, che ti offrono il cafferuccio al bar, che commentano con te l'ultima circolare mentre ripongono i registri nell'armadietto della sala docenti.

mercoledì 24 novembre 2010

Perché resto qui

(foto di Karina Bertoncini)
Trovato su Facebook, condiviso da più amici: l'autrice è Barbara Visicchio. Credo che dica benissimo quello che portiamo nel cuore, in tanti, nell'entrare in classe ogni mattina...
  • Vado via perché hanno tagliato quella che prima era la mia cattedra.
  • Resto qui perché amo il mio lavoro.
  • Vado via perché non c’è carta per fare le fotocopie per le verifiche.
  • Resto qui perché i miei alunni hanno il diritto di imparare.

venerdì 19 novembre 2010

Se il mio stipendio venisse quintuplicato...

...sarei oltremodo felice: certo. Ma la promessa di un simile fantasmagorico aumento mi motiverebbe a lavorare meglio?

No.

Io non lavoro per i soldi. Lavoro perché mi piacciono gli adolescenti, mi piacciono le mie materie, e mi piace insegnarle. Lo stipendio, semplicemente, mi permette di lavorare: ma non è il motivo per cui lavoro, e certamente non vi è alcuna proporzionalità fra quanto mi pagano e come lavoro.

Quindi, non è certo proponendomi qualche euro in più che si otterrebbe da me un lavoro migliore. Chi lo fa, mi offende.

Io non so se lavoro male o bene... probabilmente la qualità del mio lavoro sta lì nel mezzo da qualche parte: ma certamente lavoro al meglio di cui sono capace! E lo faccio perché mi diverto, o per mostrare ai ragazzi qualcosa di bello, o semplicemente per amore. Scegliete.

domenica 24 ottobre 2010

Di acquari e bunker

Quattro video (per ora), quattro momenti di lezioni di Alessandro D'Avenia in classe. Li trovate nella colonna laterale di questo blog, un po' in basso.

Che si condivida o meno il suo stile d'insegnamento, vale la pena di vederli. Se non altro, perché è così raro poter aprire quelle benedette porte dell'aula, quei bunker ad apertura temporizzata, e vedere un collega in azione!

Proprio l'altro giorno ho avuto uno scambio di idee su Twitter con un collega d'oltreoceano su questo argomento:

giovedì 21 ottobre 2010

La buona circolazione


immagine di Gerard79
Vi sarete già accorti che, nella colonna qui a destra, ci sono due gruppi di links costantemente aggiornati: uno sotto il titolo "In evidenza", per le pagine in italiano, e l'altro "Highlights", per quelle in inglese.

Si tratta di links a notizie, articoli o risorse che ho incontrato sul web e trovato interessanti, da un punto di vista strettamente personale. Non necessariamente essi riflettono il mio pensiero: sono soltanto cose belle, utili, o perlomeno curiose e degne di nota. A volte anche splendide e imperdibili. A voi scoprirle!

domenica 10 ottobre 2010

Un contributo prezioso

La mia amica e collega Alessandra Paganardi, poetessa e insegnante di lettere, ha scritto una pregevole riflessione, prendendo spunto da un post di poche pretese che avevo pubblicato qui  e condiviso su Facebook. Si parlava di voti scolastici, studenti stressati, genitori ansiosi... Il suo commento è stato così ricco e denso che, con il suo permesso, lo pubblico qui, facendone un guest post (spero solo il primo di molti) di cui sono a dir poco lieta e orgogliosa!
La scuola superiore copre un arco molto lungo, anche senza contare le eventuali ripetenze. Si entra quasi bambini, e molti fra i maschi lo sono davvero; si esce molto diversi e naturalmente anche più autonomi, più insofferenti a regole necessariamente rigide. Fatta salva la formalità di firmarsi le giustifiche da "maggiorenni" (spesso mera legalizzazione lassista della bigiata) le regole sono esattamente le stesse a 14 anni e a quasi 20, o più. Stesse verifiche, stessi divieti, stessi ambienti spesso malsani in cui avere a malapena il tempo di andare in bagno in sei ore, stesso turnover di materie che obbliga in una sola giornata ad essere pronti su Kant, Manzoni, Shakespeare, elettromagnetismo e derivate.
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